RASSEGNA STAMPA

13 FEBBRAIO 2000
GIOVANNI BIGNAMI
"Newton" a caccia di buchi neri
Certo che Newton sarebbe stato fiero delle prime immagini della missione Esa per l'astronomia in raggi X che ora porta il suo nome. Nella sua vita multidimensionale, il grande Isaac, inventore della spettroscopia e padre della teoria sulla forza di gravità, scrisse anche migliaia di pagine sull'alchimia, il sogno di trasformare un elemento in un altro. E tutto ciò che Newton poteva sognare od osservare è presente, in qualche modo, nelle immagini dall'Universo in raggi X, ora disponibili con una nitidezza e profondità senza precedenti.
La prima (a destra) rappresenta la parte centrale della Grande Nube di Magellano, ripresa con lo strumento Epic, in gran parte dovuto a una collaborazione tra scienza e industria italiana. Il campo mostrato è grande, pressappoco, come la luna piena e permette di seguire il ciclo di vita e morte delle stelle nel centro di questa piccola galassia, satellite della nostra. Alcune stelle normali, tipo il nostro sole, sono ben visibili come sorgenti compatte a sinistra in basso dell'immagine. La grande "bolla" quasi circolare a destra del centro è il resto della grandiosa esplosione (supernova) che ha segnato la fine di una stella decine di migliaia di anni fa. La materia di cui era formata la stella, con tutti ì suoi elementi, viene seminata nel mezzo interstellare, e nuovi oggetti e pianeti si formeranno da questa polvere di stelle.

A Newton astronomo e alchimista sarebbe piaciuta molto questa storia, anche se non sapeva niente di nuclei o nucleosintesi stellari. La sorgente compatta, brillante, vicino al centro dell'immagine, potrebbe invece essere un buco nero, la fase finale dell'evoluzione stellare ridotta a una "singolarità" gravitazionale. Solo l'astronomia X può sperare di portarci così vicino ai misteriosi buchi neri, inaccessibili all'osservazione diretta. D'altro canto, i buchi neri "stellari" rappresentano lo stadio finale, affascinante per la sua irreversibilità, del collasso gravitazionale della materia stellare.
Il colore dell'immagine, anche se introdotto dal calcolatore, non è falso, anzi, ha un profondo significato fisico. Andando dal rosso al blu (attraverso il giallo e il bianco) traccia la temperatura della regione emittente, ovvero l'energia dei raggi X che viene misurata da Epic. Nella immagine, il rosso corrisponde a regioni di qualche centinaio di migliaia di gradi, il blu a milioni di gradi. Sono tutte temperature caratteristiche dei fenomeni di alta energia, appunto produttori di raggi X. Anche questo "arcobaleno" X sarebbe piaciuto a Newton, spesso raffigurato con in mano un prisma ottico per scomporre la luce solare nei colori dell'iride.

I buchi neri dominano la seconda immagine (a sinistra), ancora presa con Epic, di un gruppo di galassie distanti 170 milioni di anni luce. Nello stesso campo di vista sono visibili alcune decine di galassie, di dimensioni diverse, alcune delle quali hanno probabilmente al proprio interno un gigantesco buco nero, con una massa di molti milioni di masse solari. I buchi neri sono visibili soprattutto in raggi X, per l'altissima temperatura che la Materia raggiunge prima di cadervi e scomparire per sempre. Sono quindi le sorgenti più tendenti al blu, anche qui quelle più "calde", quelle che emettono i raggi X più energetici. Proprio grazie alla loro grande luminosità in raggi X possiamo vedere queste galassie che ci portano lontano e indietro nel tempo, quando l'Universo aveva solo un decimo della sua attuale età.
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