RASSEGNA STAMPA

4 FEBBRAIO 2000
LUIGI ACCATTOLI
MEA CULPA
Poupard: sì, con Giordano Bruno la Chiesa sbagliò
Dopo le anticipazioni, arriva il pronunciamento ufficiale del cardinale francese. Con un discorso autorizzato dal Papa
"Il suo pensiero era anticristiano, ma il rogo non è conforme al Vangelo"
"L'azione della Chiesa contro la persona di Giordano Bruno è una di quelle controtestimonianze di cui oggi la Chiesa si pente, chiedendo il perdono del Signore e dei fratelli": lo afferma il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, a 14 giorni dal quarto centenario del rogo su cui fu fatto morire il filosofo: il 17 febbraio dell'Anno santo 1600. A Poupard era già toccato, otto anni fa, siglare - a nome del Papa - il "riesame" del caso Galileo. Formalmente il cardinale francese ieri parlava a titolo personale, ma è evidente - dalle parole usate - che anche stavolta il suo pronunciamento è autorizzato dal Papa. L'importanza delle sue parole va oltre il "caso" Giordano Bruno: il cardinale afferma che la condanna del filosofo al rogo non fu "conforme al Vangelo" non per le ragioni addotte dal tribunale dell'Inquisizione, ma per se stessa, in quanto "l'uso della coercizione" non è compatibile con il Vangelo. Dunque - ed è questa la valenza più forte del pronunciamento di ieri - tutte le condanne a morte pronunciate dai tribunali dell'Inquisizione (medievale, spagnola e romana) furono e sono "controtestimonianze di cui la Chiesa si pente". Il cardinale ha premesso che non intendeva entrare nel merito del pensiero di Giordano Bruno, che tale indagine spetta agli specialisti: "Il pensiero di Giordano Bruno, la sua filosofia non è oggetto immediato dell'attenzione della Chiesa, che lascia tale compito ai filosofi e agli storici". Il cardinale parlava come primo oratore (precedendo Vincenzo Cappelletti e Giuseppe Galasso) alla presentazione, ieri pomeriggio, presso la "Civiltà cattolica", del volume di Saverio Ricci: Giordano Bruno nell'Europa del Cinquecento (Salerno editore). Ha quindi rinviato - per questo aspetto della questione - al Ricci e agli altri studiosi che "hanno evidenziato una sostanziale estraneità della filosofia di Giordano Bruno dal messaggio cristiano". Conclusione della premessa: "Non credo che si possa o si debba parlare di "riabilitazione", perché, per quanto riguarda il "caso Giordano Bruno", non ci sono gli estremi per una tale ipotetica operazione, come invece è avvenuto, ad esempio, per Jan Hus o per Galileo". La distinzione è importante.
Nel caso di Hus e di Galileo la Chiesa rivede parzialmente (Hus), o globalmente (Galileo), il giudizio dato a suo tempo sulle loro dottrine e riconosce il "torto" che da quel giudizio derivò.
Per Giordano Bruno, invece, ritiene esatto il giudizio, ma riconosce il carattere antievangelico del rogo. "Si tratta - dice Poupard - di ripensare l'atteggiamento della Chiesa nei confronti di Bruno.
Constatata l'incompatibilità della filosofia bruniana col pensiero cristiano, bisogna ribadire il rispetto per la persona". Ed ecco le affermazioni centrali dell'intervento del cardinale: "La condanna al rogo non è certo segno di rispetto dell'uomo e della sua diversità di pensiero. Il rogo di Campo dei Fiori è, certo, uno di quei momenti storici, di quelle azioni di cui oggi non ci si può non rammaricare, deplorandole chiaramente. L'uso della coercizione e di metodi violenti non è assolutamente compatibile con una sincera e autentica ricerca della verità, e con l'affermazione della verità evangelica". Infine il cardinale ha chiarito la natura "giubilare" del suo pronunciamento: "La "purificazione della memoria", segno essenziale del Grande Giubileo, tocca anche questo momento buio della vita della Chiesa, ci incita con umiltà e coraggio a pronunciare un giudizio morale sugli atteggiamenti storici non conformi al Vangelo, che hanno segnato negativamente il cammino della Chiesa".
Poupard ha concluso invitando gli uomini di cultura a guardare alla "giornata del perdono" (12 marzo) come a un'occasione di dialogo: "Il gesto della richiesta di perdono, che il Papa compirà a nome di tutta la Chiesa, ha l'intento di sanare le ferite della storia, di ricomporre le fratture e le divisioni, di ricreare, con la grazia del perdono, il dialogo della Chiesa con gli uomini e con le loro culture". Il 17 febbraio, in un convegno a Napoli, il cardinale "completerà" il suo discorso su Giordano Bruno. Il Papa, invece, il 12 marzo parlerà dei tribunali dell'Inquisizione, ma senza entrare nel merito dei singoli casi.
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vedi anche
Il rogo di Giordano Bruno