Il problema della Chiesa nei confronti di Giordano Bruno non è quello di riabilitarlo.
Non ce ne sono gli estremi, come invece c'erano per Jan Hus o per
Galileo. Il problema è un altro, e se n'è parlato a lungo, ieri sera, durante il dibattito
che si è svolto a Roma presso la sede della "Civiltà Cattolica" attorno al volume
"Giordano Bruno nell'Europa del Cinquecento" di Saverio Ricci (Salerno editrice). Il
fatto è che, secondo il cardinal Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per
la cultura,"il pensiero di Giordano Bruno, la sua filosofia non è oggetto immediato
dell'attenzione della Chiesa, che lascia tale compito agli storici e ai filosofi". Un
compito non facile, vista la complessità dell'uomo e del pensatore, condannato da tre
Chiese diverse (cattolica, luterana e protestante) ma anche spesso ricordato e
interpretato in base a schematismi ideologici (non dimentichiamo che la nota statua
eretta in suo onore a Campo de' Fiori, a Roma, fu voluta dai liberali anticlericali). Il
problema per la Chiesa è per certi versi ancor più scabroso: "Si tratta - per Poupard
- di ripensare l'atteggiamento della Chiesa nei confronti di Bruno. Constatata
l'incompatibilità della filosofia bruniana col pensiero cristiano, bisogna ribadire il
rispetto per la persona e la sua dignità. Il rogo di Campo de' Fiori è, certo, uno di
quei momenti storici, di quelle azioni di cui oggi non ci si può non rammaricare,
deplorandole chiaramente". E ancora: "L'azione della Chiesa contro la persona di
Giordano Bruno è una di quelle controtestimonianze di cui oggi la Chiesa si pente,
chiedendo il perdono del Signore e dei fratelli". Lo storico Giuseppe Galasso,
anch'egli intervenuto al dibattito, ha fatto notare come in fondo il processo cui è
stato sottoposto Bruno sia stato per la Chiesa molto meno impegnativo e importante
di altri, come quello a Galilei. Ma la "disgraziata fine di Bruno ha prodotto nella
memoria un effetto moltiplicatore": il rogo ha fatto scandalo dando fama alla sua
figura. Né, secondo Galasso, ha senso discutere la legittimità della condanna: il
diritto canonico e quello civile (l'eresia era equiparata alla lesa maestà) erano chiari,
e Bruno sapeva a cosa andava incontro. Ma il "successo" di Bruno non può essere
attribuito solo al fatto che della sua figura si impadronirono l'anticlericalismo liberale
o la massoneria: egli è diventato una figura simbolica perché "ha convalidato un
valore che è patrimonio di tutti: un eroismo della coscienza prima ancora che della
cultura. La determinazione eroica con cui affrontò il rogo per difendere la sua verità,
gli deve valere il riconoscimento di essere uno dei simboli più alti nella tradizione
della libertà di coscienza europea". Sarebbe dunque interessante che un dialogo su
Giordano Bruno si approfondisse, anche fra laici e cattolici, purché, come ha
auspicato Poupard, "in un clima di assoluta serenità e obiettività". |