Uomini fummoEd or siam fatti uomini-automi Robot Sapiens/Trapianti, clonazioni, scarafaggi telecomandati, neuroni di rana immessi nei computer, ciechi che recuperano la vista con l'elettronica Cadono i confini tra organico e inorganico. Per varare un'inedita "fabbrica
delle chimere" |
|
| Roberto Marchesini, "La fabbrica delle chimere", Bollati Boringhieri, 218 pagine, 24.000 lire" | QUEL pensionato americano, cieco da trent'anni, che riacquista la vista con occhiali speciali, muniti di microtelecamera collegata a
un minicomputer legato alla cintola e connesso con elettrodi al cervello, è solo l'ultimo "miracolo" di una rivoluzione
(anticopernicana?) che sembra riportare l'uomo al centro dell'universo. Sia che si robotizzi fino a confondersi con le macchine, sia
che renda più umane le nuove tecnologie applicandovi materia organica, cellule viventi, "pezzi" di Dna, in una vicendevole -
appassionante e spaventosa - metamorfosi uomo-automa, automa-uomo: tra biotecnologia, bioinformatica e ingegneria genetica, con
la complicità delle bestie, avverandosi sogni (incubi) che parevano solo mitologia.
Qualche esempio, per gradire. Sembra quasi preistoria uno dei primi robot animali, per studiare negli Anni 50 il comportamento
"intelligente" di una tartaruga meccanica alla quale era stata applicata una batteria e quando questa si esauriva l'animale-macchina
si avvicinava a una presa di corrente per ricaricarsi (come se avesse fame, è il paragone usato dal matematico inglese Roger Penrose); con più mirabile consapevolezza di altre meraviglie artificiali, come l'antenato dei più arzigogolati meccanismi a comando,
il gallo dell'orologio di Strasburgo che, dal 1574, spuntava a mezzogiorno, apriva il becco, batteva le ali, sollevava le piume, rizzava il
collo e cantava tre volte.
Dopo aver commosso il mondo con il pulcino virtuale, Tamagotchi, che muore se si sente trascurato, i giapponesi hanno
sperimentato all'università di Tokyo il trapianto delle antenne di una falena maschio su un minirobot che poi seguiva d'istinto l'odore
delle falene femmine. Sempre in Giappone, mischiando organico e inorganico per ricavarne organismi cibernetici (cyborg) animali, si
è progettato un sistema computerizzato che orienta i movimenti degli scarafaggi, ai quali grazie alla nanotecnologia (interventi
ultraminiaturizzati) si applicano microcomputer che emettono scariche elettriche per guidarne l'attività muscolare: così equipaggiato
e telecomandato, lo scarafaggio diventa un minuscolo James Bond, più utile in casi di disastri, crolli, terremoti, per individuare
vittime sotto le macerie. Qualcosa di simile si ottiene anche con i pesci (come è stato tentato in Norvegia), con un sistema di
ultrasuoni che pilotano carpe munite di circuiti microelettronici. Mentre al Max Planck Institut scienziati tedeschi studiano la
possibilità d'immettere in un computer una rete di neuroni prelevati da embrioni di rana. Nel dipartimento di intelligenza artificiale del
Mit di Boston, si è invece provato a dare un'anima a un robot che, meglio del pulcino giapponese, esprime emozioni come la
sorpresa, la tristezza e - in questo poco umano - persino l'irraggiungibile felicità.
Come già nell'Arca, solo gli animali scamperanno al progresso? "Il mondo, cominciato senza l'uomo, finirà senza di lui", ammonisce
Lévi-Strauss. Ma il miracolo dei miracoli - degno di nonno Prometeo - consiste nell'inculcare nelle macchine addirittura l'origine della
vita: si costruiscono computer biomolecolari, mediante "trasfusioni" di Dna, come banca d'informazioni, seguendo lo stesso sistema
con cui da milioni di anni le cellule immagazzinano i progetti della vita. Si calcola che un grammo di Dna (pari a un centimetro cubo,
se essiccato) potrebbe contenere le informazioni di milioni di Compact disk. Per non dire dei modelli artificiali già avviati con
successo dal Premio Nobel Gerald Edelman - Darwin I, Darwin II, Darwin III, quasi una ricerca dinastica nel nome del grande
evoluzionista - capaci di simulare modifiche di un sistema informatizzato grazie alla loro "esperienza" (per esempio, seguono un
oggetto con lo sguardo prima di toccarlo con il braccio).
