Blair e Clinton: rivelate i dati sul genomaAppello dei due leadert agli scienziati che "mappano" il Dna MA ORA SERVE SUBITO UNA LEGGE |
| Il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, e il primo ministro di Sua Maestà Britannica, Tony Blair, hanno raggiunto ieri un accordo per rendere libero e gratuito l'accesso ai dati ottenuti nell'ambíto del "Progetto Genoma Umano", incluso l'accesso alle sequenze di Dna, al fine di non frapporre ostacoli alla ricerca genetica e alle sue applicazioni, che potrebbero portare a "migliorare la qualità della vita di tutta l'umanità". Potranno, invece, essere brevettati le invenzioní conseguenti alla conoscenza delle sequenze del Dna umano. L'impegno assunto da Usa e Gran Bretagna vale per i laboratori statali o comunque pubblici. Ma in un appello congiunto Clinton e Blair si rivolgono anche ai privati, affinché anch'essi adottino la strategia della liberalità nella gestione dei dati di base.
L'accordo e l'appello hanno un alto valore morale. E, per certi versi, pongono fine a un acceso dibattito sul ruolo che hanno i brevetti, coi loro segreti, nella dinamica della conoscenza scientifica.
Da tempo si discute se i brevetti accelerano, perché portano risorse, o frenano, perché limitano lo scambio di conoscenze, il progresso scientifico in campo genetico. La presa di posizione di Clinton e Blair, successiva a precise indagini effettuate negli Usa, non lascia più margini al dubbio: i brevetti frenano la conoscenza di base, ma accelerano l'applicazione tecnologica. Riconosciuto l'alto valore morale e la critica di ragion pratica che sottende all'accordo e all'appello dei due statisti, occorre dire che quell'accordo e quell'appello, se non saranno corroborati da precisi strumenti legati, avranno scarsi effetti concreti. Per quattro motivi: perché, di fatto, i laboratori pubblici europei e americani stanno già praticando la strategia della libera circolazione dei dati ottenuti nell'ambito del Progetto Genoma Umano. Perchè motti laboratori privati, anche negli Stati Uniti,
hanno unilateralmente deciso di rendere pubblici i dati del Progetto Genoma Umano, incluse le sequenze di frammenti di Dna. Perchè l'Ufficio Brevetti degli Stati Uniti, il più importante del mondo, ha già deciso che non riconoscerà la proprietà intellettuale sulla conoscenza nuda e cruda della sequenza di genì singoli. E perché, infine, l'appello è rivolto soprattutto a Craig Venter e alla privatissima azienda, la "Celera Genomics Systems", che il biologo ha messo su a Rockville, nel Maryland, in joint-venture con la "Perkin Elmer". Che ha gìà preso posizione, a favore della liberalità. Ma andiamo con ordine. Il Progetto Genoma Umano è il più grande progetto in corso nell'ambito delle scienze biologiche. Ha una estensione internazionale e si propone di individuare la collocazione e la sequenza precisa dei circa centomila geni e dei tre miliardi di basi che costituiscono il Dna dell'uomo. Il Dna è il filamento dove è inscritto il codice della vita. E la conoscenza ordinata di tutte le lettere che lo compongono aumenterà non solo le conoscenze biologiche di base, ma consentirà, presumibilmente, di mettere a punto cure e farmaci per specifiche malattie. Insomma, il Progetto Genoma Umano ha un grande valore culturale, ma è anche un grosso business.
Il Progetto va avanti da una decina di anni, con ingenti spese e attraverso uno sforzo coordinato, in decine di laboratori sparsi per il mondo e dovrebbe concludersi entro il 2005. A lungo lo ha innervato il dibattito sulla brevettabilità dei geni e delle sequenze di Dna. Vista male (ma non del tutto proibita) nell'Europa continentale, a lungo considerata strategica negli Usa e in Gran Bretagna.
Ma (ammesso che sia etico) è logico dividersi da buoni amici i tratti di Dna umano da sequenziare tra decine di laboratori diversi, e poi conferire a ciascuno la possìbllità di segretare molti dei risultati raggiuntì? Il dibattito si è un po' attenuato dopo che è dìventato palese a molti che il segreto brevettuale avrebbe frenato le conoscenze di tutti. Dopo che l'Ufficio Brevetti americano ha posto serì limiti alla possibilità di brevettare sìngoli geni e sequenze di Dna. E, soprattutto, dopo che Craig Venter ha messo a punto un sistema di sequenziamento molto veloce e ha annunciato che effettuerà da solo l'impresa di sequenzìare l'intero genoma umano entro il 2001. Nelle settimane scorse Venter ha dimostrato che la tecnica ha funzionato bene nel sequenziamento del (relativamente) piccolo genoma del moscerino della frutta. Operazione portata a termine in
pochi mesi. L'annuncio e le dimostrazioni di Venter hanno allarmato la comunità scìentìfìca ìntemazionale. Se Venter porta a termine da solo l'intero Progetto Genoma Umano non solo rende obsoleta la più grande e onerosa impresa della biologia moderna, ma acquisisce i diritti a brevettare l'intero patrimonio genetico dell'uomo. E' tollerabile un fatto del genere? No, che non è tollerabile. Ecco perché lo stesso Venter si è affrettato ad assicurare che non ha intenzione di esercitare i diritti di proprietà intellettuale sul genoma umano che si accinge a sequenziare. Sì tratta, però, di un impegno unilaterale.
Che può essere interrotto in ogni momento. E che fa emergere in tutta evidenza la necessità di una regolamentazione. Una necessità cui Clinton e Blair ora danno voce. Ma che resterà inevasa, se aglì appelli morali non seguiranno norme concrete con valore di legge. |