| Gadamer: Il futuro
dell'Europa
è nell'antica Roma | con le sue forze e la sua potenza politica, e dall'incontro con il Sud con la tradizione greco-latina e con altri apporti culturali locali dà
vita a quel miracolo che è la scuola sveva.
Un altro esempio è il Rinascimento, seguito anch'esso ad anni in cui le migrazioni dei popoli avevano portato guerre e distruzione, e
in cui si assiste al nascere delle formazioni statali individuali con il fenomeno della segmentazione del latino in tante lingue
nazionali.
Eppure nel momento in cui si cerca una propria identità gli intellettuali ritornano alla tradizione greco-latina su cui fondare l'uomo
nuovo. La stessa Riforma luterana, che in un certo senso rappresenta il punto più forte di rottura e l'atto di autonomia intellettuale
più coraggioso, nasce dallo studio e dall'approfondimento dei testi biblici in lingua greca e degli scritti dei Padri della Chiesa in
latino. Anche sul piano della lingua, sappiamo quanto profonda fosse in Lutero la conoscenza delle lingue antiche e come nel suo
programma di creare e rigenerare la lingua tedesca considerasse fondamentale darle una dignità pari a quella delle lingue
dell'antichità (si veda la sopravvivenza delle declinazioni, eccetera). Proprio nello studio dei classici i tedeschi trovarono la propria
identità e l'orgoglio di protestanti all'interno della cultura europea.
Mentre la Germania era devastata dalle guerre, l'Italia diventa, molto prima che ci pensassero i tedeschi, meta di viaggio, di un
viaggio culturale. Tutti i nostri grandi scrittori, artisti si sono recati in Italia non appena i rapporti politici lo permettevano. Di
generazione in generazione si trasmetteva, quasi compito di vita, il viaggio in Italia. Basti pensare a Herder (padre e figlio) fino ai
Goethe (il figlio di Johann Wolfgang è addirittura morto a Roma, dove riposa), tanto per citare solo i più famosi tra i moltissimi
viaggiatori.
Ma cosa in Italia attirava e continuava ad attrarre così straordinariamente gli intellettuali, gli artisti e gli scienziati di quel tempo? Si
trattava di un substrato segreto, che nelle opere degli artisti italiani e soprattutto nella lingua italiana rimandava a quel terreno
segreto e pur comune costituito dalla tradizione linguistico-culturale greco-latina: non una nuova istituzione, quale poteva essere la
Chiesa con il suo latino ecclesiale, ma l'incontro tra la scuola umanistica e quel substrato, sia pure recondito, che è l'eredità storica
e spirituale comune.
Nonostante le terribili devastazioni e l'isolamento conseguenti alle guerre, possiamo vedere come quella terribile barriera divisoria
che sembrano essere le Alpi non abbia influito più delle contingenze politiche a separare il Nord dal Sud; e come il desiderio di
avvicinamento e di scambio sia una costante, un filo rosso che percorre tutta la storia italiana, tedesca e, direi, europea.
Oggi quando pensiamo all'Italia, non lo facciamo come molti italiani che si riferiscono solo all'Italia industriale del Nord. L'Italia non è
solo Milano, Venezia e ovviamente Roma. Ma è anche Napoli, la Sicilia e tutto ciò che vi ruota intorno, quel Sud in cui le tracce
dell'antichità greca sono ancora avvertibili.
Vivissimo è ancora in me il ricordo della prima volta in cui andai a Napoli per un congresso di etica. Dopo aver visitato Napoli e tutto
il Sud, sia io sia i miei studenti, provenienti per lo più dal Nord o al massimo da Roma, ci rendemmo conto che solo dopo aver preso
contatto con le origini, con i resti di quella civiltà antica, potevamo veramente comprendere i capolavori dell'arte italiana, visti prima a
Firenze, Venezia e via dicendo.
Del resto non possiamo non accennare all'importanza avuta dal contatto con la vita e lo stile di vita romani sul giovane Goethe, che
dall'esperienza italiana trae quello spirito che supera di molto la cultura della sua patria, e che in Italia ha arricchito la propria visione
del mondo divenendo quel poeta e uomo cosmopolita che riconosciamo nelle pagine del Viaggio in Italia. In Italia infatti Goethe
vedeva e sentiva operare quella forma di vita e quelle potenti forze storiche, anche contemplando le conchiglie sulla spiaggia.
E' davvero straordinario che, nonostante la guerra dei Trent'anni nel XVII secolo, le due Guerre mondiali e gli anni tremendi del XX
secolo che hanno avvilito le culture, proprio Roma antica offra ai popoli di oggi un esempio decisivo sul piano della storia e della
civiltà, un punto di riferimento e allo stesso tempo di monito, un orientamento di come tante diversità possano coesistere e unirsi in
un processo di arricchimento reciproco.
A questo dobbiamo pensare e rivolgerci, più che a tutte le altre possibilità che ci si offrono, soprattutto oggi quando abbiamo la
fortuna di poter vivere in un'Europa senza più stati nazionalistici animati dalla volontà di affermarsi sugli altri. E' il momento di
accettare il nostro compito culturale, il compito di un'Europa universale quale l'antica civiltà greco-romana aveva saputo creare.
(traduzione di
Matilde de Pasquale) |