Si avvicina il 17 febbraio, quarto centenario della morte del sacerdote
domenicano Giordano Bruno a Roma sul rogo in Campo dei fiori.
Condannato dall'Inquisizione come eretico impenitente, pertinace e
ostinato. Esaltato soprattutto dalla storiografia di uomini del
Risorgimento quale araldo e martire della nuova e libera filosofia.
Eretico rispetto alla dottrina cattolica, certamente fu. Almeno
panteista. Il rogo fu senza dubbio un errore - una colpa? -:
specialmente se valutato con il criterio della 'libertà religiosa', che oggi
è dottrina cattolica ratificata dal Concilio Vaticano II, e non solo dagli
'esprits forts' di ispirazione illuministica. Dunque? Dunque mi aspettavo
il montare di una campagna massmediale anche rumorosa di condanna
della Chiesa ancora una volta. Ciò che è puntualmente avvenuto.
Puntualmente e giustamente. La quale Chiesa riconosce oggi il proprio
sbaglio: va condannata l'eresia, non l'eretico: ammesso, ovviamente,
che la Chiesa cattolica possa ancora possedere ed esibire una
ortodossia. (O deve chiederne il permesso agli intellettuali
contemporanei?). Per la verità, circa il rogo di Giordano Bruno
dovrebbero battersi il petto un poco anche i Calvinisti, i Luterani e i
governatori di Venezia, che non hanno lasciato del tutto tranquillo
l'inquieto frate. Roma gli ha dato l'ultimo colpo e, certo, il più grave,
secondo l'uso del tempo. Sembra che si organizzi il 'tifo' perché la
Chiesa cattolica si profonda in richieste di perdono. Richieste che
verranno, c'è da giurarci. Se, del resto, il pentimento si capisce dal
proposito di emendarsi, ebbene l'Inquisizione, oggi, non solo non
manda nessuno al rogo, ma non esiste più. Uno può sostenere le idee
più giuste o più strampalate che vuole: non gli sarà torto un capello.
La cronaca suscita più di un problema. Eccone alcuni. E' storicamente
esatto il metodo di chi valuta il passato con le certezze attuali?
Studiosi di indubbia serietà inorridirebbero. Il procedimento nasconde
una disinvoltura poco più che infantile. E poi, chi ci assicura che la
scala contemporanea di verità e di valori sia quella indiscutibile ed
eterna? (Ciò sia ammesso non per negare orrori perpetrati da uomini di
Chiesa: orrori che forse sono anche più gravi e numerosi di quelli che
si apprendono dai libri di storia di terza o quarta mano. L'apologetica
per principio è stupida, prima di essere sleale). E a nome di chi la
Chiesa si umilia nell'invocare misericordia? A nome - per stare al caso
- del papa e dei cardinali che hanno emesso la sentenza? Ma tali
personaggi non sono già passati sotto il giudizio di Dio? E se gli eroici
furori di chi esulta nell'implorare oggi il perdono si spingessero a
scorgere non solo delle deviazioni di pensiero, ma veri e propri peccati
di precise persone del passato, non si varcherebbe così la soglia della
coscienza umana, pretendendo di valutarne la buona o la cattiva
fede, attraverso una sorta di improvvisata inconsapevole nuova
Inquisizione? E i soggetti a cui far giungere le proprie scuse, chi
sarebbero esattamente? Coloro che si sono appropriati del morto? In
nome di quale diritto? E con questa pratica del 'meaculpismo' - del
'suaculpismo', meglio - reiterato a ogni anche minimo anniversario,
non si rischia di far apparire la Chiesa come una banda di manigoldi e
di canaglie? E la santità disseminata nei secoli dalla Comunità
cristiana, è davvero tutta da buttare? E un credente qualsiasi attuale
non potrebbe provare disagio perché si sentirebbe chiamato a pentirsi
di sbagli, o addirittura di colpe, che non sono affatto frutto della sua
libera decisione, ma, anzi, lo condizionano in modo negativo? (Altra
faccenda è fare preghiere e opere buone di suffragio: allora ci si
rivolge al Signore). E un tizio che vivesse nella Chiesa e si atteggiasse
a 'profeta' - ce ne sono, ce ne sono - sostenendo le proposte più
balzane di riforma, non riuscirebbe a convincersi che in futuro i fratelli
di fede lo riabiliteranno e, anzi, si pentiranno per le persecuzioni che
gli infliggono? (Ma quali persecuzioni mai si mettono in atto oggi
contro certi fustigatori del prossimo, i quali spesso si dichiarano
abbastanza facilmente innocenti o assolti? Si lasciano parlare e si
accetta un'afflizione che si spera utile per la vita eterna). E la Chiesa
che domanda perdono si riduce alla istituzione mondana che spesso si
abbina a una holding o a un potere politico o a un'agenzia culturale
ecc., oppure nasconde un mistero, così che recitiamo nel Simbolo:
credo la Chiesa una, santa e così via? Ma allora, la Chiesa non invoca
misericordia per i peccati dei suoi figli - di noi, santo cielo - proprio
perché è santa? Un poco come Cristo si addossa i peccati di tutti
proprio perché innocente? Già. Ma allora occorre osservare la Chiesa e
la storia in cui essa si innesta, distinguendo la sua 'persona' dal suo
'personale' che può essere squallido. (Forse si prova già fatica a
pentirsi e a emendarsi delle proprie colpe). Si impone l'ottica della fede
per comprendere e interpretare. Diversamente, ciò di cui si parla non
è la Chiesa nel suo intimo e nella sua compiutezza. Capisca chi può. Il
resto è testimonianza di dolore perché non tutti i credenti, lungo venti
secoli, hanno agito secondo il Vangelo. Una testimonianza che, senza
scendere in particolari, lungo venti secoli, i fedeli si sforzano di far
loro. E che forse può risultare utile a qualche intellettuale non troppo
documentato e acuto. I 'semplici' - mi ci metto anch'io - sanno
benissimo che Dio opera miracoli anche con mezzi poveri o addirittura
spregevoli. E' il suo stile. Nessuna meraviglia. Il problema ci concerne. |