Istruzioni per difendersi dalla MENZOGNA| Vladimir Jankélévitch, il grande pensatore scomparso nell'85,
ha analizzato le mille facce di un vizio diffuso nella politica come in amore. |
|
| Vladimir Jankélévitch, "La menzogna e il malinteso", Raffaello Cortina, pagine 124, lire 18.000 |
| Pubblichiamo brani tratti da "La menzogna e il malinteso" di Vladimir Jankélévitch
(1903-1985) che esce oggi da Cortina. Relativamente poco noto in Italia - benché siano
tradotti diversi suoi libri, dal "Trattato delle virtù" a "Pensare la morte" - Jankélévitch è
uno degli esponenti più originali del pensiero francese contemporaneo. Docente di
Filosofia morale alla Sorbona, era abilissimo nell'alleggerire questa disciplina arcigna
con una scrittura ironica.
In questo libro Jankélévitch traccia i lineamenti di una fenomenologia della menzogna,
svelando la trama di complicità che lega vittime e truffatori, in un gioco di scambi in
cui ognuna delle parti finisce per ottenere il proprio tornaconto. Una complicità in cui
affondano le radici tutte le relazioni sociali: nemmeno l'amore si salva, e la politica si
riduce all'arte di "civilizzare" il conflitto sostituendo l'inganno alla violenza.
Eppure, suggerisce Jankélévitch, ognuno è in fondo consapevole che la menzogna non
paga, poiché, prima o poi, la violenza connaturata all'equivoco è destinata a
esplodere. Insomma: dire la verità costa caro nell'immediato, ma alla lunga rende di
più. Anche in politica? Jankélévitch non risponde direttamente, ma il modo in cui
descrive il metodo del malinteso sistematico, sul quale si fonda ogni "intesa fra furbi",
non sembra lasciare dubbi in merito. |
La menzogna è oberata non solo dalla sua inerzia e precarietà ma anche dalla solitudine in cui si confina da sé. La vera punizione dei ciarlatani è la perdita della loro ipseità: dal momento che essi non sono né ciò che sono, e che seppelliscono nel silenzio, né ciò che gli altri credono che essi siano e che in realtà sono solo per truffa, bisogna concludere che essi non sono più niente.
È venuto il momento di dirlo chiaro: ci sono dei furfanti in mezzo a noi, e questo non ci fa onore.
Ciascuno ha i mentitori che si è meritato e che gli rinviano fedelmente l'immagine della sua
volgarità e del suo cattivo gusto. Anche se vergognosamente ingannata da degli ingrati, la vittima
ha sempre torto; o, piuttosto, tutti hanno la loro parte di torto.
Il buon uso della menzogna costituirà per tutti - poiché certamente non ci sono innocenti ma
soltanto prevenuti - l'esame di coscienza generale, l'invito al raccoglimento e alla profondità.
Non so che farmene delle vostre ragioni dal momento che, dopo tutto, state dalla mia parte. Su
questo malinteso si basano tutte le varietà del "fronte unico", le intese o cartelli concertati in
vista di una causa comune. Pare che il pericolo che ci minaccia tutti sia più essenziale delle
dottrine che ci dividono: per cui accordo pragmatico sui risultati, e disaccordo sulle vie e i motivi.
Il malinteso sincronizza i soliloqui umani. A partire da solitudini parallele fabbrica uno scambio
apparente, una sedicente comunicazione amicale intessuta di discorsi campati in aria, di
obiezioni collaterali e di risposte che non rispondono a niente. È così grande l'inerzia dell'io
murato nella sua logica interna e nella sua indifferenza che questo gioco ridicolo può proseguire
da solo in virtù del movimento iniziale, e gli interlocutori si ritirano reciprocamente soddisfatti
quando hanno trovato in una parola dell'altro l'occasione di poter attaccare la loro filippica.
Non vi è maggiore fraternità di quanta ve ne sia quando i pubblici poteri interessano tutti gli
individui a una stessa istituzione facendo vibrare in ciascuno corde differenti: i cittadini si
intendono pur non comprendendosi, si incontrano cioè senza amarsi gli uni con gli altri,
nell'accettazione di alcune regole comuni; questa comunione è più un rapporto di parentela che
una reciprocità d'amore... La gaffe è in qualche modo una protesta spontanea della verità che,
più forte nonostante tutto delle nostre menzogne, sceglie per potersi esprimere le frasi di un
maldestro.
Il gaffeur dice quello che non si deve dire, quando non si deve dirlo, dove non si deve dirlo; con
una sorta di divinazione infallibile nella mancanza di tatto sceglie il luogo e il momento più
sconvenienti; scompiglia e sconvolge, sulle nostre scacchiere, le sottili costellazioni del
truffatore; si lascia sfuggire, senza discrezione, una verità che dovrebbe tenersi per sé.
È ben necessario, poiché nessuno ne ha il coraggio, che un imbecille qualsiasi si assuma il
compito di parlare di corda là dove non si deve, a casa dell'impiccato, di denunciare a
squarciagola la spregevole collusione del bracconiere col gendarme e di mettere in ogni
momento, come si dice con formula sgradevole, e cioè così azzeccata, "i piedi in mezzo al
piatto"... Di tal fatta è colui che il dito del destino ha segnato per servire da strumento alla verità!
Non è forse una divina irrisione che noi, maestri di doppiezza, siamo smascherati da questo
innocente, da questo sempliciotto, da questo delatore suo malgrado? |