RASSEGNA STAMPA

5 FEBBRAIO 2000
FRANCO PRATTICO
I cacciatori di neutrini
Lunedì prossimo le invisibili particelle verranno sparate dai laboratori di Ginevra verso quelli del Gran Sasso quasi alla velocità della luce
"Dobbiamo scoprire in che cosa si trasformano durante il viaggio", commenta il fisico Luciano Maiani direttore generale del Cern
Percorrerà i settecentotrenta chilometri che separano Ginevra dal massiccio del Gran Sasso, in Abruzzo, in due millisecondi e mezzo, praticamente quasi alla velocità della luce. Penetrerà senza fermarsi nelle viscere del Monte Bianco, scorrerà sotto Aosta e Alessandria, scavalcherà il Po e correrà alla profondità di otto chilometri sotto gli Appennini, traverserà le fondamenta di Firenze e poi di Assisi, per precipitarsi infine nel cuore del Gran Sasso, mille quattrocento metri sotto la vetta, e andare a sbattere contro i grandi rivelatori che lo attendono nel più grande laboratorio di fisica sotterranea europeo, orientati fin dalla costruzione verso Ginevra. Sarà la "grande corsa" di un fascio di neutrini, il più minuscolo e sfuggente esemplare dello zoo delle particelle elementari, la chiave di alcuni dei misteri ancora insoluti della struttura della materia e del cosmo. Catturare e misurare questa elusiva particella (la cui esistenza era stata postulata da Wolfgang Pauli nel 1930, ma che venne effettivamente scoperta nel 1955), che può attraversare l'intera Terra senza interagire se non raramente col resto della materia, rappresenterà una delle imprese più avanzate tecnologicamente, e più significative scientificamente, della fisica mondiale.
Lunedì 7 febbraio una delegazione ufficiale del Cern (il Centro europeo di fisica nucleare), accompagnata da ambasciatori dei paesi europei che partecipano al Cern, da ministri, scienziati, premi Nobel, raggiungerà in visita ufficiale la grande struttura scientifica sotterranea italiana per dare il via ai due grandi esperimenti che segneranno - affermano i fisici che hanno ideato e partecipano all'impresa - l'inizio forse di un nuovo capitolo della grande fisica, una iniziativa che vede mobilitata l'intera scienza europea, e quella italiana in prima linea.
"Un momento storico", conferma Luciano Maiani, fisico teorico dell'Università La Sapienza, fino allo scorso anno presidente dell'Istituto italiano di fisica nucleare e oggi direttore generale del Cern, "non solo per l'importanza scientifica e tecnologica dell'avvenimento, ma anche perché è la dimostrazione del valore della ricerca fisica italiana nel contesto europeo. L'Italia ha prodotto, con il Gran Sasso, un grande laboratorio e una linea di ricerca che integrano e allargano l'orizzonte del Cern. La larga partecipazione di scienziati di tutta Europa a questo filone di ricerca e oggi agli esperimenti del Gran Sasso è il miglior riconoscimento della giustezza della linea italiana scientifica e di politica della scienza".
