Stefano Petrucciani Ma per Habermas subisce la tradizioneUn'introduzione
al teorico
dell'agire comunicativo nella nuova collana Laterza La critica alla democrazia intesa solo
come tecnica e alle idee del comunitarismo |
| "Habermas incomprensibile? Non direi. Semmai un po' difficile. Ma solo perché, come tutti i veri pensatori, si crea da solo il suo linguaggio. In realtà batte e ribatte da sempre sugli stessi temi. E, con un po' di pazienza, si riesce a capirlo agevolmente". E di pazienza ne ha avuta Stefano Petrucciani, studioso di Marx, Apel e Adorno e docente di filosofia della politica all'Aquila, che a Jürgen Habermas ha dedicato una classica "Introduzione" Laterza per la nuova collana dei "Maestri del Novecento" (pp. 231, L. 18.000). Dentro la guida, che è poi un vero saggio monografico, c'è tutto quello che avreste voluto sapere - e non avete mai avuto il coraggio di chiedere - su uno degli autori più impervi della moderna filosofia (o postfilosofia) tedesca. Protagonista di memorabili querelle con Adorno, Gadamer, Luhmann, Rawls, Nolte, Heidegger.
Sentiamo Petrucciani.
| Habermas allievo di Adorno. Che rovescia interamente la filosofia del maestro. Petrucciani, com'è accaduto? |
"Due temperamenti opposti. Adorno stava nella torre d'avorio. Distante dall'accademia, e dal dibattito teorico del suo tempo. Habermas viceversa ha sempre dialogato dall'interno con tutte le posizioni. Cercando di accreditarsi verso la comunità scientifica. Adorno è esoterico, Habermas essoterico. La critica dell'allievo al maestro sta in questo: per Habermas la razionalità di Adorno è autodissolutiva. Divora se stessa. E il pensiero negativo diviene negativismo. A ciò Habermas contrappone una ricostruzione delle condizioni linguistiche, e pratiche, della razionalità umana. Estesa a tutti i campi dell'agire umano".
| Habermas contro Gadamer, Luhmann e Rawls. Quali sono i punti dirimenti dì questo triplice scontro? |
"Habermas, influenzato in origine da Gadamer, rompe con la filosofia ermeneutica, accusandola di essere schiava dei contesti e delle tradizioni. Il punto di vista habermasiano è quello di una ragione critica che si emancipa da valori e tradizioni date. In nome di un'istanza razionale universalistica che va al di là dei linguaggi storici tramandati. A Luhmann, e al primato della "complessità sistemica", Habermas contrappone invece il ruolo dell'"Intesa linguistica", che a suo avviso resta la vera anima consensuale, e non anonima, di sistemi e sottosistemi sociali. Habermas però ingloba in parte Luhmann. Includendo, nella sua teoria dell'Agire comunicativo, il ruolo parziale giocato in socie tà dai meccanismi sistemici e impersonali. Quanto a Rawls, il dissenso verte sui caratteri dell'intesa democratica in società. Per Habermas infatti, non basta isolare - come fa Rawls - un "minimo comun denominatore" che metta tra parentesi i conflitti di valore più radicali. Ma occorre fluidificare, e far dialogare, le posizioni più irriducibili. Trovando criteri universalistici e adeguati alla società moderna".
| E a Marx, cosa obietta invece Habermas? |
"L'obiezione a Marx è quella di aver avuto una visione unidimensionale. Tutta centrata sui fattori economici. Incapace di scorgere il ruolo dei fattori culturali, morali e linguistici nell'evoluzione umana. Altra obiezione: aver coltivato una visione sostanzialistica della società socialista.
Come totalmente "altra". In Habermas di contro l'utopia ha un valore pragmatico. Coincide con procedure discorsive, capaci di assicurare una democrazia più compiuta di quella attuale".
| Altra battaglia di Habermas: contro la democrazia procedurale alla Bobbio e contro i "comunitarismo". Con quali argomenti? |
"Al fondamentalismo comunitario Habermas oppone la convivenza tra estranei. La solidarietà tra diversi. Che fa a meno di un'identità comune forte. Alla democrazia come tecnica, Habermas obietta invece che la democrazia è anche verità. E' anche valore. Proprio perché si vale di argomentazioni, la democrazia, per Habermas, non può ridursi al criterio maggioritario". |