La via al fascismo di Gentile filosofo dell'Atto e del fatto| Alla discoteca di Stato dibattito sulla vita e sul pensiero del fondatore dell'idealismo
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| Dossier Gentile. Riapriamolo. Nel clima di rinnovate polemiche sul nesso Gentile/ Fascismo, a seguito della strana lapide voluta dall'Università di Pisa, "in onore" del dominus della Scuola Normale Superiore. Di rinnovate dispute sull'attualismo, rilanciate da un capitale saggio del Mulino di Gennaro Sasso ("Le due Italia di Giovanni Gentile"). Da un fascicolo del "Giornale critico della filosofia Italiana", di cui il 6 marzo si discuterà ai Lincei di Roma. E da un altro scritto, sempre di Sasso, che è la voce "Gentile" scritta per il Dizionario Biografico degli italiani, occasione del convegno di ieri dell'Enciclopedia Treccani. E se aggiungiamo a tutto questo il riemergere del "giallo" sull'attentato al filosofo, su cui Luciano Canfora era tornato prima del convegno, allora il quadro è completo. E non resta che riaprirlo. Proviamo allora a schematizzare i due fuochi attorno a cui ha ruotato il dibattito di ieri: la teoria speculativa e la prassi politica di Gentile. E' stato Francesco Paolo Casavola a stringere velocemente il nesso filosofia-esistenza nel filosofo.
Ravvisando nella sua parabola una coerenza tragica, all'insegna dell'"ideologia novecentesca". Coerenza rinsaldata dalla prima guerra mondiale, primo spartiacque clamoroso delle divergenze con il Croce liberale e giolittiano0.
Diametralmente opposta la visione di Gennaro Sasso."Non c'è nesso teorico - dice Sasso - tra Fascismo e Attualismo. Perché la prassi in Gentile rimane una prassi del pensiero. E la teoresi, in quanto tale non si media con la prassi, se non come fatto del pensiero. Di più: l'Atto
Concreto e il fatto astratto non si mediano. E trapassono solo nominalmente uno nell'altro. In un pensiero peraltro non
obiettivabile. E immobile". Come in Croce - conclude Sasso - "Le differenze
presuppongono l'unità indimostrata, così in Gentile l'unità del pensiero presuppone le astratte differenze, senza veramente risolverle". D'accordo. Ma quel nesso, non traducibile in termini volgari, tra pensiero gentiliano e il "fatto" de fascismo, empiricamente sussiste. Se tronchiamo ogni nesso speculativo - ma conviene approfondire - non ci resta che la storia. Le coordinate psico-storiche in cui Gentile amò rispecchiarsi. E allora - come Mathieu, Prini, Cavalera, Berardelli, Vico hanno rammentato variamente - occorre rifare il percorso che dalla lotta contro il positivismo conduce Gentile a un "idealismo assoluto" intriso di conservatorismo liberale. Passato attraverso un Marx "prassista" e antieconomicista, e approdato al Fascismo come compimento del Risorgimento. Di lì, da quella lotta e da quel percorso, scaturisce il Gentile "immanentista". Che persino Rosmini e Gioberti - cattolici - rilegge in chiave laica e antidualista. E di lì viene pure il Gentile organizzatore di cultura. Che assimila egemonicamente anche gli antifascisti dentro il suo ordito pedagogico, volto allo stato come "eticità operante". Quello stesso Gentile "liberale" che impone però il giuramento al fascismo del docenti (salvo proteggere i reprobi, come De Sanctis, Mondolfo, gli ebrei, e i suoi ex allievi divenuti antifascisti). Ma che tipo di fascismo era quello di Gentile? Fascismo sul generis. Laico, e ostinato nel non cedere una briciola di sovranità culturale alla Chiesa. Poi era un fascismo "nazionale", poco imperiale e poco "bottaiano". Autoritario e non del tutto "totalitario". Lo stato in Gentile diventava involucro mistico del pensiero laico, trasposizione del "moderno", dell'Italia di Bruno e
dello stato corporativo. Uno stato corporativo in cui le cerchie etiche del lavoro, specie a partire dall'ultimo Gentile - "tecnico" e "lavorista" - collaborano a una Polis sodale. Vanno in tal senso le attenzioni - contrastate nel tempo - al "corporativismo proprietario" di Volpicelli e Spirito. Alla tecnica e alla scienza. Persino al Cinema come arte nell'epoca della comunicazione. L'idea di fondo era quella di una nuova Italia
post-liberale, con un élite larga della cultura e allevata nelle istituzioni. Con inserzione graduale delle masse nello stato.
Insomma un autoritarismo forte. In bilico tra tradizionalismo e aperture sociali sul lavoro. Nella fedeltà all'"idea nazionale", rilanciata da quella guerra, mondiale nella quale il filosofo ravvisò una renovatio di massa della vecchia Italia liberale. In fondo non è questo profilo, multiforme e antiliberale, a spiegare la transizione successiva al comunismo di tanti gentiliani?
Resta allora, tenace, il problema sopra accanto nato. Il problema di Sasso: Attualismo/Fascismo. E' vero, c'è un nocciolo logico in Gentile che nulla a
che fare, direttamente, col Fascismo. Ma sarebbe facile obiettare che una filosofia non è mai a foglie di carciofo. Con foglie inessenziali, e un torsolo purissimo. Bene o male Gentile volle fondere "essotericamente" dottrina e politica.
Mentre il Fascismo in lui resta "autocoscienza della nazione". Ma il punto è un altro. Proprio l'impossibilità di fondere logicamente "materia" e "Atto" irripetibile del pensiero - che restano estrinseci - conduceva Gentile a sciogliere retoricamente la prima nella "volontà pensante". Anzi, a ravvisare nella materia una volontà opaca e inconsapevole che andava scongelata. Liberata dal ruolo creatore del pensiero che pensa e perciò crea. E che pensa davvero solo nell'"autoporsi". Perché il pensiero, in Gentile, non si pensa come esteriore "Altro da sé".Ma vive nel vortice dell'attimo irripetibile. Che scongela, retoricamente, gli opposti. Di qui il nichilismo attivistico di Gentile, a vocazione totalitaria. E di qui il possibile incontro col Fascismo, esito latente sia pur non obbligato. E torniamo in terra. All'attentato, di cui Canfora ha ribadito le zone d'ombra. E' quasi certo che i fascisti sapessero del piano, secondato dagli inglesi. E che non protessero Gentile. E che il Pci coprì "ex post" la scelta partigiana. Conclusione: morte annunciata. Di un filosofo tragico. Coerente malgrado oscillazioni. Odiato da tutti. E lasciato solo nell'ora finale. |