| Casati, l'inventario delle ombre |
| ROBERTO CASATI, "La scoperta dell'ombra", Mondadori, pp. 278, lire 32.000 | Per gli antichi egizi l'uomo aveva un corpo, un nome e un'ombra. Giordano Bruno scrisse nel De
umbris idearum che "siamo un'ombra profonda". Platone nel settimo libro della Repubblica parla
del teatro d'ombre che molti scambiano per realtà. E Mr. Darling in Peter Pan chiede con
angoscia: "Maria, Maria, perché non hai conservato quell'ombra?". Non è difficile continuare,
saltando da un'epoca all'altra, evocando autori e immagini. Il vero problema è piuttosto quello di
individuare una definizione di ombra che accontenti tutti, siano essi astronomi o letterati,
architetti o stregoni. Anche un musicista sa indicare le sue ombre in certi toni del suono e un
matematico le vorrebbe ricoprire di calcoli quando le incontra in geometria. Ora un fascinoso
inventario, che è anche la storia di un enigma, lo ha scritto Roberto Casati con La scoperta
dell'ombra. Un libro non comune, che aiuta il lettore di oggi - disturbato dal sovraccarico culturale
- a ritrovare una via per riflettere. Casati è interessato ai casi-limite; confessa, con un pizzico di
civetteria: "Amo aggirarmi alla periferia della conoscenza per vedere meglio cosa sia". Il suo
saggio non ossequia alcuna scuola, vuol dimostrare semplicemente che molti miti culturali di cui
ci nutriamo "non reggono alla prova del cervello". Con l'ombra vi porta nella caverna di Platone o
nel mercato della letteratura, dove le metafore e i ghiribizzi la invocano senza sosta; vi presenta i
neonati e questioni di fisica quantistica; vi racconta gli effetti speciali e le eclissi, l'ombra che
lasciano le meridiane, i minareti, le piramidi. Non preoccupatevi del sottotitolo, che pone il limite
a Galileo, giacché la storia va oltre. C'è anche Goethe, che afferma nel Faust: il sole ha
un'immagine immacolata del mondo "perché non ha mai visto l'ombra". E troverete la pittura.
Quella che sapeva disegnare ombre, naturalmente. |