RASSEGNA STAMPA

24 GENNAIO 2000
GIUSEPPE CANTARANO
Teoria e prassi del "lasciar accadere" nelle strategie dell'antica Cina
llfilosofo e sínologo francese Fran@oís lullíen nel "Trattato dell'efficacia" sí occupa del rapporto tra teoria e prassi cosi come praticata dal taoismo. Secondo cui agire significa "bloccare" la realtà
François Jullien, "Trattato dell'efficacia", Eìnaudi, pagine 230, lire 32.000
Strategie militari, piani economici, progetti politici, decaloghi etici: è questo il lessico con cui sì è da sempre espresso l'agire dell'individuo occidentale. Per raggiungere un obiettivo si predispongono dei mezzi adeguati per conseguirlo. Niente di più familiare per noi che, sin dai Greci abbiamo misurato l'efficacia di un'azione in base ad un astratto modello di riferimento. Da sempre ii successo di un comportamento sì realizza uniformando la prassi ad un piano teorico. Da Aristotele a Clausewitz, passando per Macchiavelli, la tradizione europea del realismo politico ha pensato l'efficacia dì un'azione nei termini del volontarismo prometeico dell'eroe tragico: Ulisse, per intenderci.
Ma siamo sicuri che un'azione è efficace se traduce nella prassi realizzandolo, il piano predisposto teoricamente? No, a questo interrogativo, che riguarda, più in generale, i rapporti tra l'individuo e la realtà, dunque il nostro impegno nel mondo, neppure lo stesso pensiero realista europeo ha saputo dare una risposta convincente. Ne è persuaso François Jullien, filosofo e sinologo francese tra i più stimati, il quale ha scritto un libro sul concetto cinese di strategia, il "Trattato dell'efficacia". Si legge molto piacevolmente e affronta in maniera avvincente una questione insidiosa, quella relativa al rapporto teoria-prassì. E infine perché guarda all'efficacia da una prospettiva - quella del pensiero orientale - opposta a quella occidentale. Da una prospettiva, cioè, a noi estranea, ma che può interrogare la nostra tradizione nei suoi presupposti meno apparenti per cercare in essa altre fonti di efficacia.
Passando in rassegna una serie di testi di antichi maestri cinesi di strategia vissuti tra il sesto secolo a.C. e il quarto secolo d.C, Jullien ci fa scoprire una concezione dell'efficacia estranea alla tradizione dei mezzi e dei fini. Piuttosto che al modello cui adeguare i comportamenti o al volontarismo eroico dell'azione, gli antichi Cinesi hanno pensato un'efficacia che non si sforza di conseguire l'effetto, ma lo lascia accadere.
Nulla di più lontano dalla rinuncia ad agire. Anche se il titolo del quinto capitolo "(Non fare nulla e che nulla non sia fatto") può indurre in inganno, "lasciar accadere l'effetto" vuol dire che non conviene averlo di mira direttamente, ma implicarlo nella situazione come conseguenza. Piuttosto che predisporre dei piani per conseguirlo, conviene raccoglierlo. Senza forzare la realtà con una decisione, si tratta di accompagnare la realtà, rinunciando al dirigismo dell'azione. Poiché "ogni agire è costretto a bloccare momentaneamente il reale", mentre "conviene sempre accompagnare il reale perché possa evolvere a proprio piacimento - al nostro "contemporaneamente" al suo".
"Praticare il non agire": se ci si trattiene dall'agire è per "lasciar accadere", è perché il mondo possa trasformarsi da sé. E' solo liberandosi da ogni attivismo che l'agire si confonde, senza turbarlo, con il corso spontaneo delle cose."Agire senza agire" vuol dire che non agisco più in funzione di un piano forzando la realtà e tuttavia non resto inattivo. Infatti, accompagno la realtà in tutto il suo corso diventandone il partner. Nel momento in cui il mondo non è più un'oggetto dell'agire, divento partecipe del suo divenire.
E' da questo "agire puro", insomma, che il pensiero occidentale potrà trovare una fonte ulteriore di efficacia. Perché è un agire che non conosce più "né dispendio né attrito - un agire senza trafficare". Un agire che non chiama al disimpegno ma insegna, al contrario, come ottenere il mondo, non a fuggire da esso. Dato che per il pensatore taoista non c'è un altro mondo metafisico in nome del quale rifiutare questo, nell'attesa del quale sopportare l'esistenza.
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti