"Dal Sud del mondo ho scoperto Marx"ENRIQUE DUSSEL, teologo e filosofo argentino C'è un marxismo
"Sconosciuto" indispensabile per integrare le moderne tesi liberali |
| Marx è ormai un autore morto e sepolto per moltissimi intellettuali europei e statunitensi che pure, non più di due o tre decenni orsono, non solo si dicevano marxisti, ma si impegnavano a fondo nello studiare e commentare ogni riga dell'autore del Capitale. Esistono ovviamente delle eccezioni, ma queste non bastano a invalidare una tendenza di fondo il cui inizio ha anche preceduto la caduta del Muro. In America latina, invece, almeno a livello culturale, autori come Marx e Gramsci sono ancora punti di riferimento significativi, pure se riletti - come è ovvio - a partire dalle peculiarità di un continente che unisce larghe realtà moderne (da "primo mondo") a sacche di spaventosa arretratezza e miseria.
Di Enrique Dussel, argentino che vive da molti anni in Messico, esce in questi giorni in Italia un libro - Un Marx sconosciuto (cura, traduzione e introduzione di Antonino Infranca, manifestolibri, pp. 227, £ 32.000) - che raccoglie alcuni saggi sull'autore del Capitale che hanno un sapore antico e nuovo al tempo stesso.
Antico, perché per densità e impegno ricordano i migliori studi su Marx degli anni '70 e '80. Nuovo, sia perché si è ormai disabituati, in Italia, a prendere così sul serio il pensatore di Treviri, sia perché molti dei testi marxiani su cui Dussel lavora sono inediti, conservati negli archivi di Amsterdam.
Si tratta dei cento quaderni di lettura riempiti da Marx nei molti anni trascorsi nella "library" del British Museum, la cui pubblicazione è prevista in ben 40 tomi (di cui sono usciti solo sette volumi).Anche studiando a lungo queste carte Dussel ha ricostruito l'archeologia del pensiero di Marx, il formarsi delle sue categorie. E sostiene che esse servono più che mai oggi, per "decostruire" l'economia capitalistica e "ricostruirla" da un punto di vista antropologico ed etico.
| Perché - abbiamo chiesto a Dussel - il marxismo sembra più vivo e attuale, oggi, in America latina che nella vecchia Europa? E questo fatto provoca problemi allo stesso statuto teorico della teoria di Marx? |
"Gli "effetti negativi" del capitalismo sono più evidenti se considerati a partire dall'America latina, che soffre in maniera molto specifica la globalizzazione, a causa del suo mostruoso debito estero. In America latina sì sperimenta un "supersfruttamento" per ottenere più plusvalore, ma si soffre anche lo "sfruttamento" dei capitali nazionali e transnazionali su quelli periferici nell'ambito della "concorrenza internazionale". Sono tutte questioni sviluppate chiaramente da Marx nella sua "teoria della concorrenza". Per questo Marx è In America latina più necessario che In Europa. In fondo i marxisti o postmarxisti europei non se la passano tanto male, vivendo in un continente che assorbe plusvalore trasferito dalla periferia capitalista".
| Quale resta il ruolo della politica nel mondo di oggi in cui l'economia ha realizzato una forma di egemonia senza precedenti? |
"Vi sono chiari segni di un malessere generale e della necessità della ricostruzione politica della Stato di fronte a un Mercato che nega il cittadino, riducendolo a semplice compratore isolato. Bisogna ripoliticizzare la vita! Di fronte all'economicismo del Mercato e alla Concorrenza, come uniche realtà metafisiche e unici orizzonti di oggettività razionale, è necessario affermare che il "soggetto corporale vivente", ciascuna persona - come diceva Marx - non è in principio un membro isolato e astratto di questo Mercato, bensì deve essere "partecipante di una comunità politica". Lo Stato, lo Stato democratico, ha la responsabilità normativa, etica, di regolare la vita economica, il mercato, imponendo regole minime, ma necessarie. ' necessario tornare alla politica".
| Lei afferma che "Il capitale" di Marx è un'etica. In che senso? Che cosa è l'etica per Marx? |
"In effetti, Marx critica il capitale a partire dal "lavoro vivo". Il "lavoro vivo", la "soggettività vivente", la "corporalità", la "persona" del lavoratore prima di essere sussunto come lavoro alienato è nella Esteriorità del capitale, è il "non-capitale", è il "non-essere", e a partire dal "non-essere" del capitale il "lavoro vivo" crea valore. Ma questo valore "creato" diventa salario: il salario compra il soggetto vivo e lo sussume come sua mediazione per raggiungere plusvalore: la cosa si trasforma in persona e la persona in cosa: feticismo. Questo è per me la "critica etica del capitale"."
| Mi sembra che la sua posizione sia egualmente critica nei confronti del liberalismo dì Rawls e nei confronti delle teorie di Habermas. Perché? |
"Il pensiero liberale dì Rawls dà priorità assoluta al livello formale dei diritti privati, la libertà, l'autonomia. Tutto ciò non va rifiutato, ma integrato in un'etica più complessa. Lo stesso vale per la posizione formale, consensualista di Habermas. E' importante comprendere che un atto o istituzione non può avere "pretesa di bontà' se non è stata frutto dì una decisione nella quale coloro che ne vengono coinvolti sono stati partecipanti in forma simmetrica, e facendo valere argomenti razionali. Questo è necessario, ma non sufficiente. Marx mostra che materialmente la vita umana in comunità è l'ultima istanza. Rawls e Habermas mostrano che formalmente il consenso comunitario è l'ultima istanza. Una Etica della Liberazione, come la mia, integra l'universalità delle ultime istanze materiale e formale in una pretesa di bontà molto più adeguata, complessa, attuale".
C'è qualche convergenza possibile, a suo avviso, tra comunitarismo e marxismo?"Per Marx o per Rigoberta Menchù, donna di razza india, guatemalteca, l'universalità dell'etica contro i comunitaristi e i postmoderni è essenziale: è necessario che i dominatori possano essere considerati dentro una universalità in cui i dominati possano argomentare razionalmente per accusarli di malvagità, ingiustizia, non equità. Un'etica universale è necessaria per la liberazione di quelli che stanno "in basso"".
| L'ultimo scritto di "Un Marx sconosciuto" si intitola "Verso un'etica ecologica a partire da Marx".Non è dunque vero che il marxismo sia incompatibile con le visioni del mondo antieconomicistiche, antiutilitaristiche, che puntano sulla qualità e non sulla quantità dello sviluppo?|
"Il capitale che aveva avuto un "effetto civilizzatore" per Marx, si è trasformato in un mostro, che uccide tutta la Vita sulla Terra. Semplicemente con lo sviluppo tecnologico, che aumenta la produttività del lavoro per produrre prodotti, merci al minor valore possibile. Il criterio del capitale si oppone così al criterio della vita umana. Gli ecologisti, frequentemente, si oppongono al potere distruttivo della tecnologia. Non avvertono, ingenuamente, che la tecnologia risponde a un criterio di realtà: è reale se risponde al criterio del capitale di aumento immediato del tasso dì profitto nella concorrenza del mercato". |
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