Ma non è solo l'Europa a darsi da fare per "acciuffare" e pesare questa minuscola particella. "No, certamente", prosegue Maiani. "I risultati ottenuti da fisici giapponesi ed americani a Kamiokande, in Giappone, hanno "riaperto il fronte" della fisica dei neutrini, dimostrando che in effetti - come aveva previsto Bruno Pontecorvo prima ancora che venissero effettivamente osservati - queste particelle "oscillano": che cioè nel corso del loro viaggio possono trasformare il loro DNA genetico, vale a dire passare dall'una all'altra delle tre famiglie da cui provengono (vale a dire elettronici, muonici o tauonici, ognuno associato a una diversa particella elementare, l'elettrone, il muone e il tauone, n.d.r.). E se "oscillano" significa che hanno una massa, per quanto piccola sia: fino agli esperimenti di Kamiokande, la maggior parte dei fisici era invece convinta che ne fossero privi. I risultati giapponesi hanno consentito di proporre in modo nuovo il problema. Cioè, seguire una nuova strategia: non più solo intercettare i neutrini provenienti dal Sole o dal cosmo, ma condurre esperimenti in modo controllato, producendoli nei nostri grandi acceleratori e indirizzandoli su rivelatori posti a grandi distanze, per verificare le loro oscillazioni. Negli Stati Uniti, al Fermilab, in Giappone, anche in Canada si stanno allestendo esperimenti di questo tipo, molto vicini a questi del Gran Sasso. Ed è persino allo studio la possibilità di "sparare" fasci di neutrini tra l'Europa e l'America: una impresa sulla quale il Gran Sasso ha molto da dire". Perciò alcuni acceleratori del Cern si stanno trasformando in "fabbriche di neutrini", sparando protoni di alta energia contro un bersaglio: l'energia così prodotta darà vita a una moltitudine di particelle, alcune delle quali (i "pioni") verranno raccolte tramite campi magnetici, e indirizzate verso il Gran Sasso. Nel corso del viaggio decadranno in muoni e neutrini: i primi verranno "fermati" a ottocento metri da scudi di ferro e terra, e solo il fascio di neutrini arriverà al Gran Sasso, dove verranno in parte intercettati e indirizzati ai due grandi esperimenti in allestimento, "Opera", guidato da Carlo Rubbia, e "Icanoe", un esperimento condotto insieme da un gruppo di scienziati napoletani e giapponesi, diretto da Paolo Strolin, un fisico dell'Università di Napoli.
Ma come mai tanto impegno per una particella così sfuggente da potere attraversare chilometri di piombo senza farsi fermare? Il fatto che i neutrini "pesino" (siano cioè dotati di massa) ha in realtà un grande significato per la stessa immagine dell'Universo: "Un significato", spiega Maiani, "in primo luogo cosmologico: potrebbe rappresentare la soluzione di uno degli enigmi ancora insoluti dal punto di vista dell'indagine astrofisica, quello della cosiddetta "materia oscura", quella materia che è invisibile ai nostri strumenti, ma che pure determina i moti gravitazionali delle galassie. Il Cosmo è saturo di neutrini, ve ne sono miliardi per ogni protone. Se in effetti hanno massa - e l'esperimento di Kamiokande sembra rivelarlo - potrebbero essere loro, almeno in gran parte, la gigantesca, invisibile massa di materia "fredda" che pervade l'Universo, ma che è tradita solo dai moti galattici".
Secondo molti cosmologi, inoltre, i neutrini potrebbero anche rivelarci non solo lo stato attuale, ma anche il futuro del nostro Universo: per le equazioni della relatività generale, infatti, la sorte dell'Universo è collegata alla quantità di materia che contiene. Se questa è inferiore a un determinato valore, l'Universo è destinato a espandersi per sempre, la materia tende a divenire sempre più rarefatta, fino a trasformare il Cosmo (tra molti miliardi di anni, beninteso) in uno sterminato vuoto privo di strutture e popolato da radi atomi dispersi su immensi spazi. Se invece la materia presente, visibile o invisibile, è maggiore di quella soglia, in un lontano futuro l'Universo arresterà la sua corsa espansiva e comincerà a "tornare indietro", la reciproca attrazione gravitazionale della materia lo spingerà a contrarsi sempre più, fino a precipitare in un punto piccolissimo, immensamente denso e caldo, come doveva essere al momento del Big bang.
"Ipotesi interessanti, ma tutte da verificare", commenta Maiani. "Ciò che oggi dobbiamo fare è scoprire, in condizioni controllate, cosa in realtà accade ai neutrini nel corso del loro viaggio cosmico. Se cioè si trasformano e in che cosa. In realtà, delle tre famiglie di neutrini che si conoscono, ne sono state finora trovate solo due: quelli elettronici e quelli muonici. Dei terzi, quelli associati alle particelle dette "tau", conosciamo l'esistenza ma non li abbiamo ancora visti. Uno degli obiettivi degli esperimenti del Gran Sasso è "acchiapparli". Al Cern circola un divertente apologo: i neutrini, dicono, sono come le processionarie, quelle colonne di bruchi che si moltiplicano e si arrampicano sugli alberi spogliandoli delle foglie.
Vogliamo contare quanti bruchi-neutrini partono dal loro nido e quanti ne arrivano; e principalmente scoprire se, lungo la via, qualche bruco si trasforma in farfalla".
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