RASSEGNA STAMPA

19 MARZO 2000
GIOVANNI REALE
Una scuola che insegni a ragionare
Il documento ministeriale sull'insegnamento della filosofia negli anni dell'obbligo approvato giovedì scorso
La riforma della scuola progettata e messa in atto dal ministro Berlinguer ha suscitato innumerevoli discussioni in molti giornali e settimanali.
Poche volte, però, tali discussioni sono state impostate e condotte su un piano critico metodologico veramente adeguato.
Come è noto, il ministro Berlinguer ha iniziato i suoi lavori consultando un gruppo di esponenti delle varie branche della cultura - che la stampa ha denominato "gruppo dei saggi" - al fine di poter tracciare un quadro di quelli che possono, a giusta ragione, considerarsi i contenuti di base del sapere che l'uomo del 2000 dovrebbe necessariamente conoscere.
Proprio nella prima delle riunioni dei "saggi", io stesso ho sollevato il problema della filosofia, proponendo di estenderla a tutte le scuole superiori, naturalmente con uno specifico taglio differenziato, in funzione delle caratteristiche dei singoli tipi di scuola. La mia proposta era motivata, oltre che da ragioni di carattere teorico, da due motivi di carattere pragmatico: in primo luogo ho constatato che in quei Paesi nei quali la filosofia è stata tolta dal curriculum e sostituita con scienze umane è nato un profondo pentimento e un conseguente tentativo di porre rimedio a quella eliminazione; in secondo luogo, sulla base delle vendite dei testi delle collane dei Classici della filosofia, mi sono reso conto dell'interesse tutt'altro che trascurabile che il pubblico da un po' di tempo manifesta per questa disciplina.
Ricordo che in quella prima riunione hanno preso la difesa di questa richiesta due personaggi di opposte tendenze, con argomentazioni convergenti molto significative: Eugenio Scalfari e il cardinale Tonini.
Scalfari, in primo luogo, ha messo in rilievo il fatto che dalle richieste di non pochi lettori del suo giornale, "la Repubblica", emergeva chiaramente una rinascita di interesse per i problemi filosofici; in secondo luogo, ha richiamato l'attenzione sulla portata critica altamente formativa del pensiero filosofico. Il cardinale Tonini, a sua volta, ha rilevato che molti giovani tendono a ragionare sempre di meno e a lasciarsi guidare nel loro agire dagli istinti, dalle emozioni e dai sentimenti. In particolare, ha richiamato l'attenzione su un fatto sconcertante, ma assai eloquente: alcuni dei giovani che avevano lanciato i sassi da un cavalcavia, causando la morte di un passeggero di una delle automobili colpite, non hanno saputo dare altra ragione del loro comportamento, se non affermando che hanno "sentito la voglia" di fare quello. Quei giovani mostravano, inoltre, di non avere alcuna dimestichezza con i ragionamenti logici e in particolare con i nessi strutturali fra "causa" ed "effetto" delle proprie azioni. E dunque, diceva Tonini, più che mai si impone la necessità di riabituare i giovani a ragionare, e questo proprio la filosofia lo potrebbe fare in modo egregio.
In una delle sedute successive, Evandro Agazzi ha ulteriormente rafforzato le argomentazioni a favore dell'insegnamento della filosofia, mettendo ben in rilievo il fatto - per lo più non considerato - che una impostazione critica dei discorsi e una mentalità antidogmatica è derivata e può derivare soltanto dalla filosofia e dalla cultura umanistica, mentre la cultura scientifica può contribuire a formare una mentalità che tende al dogmatismo.
Ma il ministro Berlinguer, con sorpresa, ha superato tutte le aspettative, collocandosi su una posizione di avanguardia: la filosofia va introdotta non solo in tutti gli indirizzi del triennio delle scuole superiori, ma anche nella scuola dell'obbligo, e quindi va insegnata anche ai ragazzi fra i 13 e i 15 anni. Se tale progetto verrà realizzato, l'Italia, in questo campo, verrebbe a porsi all'avanguardia a livello internazionale.