"Stiamo andando verso un'elisione completa delle barriere che un tempo dividevano organico e inorganico. Si assiste alla nascita di
una delle più grandi sintesi tra ricerca bioinformatica e biotecnologica", spiega Roberto Marchesini, studioso di zooantropologia e
bioetica veterinaria, raccogliendo tutti questi casi e altro ancora nel suo ultimo libro, dal significativo titolo La fabbrica delle chimere
(Bollati Boringhieri, 218 pagine, 24.000 lire): è un aggiornamento sulle biotecnologie applicate agli animali. "Il mondo biologico si è
ripreso una ponderosa rivincita attraverso l'invasione biotecnologica del mondo delle macchine", scrive Marchesini, 41 anni, direttore
dei Quaderni di bioetica, nel consiglio direttivo della Società di scienze comportamentali applicate.
Ma se l'animale, dall'insetto al maiale o alla scimmia dei trapianti, diventa - non meno della robotica umanizzata - quasi
un'estensione del nostro corpo, una sorta di protesi, suggerendoci nuove soluzioni operative, si accresce anche il senso
d'imperfezione dell'uomo. Con buona pace di Voltaire, secondo cui "se gli animali discutessero con gli uomini, avrebbero ragione
perché essi seguono la natura e noi l'abbiamo corrotta". La perfezione assoluta resta un mito irraggiungibile anche per la più ardita
ricerca intorno agli esseri viventi. Tanto da aver alimentato nei secoli tutte le letterature non solo mitologiche: dalle rappresentazioni
della mostruosa Chimera - testa di leone, corpo di capra, coda di serpente - che Bellerofonte ucciderà cavalcando Pegaso, cavallo
alato; ai draghi dalle tante teste; alle sfingi; ai centauri; arpie e sirene; fino al basilisco, altra chimera, sgusciata da un uovo deposto
da un gallo di sette anni, fecondato da un serpente e covato da un rospo, come simbolo di vita e di morte, che può annientare l'uomo
solo a guardarlo.
E' un po' il bestiario che si confonderà nelle allucinazioni pittoriche di Hieronymus Bosch - "inventore nobilissimo e meraviglioso di
cose fantastiche e bizzarre", come lo definiva l'austero Guicciardini - dove s'incrociano, tra riso e tragedia, le più astruse anatomie
chimeriche, retaggio di superstiziose leggende che nel Medio Evo, ad esempio, facevano credere che bastasse restare nudi sotto la
Luna per trasformarsi in Lupi (e la favola del Lupo Mannaro ne è un'altra derivazione).
Ma gli ibridi - dal greco hybris che designava il massimo sacrilegio contro gli Dèi, sfidati nella creazione di vita contro ogni fato - nutrono anche la creatività artistica e letteraria che dalla mitologia arriva al Dottor Jekyll e alla Metamorfosi di Kafka, passando magari per Pinocchio. Ormai, tuttavia, la scienza supera la fantascienza pure nella ibridazione genetica, sotto le incalzanti scoperte
della biotecnologia, via via che si acquista dimestichezza con le manipolazioni del Dna (da quando si è visto che il codice genetico è
una specie di "linguaggio universale", comune a tutti gli organismi, dal dinosauro all'uomo moderno): fra clonazioni, espianti e
trapianti (anche da animali), di cui le braccia riattaccate all'uomo sono solo un aspetto meccanico.
La sveglia della scienza genera mostri? "Tutto lascia pensare - è la risposta di Marchesini - che i prossimi decenni saranno
caratterizzati da un forte incremento delle tecniche di intervento e manipolazione della realtà biologica: animali transgenici,
chimerizzazioni, clonazione di individui, macchine e sistemi informatici organici sono ai nastri di partenza per rivoluzionare la nostra
vita quotidiana. Non sarà il mostro a caratterizzare il futuro, quanto la caduta del concetto di mostro".
Dopo averlo tanto atteso, ecco che questo XXI secolo ci riproietta verso il mito che pareva solo favola. La fabbrica delle chimere è
realtà e lavora a tempo pieno. Ma con i miti - come diceva Italo Calvino - non bisogna aver fretta. |