E Freud diventa cristianoUna scienza "atea" s'allea alla fede per cercare il senso dell'uomo. A Roma primo convegno degli psichiatri cattolici La "morte di Dio" e la distruzione del sacro hanno creato nuove patologie mentali, come la depressione e diverse nevrosi |
| Sigmund Freud è invitato a farsi un po' più in là. Sul terreno delle scienze della psiche
scendono, molto motivati, i cattolici. Chiedono uno spazio nella psicologia e nella
psichiatria, per applicare i loro valori anche in queste discipline.
Ma che cos'ha di speciale uno psicologo o uno psichiatra cattolico, rispetto ai suoi colleghi
laici? Non fa gli stessi studi, non adopera le stesse tecniche? "Sì. Si è formato nello stesso
modo dei suoi colleghi laici. Ma poiché ogni scienza ha una sua visione dell'uomo, gli
operatori cattolici fanno riferimento a un'antropologia cristiana. Riconoscono l'essere umano
come creatura ferita". Parla Tonino Cantelmi, psichiatra e docente di psicologia
all'Università Gregoriana, nonché presidente della neonata Associazione italiana psicologi
e psichiatri cattolici. Per la prima volta nell'universo cattolico, una scienza che per oltre un
secolo era stata guardata con diffidenza diventa alleata della fede, ed è considerata valido
strumento per comprendere i fenomeni dell'esperienza, della vita di tutti i giorni.
"La psicologia era nata dai "maestri del sospetto". Ma oggi più che mai si avverte la
necessità di contrapporre a quella originaria concezione laica e atea della vita una
concezione cristiana, che permette all'uomo di ritrovare il significato perduto", osserva a sua
volta la psicologa Anna Maria Renzi. "Dio agisce anche attraverso le nostre strutture
psicologiche", aggiunge Cantelmi, che precisa: "Una condizione di maturità umana e
psicologica permette di percepire in modo più pieno un'esperienza autentica di fede. E,
viceversa, la crescita nella fede consente di crescere nella vita psicologica".
L'iniziativa degli operatori cattolici arriva proprio nel momento in cui le scienze della psiche
sono costrette a un giro di boa. Tutte le angosce e le sofferenze esistenziali di un secolo
erano state depositate ai piedi della psichiatria e della psicologia ma queste, forse troppo
imbevute di spirito scientistico, non sempre avevano saputo lenire il dolore dell'umanità. Ora
la domanda di aiuto è ancora più diffusa e pressante. Agli albori del nuovo secolo, i motivi
per sentirsi disadattati sono ancora più numerosi. Non pochi pazienti, insoddisfatti da clinici
che distribuiscono diagnosi crude e pillole illusorie, corrono in braccio a maghi e sette,
perché queste offrono sì palliativi che non curano l'anima ma li spacciano per toccasana, per
anestetici di pronto effetto.
Che cosa concludere? Che le scienze della psiche, dopo aver promesso la vittoria
sull'angoscia, sono venute meno al loro compito? "Nella società di oggi è tramontata la
dimensione dell'Altro, cioè del Padre. Così, nell'esperienza profonda dell'uomo, ha preso
corpo un "no". Una disperazione da cui si sviluppano, magari in forma strisciante, il disagio e
anche la pazzia. Perché l'essere umano "deve" trovare una risposta ai suoi interrogativi",
dice lo psichiatra Alberto Scicchitano. Viene avanti insomma una proposta nuova per
ridare speranza a chi soffre nel chiuso del suo cuore. "A una società che ha perso il
riferimento al Padre, cioè al totalmente altro, all'uomo come "essere in relazione", e perciò
non si ritrova più con se stessa ed è terrorizzata dall'idea del dolore e della morte, noi
diciamo: chi si sente capace di amare, in qualsiasi situazione si trovi, è una persona
compiuta", interviene Anna Maria Renzi.