Molti lettori si stupiranno di questo, e si porranno il quesito: ma i ragazzi fra i 13 e 15 anni saranno davvero in grado di recepire e far propri discorsi così complessi come quelli della filosofia?
Per dare una risposta convincente a questa domanda, ritengo opportuno fornire al lettore una notizia che i giornali finora non hanno diffuso. Non per iniziativa del ministero della Pubblica istruzione, ma del Crif (Centro di ricerche per l'insegnamento della filosofia) è stato messo in atto un esperimento di insegnamento della filosofia addirittura nelle scuole elementari in sette sedi sparse nelle varie parti d'Italia. Ho avuto dettagliate informazioni da uno dei professori di filosofia (Vincenzo Cicero, noto traduttore delle opere di Hegel) che ha accettato di svolgere questo compito in due classi della seconda elementare in una località della Sicilia.
Il professore è partito dalla lettura e dalla recitazione di Alice nel paese delle meraviglie, e successivamente ha cercato di condurre i ragazzi dal piano delle immagini a quello dei concetti, facendo emergere problemi come il "che cos'è" la cosa di cui si parla, la evidenziazione della "causa" e dell'"effetto", l'inferenza dal "particolare" all'"universale", la domanda sul "perché", e così di seguito. E i ragazzi hanno dimostrato di rispondere al gioco filosofico in modo esaltante e con sorprendente interesse.
Questo è solo un esperimento che non potrà certo avere ampia diffusione, per una serie di ragioni che si possono bene immaginare.
Invece, l'introduzione della filosofia nella scuola dell'obbligo si sta profilando come una realtà. Lo scopo che si vorrebbe raggiungere viene riassunto in un "Documento di sintesi redatto dalla commissione di Studio", costituita dal ministro Berlinguer, nel modo che segue: "La capacità di comprendere, o confutare argomentazioni di tipo assertivo (questioni di verità) o di tipo prescrittivo (norme, questioni di valore) costituisce parte integrante dei diritti culturali del cittadino in via di formazione. Questa capacità, almeno in forma embrionale, deve essere costruita già a partire da tutti i bienni terminali della scuola dell'obbligo.
Essa potrà contribuire, da un lato a costruire una rete critico-protettiva rispetto al condizionamento imposto dal proliferare dei messaggi ambientali e offrire una sorta di "camera di decompressione" rispetto all'assorbimento mediatico delle notizie; dall'altro a costruire progressivamente forme autonome di soggettività conoscitiva e collaborativa. Occorre rendere consapevoli nei giovani i modi e le tecniche del dialogo e dell'argomentazione corretta; rafforzare le basi del costume democratico, esercitandoli al dibattito e - insieme - all'ascolto delle ragioni altrui; legare l'insegnamento della filosofia alla ricerca delle motivazioni del sapere, spiegando - anche col concorso di altre discipline - il valore delle conoscenze non immediatamente traducibili nella pratica; chiarire la natura delle scelte e dei dilemmi morali; prospettare i rapporti strutturali fra la dimensione etica e quella politica; dare i rudimenti critici del giudizio estetico, in modo che esso non appaia legato al semplice arbitrio individuale".
Naturalmente, questo costituisce il maximum, ma se anche si realizzasse la metà di quanto auspicato nel testo letto, si tratterebbe di un guadagno di indubbio rilievo.
Va ricordato che negli adolescenti (in particolare fra quelli dai 13 ai 15 anni) emergono nella maniera più forte i mali della società. Il filosofo-sociologo Edgar Morin scrive: "L'adolescente è l'anello debole della società: esce dal guscio dell'infanzia, aspira a un'esistenza piena, non è ancora integrato nel mondo lavorativo degli adulti. In lui fermentano aspirazioni, rivolte, angosce. ... L'adolescente è l'anello dove le debolezze dell'intera catena sociale raggiungono il punto di rottura".
E, allora, l'aiutare a imparare a ragionare nei modi sopra indicati costituisce senza dubbio uno dei compiti essenziali e ineliminabili della scuola dell'obbligo del 2000. E la filosofia potrebbe prestarsi a raggiungere questo scopo nel modo migliore.
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vedi anche
Filosofia e scuola