RASSEGNA STAMPA

15 MARZO 2000
CINZIA CAPORALE
Niente isterismi, la ricerca procede
La scarsezza di organi da trapianti è verosimilmente costitutiva e non ovviabile su base solidaristica. La discrepanza tra donatori e potenziali riceventi aumenta annualmente del 15% e, ad oggi, nessuna politica pubblica o campagna di sensibilizzazione si è dimostrata capace di risolvere o anche solo di alleviare il problema. Appare chiaro che l'unica soluzione strutturale può derivare dall'uso delle biotecnologie, intese sia come realizzazione di xenotrapianti che come produzione di tessuti e organi a partire da cellule umane con caratteristiche embrionali. L'applicazione reale e sicura di queste tecnologie comporterebbe, a esempio, la disponibiltà di un numero infinito di organi, la possibilità di programmare gli interventi senza operare in condizioni di urgenza e quella di agire con largo anticipo sulla risposta immunitaria. Naturale quindi che qualsiasi nuova acquisizione in questi settori susciti un immediato interesse che assume, a seconda delle posizioni, un'accezione di inquietudine o di speranza.
La società britannica Ppl Therapeutics ha annunciato in questi giorni di essere riuscita a clonare per la prima volta una cucciolata di maiali.
L'esperimento, condotto in Virginia, ha lo scopo di creare animali modificati geneticamente in modo da consentire xenotrapianti evitando il rigetto iperacuto. La notizia è significativa non tanto per la tecnica usata quanto per la specie animale clonata. Teoricamente, i primati superiori rappresenterebbero i donatori ideali per l'uomo in ragione della vicinanza filogenetica. In pratica, però, il loro utilizzo comporta una serie di svantaggi insormontabili tra i quali la reazione negativa da parte dell'opinione pubblica, ma soprattutto la bassa percentuale di replicazione e l'elevata capacità di trasmettere malattie virali, il che rappresenta uno degli argomenti più consistenti a favore della massima cautela negli xenotrapianti. La scelta dei ricercatori si è quindi orientata verso i maiali, che presentano similitudini anatomiche e fisiologiche con l'uomo, si riproducono con un'alta efficienza e a basso costo, sono relativamente ben conosciuti da un punto di vista genetico; allo stesso tempo, il loro uso non suscita reazioni emotive diffuse di particolare intensità. È sulla discordanza filogenetica tra maiale e uomo che si sta lavorando nei maggiori laboratori del mondo in modo da rendere concretamente applicabile questo tipo di xenotrapianto. In questo settore, fra l'altro, "l'Italia è all'avanguardia e ha raggiunto risultati avanzati anche rispetto ad altri gruppi di ricerca internazionali", come sostiene Luigi Frati, uno dei responsabili biomedici. Il progresso della scienza in questo campo dovrà fornire risposte convincenti tanto dal punto di vista etico quanto dal punto di vista dei rischi connessi al rigetto e alla trasmissione di agenti infettivi. Il risultato ottenuto dalla Ppl Therapeutics è senz'altro un passo avanti verso la disponibilità e la "riproducibilità" di animali adatti agli xenotrapianti. Tuttavia, resta ancora senza risposta la questione relativa al rischio che gli animali clonati in realtà abbiano un'età "biologica" superiore rispetto alla loro età "anagrafica", il che vanificherebbe la loro utilizzazione. La possibilità concreta di clonare maiali ottenuta da questa società non rappresenta dunque uno spartiacque, ma solo una tappa peraltro neppure essenziale. C'è quindi da augurarsi che la notizia non venga sovrastimata, suscitando l'immancabile "costernazione" di fronte a qualsiasi nuova "combinazione" che l'ingegneria genetica continuamente ci mette a disposizione.
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