Sono tante le questioni nuove, e nuovissime, che psicologia e psichiatria debbono
affrontare. Per sfuggire alla depressione, il mondo è alla ricerca dell'"euforia", bussa alla
porta della "psichiatria cosmetica": e non si tratta di pazienti con una vera patologia - spiega
Cantelmi - ma soltanto di persone che desiderano affannosamente migliorare la loro
performance, diventare sempre più efficienti e assertive, cimentarsi con più chance
nell'accanita lotta quotidiana per il successo, imposta dai tempi. Ci sono poi tutte le
psicopatologie provocate da Internet (si va dalla dipendenza dalla rete al
"cyber-travestitismo", alla trance dissociativa che colpisce chi abusa del "navigare").
Questi e altri temi concreti saranno oggetto di discussione nel primo convegno nazionale
dell'Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, che si terrà il 4 e 5 marzo a
Roma, nell'aula Paolo VI della Pontificia università Lateranense. Sarà un grande evento
culturale. Vi interverranno tutti i nomi di spicco in questo campo. E già il titolo del convegno
possiede tutta la forza e l'originalità della nuova proposta: "Gli dei morti sono diventati
malattie". Lo aveva intuito Carl Gustav Jung: "Molte nevrosi sono basate principalmente
sull'incapacità di percepire le esigenze religiose dell'anima, per puerili chimere di stampo
illuministico".
Un titolo che Scicchitano spiega prima con un ragionamento, e poi con un esempio. "Dopo
la sistematica distruzione del sacro (che aveva resistito per millenni), molte manifestazioni
psichiche che una volta potevano essere decodificate sotto l'ordine del sacro, ora sono
patologia e basta". Ed ecco l'esempio. Scicchitano visita un ragazzo che da bambino aveva
avuto visioni mistiche, sotto forma di croci luminose. "Le esperienze di questo tipo sono
frutto di un'attività (ancora da approfondire) del lobo temporale del cervello. Il giovane era
stato mandato da me come se fosse pazzo, ma andava bene a scuola, era assolutamente
normale. Sarebbe bastato inquadrare la sua esperienza nel modo giusto. Invece qualcuno ha
deciso per lui: il ragazzo, diventato preda di forze istintuali primitive, è stato agganciato da
una setta, e si è convinto di possedere poteri speciali".
A Roma si discuterà anche di demonologia, e l'argomento è di attualità. Ormai gli esorcisti
hanno tanto lavoro da essere costretti a rifiutare pazienti. Spesso la gente si affida al primo
che capita. "E non tutte le indicazioni che riceve sono buone", fa notare Marco Ermes
Luparia. "Occorre collaborazione tra chi si occupa di questi fenomeni dal punto di vista
spirituale e chi li tratta dal punto di vista clinico. Se il dialogo manca, il paziente si
disorienta". Nel convegno romano, il tema sarà al centro di una tavola rotonda cui
parteciperanno, tra gli altri, il decano degli psichiatri italiani, Bruno Callieri, e il presidente
della Società italiana di psichiatria, Pierluigi Scapicchio.
La psicologia si pone davanti al fenomeno religioso di base (che può nascondere una
patologia) e definisce anche i rapporti con la fede. "La psicologia ha imparato che la fede è
l'unica, irripetibile esperienza che permette all'essere umano di entrare nel mistero e di
uscirne con gioia", dice Marco Ermes Luparia. Per Scicchitano il "no" alla fede si riassume
così: "Dio è morto, noi l'abbiamo ucciso, abbiamo ucciso l'Altro e, con lui, anche noi
stessi". Il rapporto tra psicologia e fede sarà messo a fuoco con particolare attenzione,
annuncia Cantelmi. "In uno dei forum ci occuperemo anche del ruolo dello psicologo nella
formazione dei candidati alla vita consacrata. Vi sono nodi interiori che, se irrisolti, pur non
esprimendo patologie incidono sulla perseveranza a rimanere nella vocazione". Si parlerà
anche del rapporto tra psicologia e teologia: possono integrarsi? Scrive in un saggio il
teologo Bruno Forte che, collaborando con una psicologia non più "assolutizzata", la
teologia può arricchirsi aprendosi "alla conoscenza degli abissi del cuore umano". |