| Galasso: e ora riconoscete la sua buona
fede | Ci sarà anche Giuseppe Galasso, storico dell'università di Napoli, questo pomeriggio a
Roma, al dibattito su Giordano Bruno organizzato dalla Civiltà cattolica.
Professore, come giudica le revisioni cattoliche in atto sul "caso Bruno"?
"Al criterio dei pentimenti postumi non do grande importanza. Ritengo i mea culpa
importanti per i nostri contemporanei, perché dicono come si vedono le cose oggi; ma,
rispetto alla storia passata, lasciano il tempo che trovano. Nel caso specifico di Bruno, poi,
sono convinto che egli fosse nella sostanza del suo pensiero al di là di ogni piano
ecclesiastico e religioso. Mi sembra che la sua religiosità si fosse indirizzata in senso
nettamente immanentista, con forti venature di un platonismo il cui termine di riferimento mi
pare si possa vedere fondatamente nel pensiero del Cusano: un autore che certo egli ebbe
modo di leggere e studiare nel suo convento domenicano di Napoli".
| Dunque anche secondo lei il processo cattolico a Bruno era legittimo, almeno
secondo i canoni dell'epoca. |
"Tutto era legittimo in quel tempo, pure la tortura e lo squartamento dei condannati e
l'esposizione pubblica delle loro membra... Ma, anche per la questione della legittimità, io
credo che sia del tutto fuorviante concentrare l'attenzione su questo aspetto. Nessuna delle
condanne del filosofo, né dei cattolici né dei protestanti, intendeva essere un assassinio,
bensì un'applicazione della legge vigente. Ma non vedo come ciò possa tradursi in un
elemento di giustificazione, oppure di sostanziale legittimazione di atti che urtavano anzitutto
contro l'etica cristiana della charitas e dei connessi valori morali".
| Che cosa chiede allora lei, da "laico", ai cattolici di fronte al caso Bruno? |
"Anzitutto di riconoscere che, se non c'era volontà assassina in coloro che lo
condannarono, non c'era neppure una protervia nell'errore da parte di Bruno, poiché questi
era - ancor più dei suoi giudici - nella perfetta convinzione morale e speculativa di avere
attinto una verità non meno legittimabile come ispirazione cristiana. In secondo luogo chiedo
che - sia pure attraverso le formule ben poco significative del pentimento, delle scuse, delle
revisioni - si riconosca come all'epoca la Chiesa difendesse una posizione di cui la storia di
allora e soprattutto la posteriore storia europea hanno dimostrato che era la posizione di
una delle parti in causa, e non già quella del depositario indiscutibile di una verità assoluta e
definitiva".
| Pure dal versante laico, comunque, ci furono (soprattutto nel secolo scorso)
strumentalizzazioni interessate della figura del pensatore rinascimentale. Come la
mettiamo da questo punto di vista? |
"Credo che sia da attendersi che i toni della retorica anticlericale nel suo aspetto più
immediatamente contingente vengano del tutto meno. Qualificare Bruno come un "eroe del
libero pensiero" può apparire discutibile. E poi che cos'è il libero pensiero? Il discorso a
questo riguardo sarebbe molto lungo. Si può però riconoscere ai laici almeno questo: e cioè
che Bruno, durante il suo lungo processo, dopo molte oscillazioni, si attestò alla fine
nell'eroica determinazione di affrontare il rogo, piuttosto che deflettere dalle posizioni che
aveva maturato nel suo lungo travaglio morale e filosofico. E questo può darsi che non
coincida del tutto con l'idea di libero pensiero che si aveva nell'Ottocento, ma certamente
appartiene all'etica della libertà e costituisce un valore di memoria storica che dovrebbe
valere per tutti, anche per coloro che rivendicano la legittimità della condanna di Bruno". |