"Sartre? Magnifico colpevole del '900"Bernard-Henry Lévy parla del suo ultimo libro Volle distruggere la letteratura a favore della politica ma ne uscì sedotto |
| Con Bernard-Henry Lévy vorrei proseguire lungo alcune delle piste interpretativi tra i "tanti Sartre" che appaiono nel libro che ha appena scritto, Il secolo di Sartre ("Le siècle de Sartre", Grasset, 660 pagine, 148 franchi) e che esce oggi nelle librerie francesi: Sartre filosofo, uomo politico e di azione, romanziere, di teatro, giornalista... Parliamo dei suoi rapporti con la scrittura: non il "che cos'è la letteratura" in generale, ma la sua scrittura e quella di alcuni autori prediletti in cui si rispecchiava, tormentosamente. Prendiamo la data del 1964, quando esce Le parole, l'autobiografia della propria breve infanzia. Sartre vi castiga la sua vocazione precoce e condanna tutta la letteratura, in quanto esercizio illusorio, ingannevole presa sul mondo, esaltazione paranoica dell'io. Nella sua scelta penitente (e militante), conclude con la famosa definizione dello scrittore: "un uomo fatto di tutti gli uomini... e che a uno qualsiasi equivale... ". E' la mortifera rinuncia alle delizie della finzione letteraria. Eppure iniziava allora, quasi clandestino, un saggio su Flaubert, che fu rimaneggiato per quindici anni, e rimase incompiuto malgrado le sue duemila pagine...
"Sartre ha scritto: "si entra in un morto come in un mulino". Lui entra in Flaubert con odio, per dernolirlo, e demolire in lui il concetto sacro di letteratura. Ne esce sedotto, traballante, risucchiato da Flaubert, ma senza ammettere la propria disfatta. E' un libro magnifico... In Flaubert riconosce se stesso ma si tratta della parte di sé da mortificare".
| Non c'è un godimento nuovo, segreto e trasgressivo, in questi tête à tête con Flaubert tra due riunioni maoiste dopo aver demolito lo statuto della letteratura pura? |
"Senza dubbio. Anche Sartre è un artista assoluto, un puro scrittore, l'aveva dimostrato con La nausea. Eppure è in preda all'odio dì se stesso scrittore, in preda al gusto dell'auto demolizione. Secondo lui la letteratura se lo merita... D'altro canto Sartre ha sempre pensato politicamente, si è sottoposto, anzi sottomesso, alla dimensione politica, l'ennemi crasse, il "nemico sudicio" ... "
| Egli rimprovera a Flaubert di non aver coltivato anche lui "l'anima doppia" l'espressione è di B-H Lévy circa Sartre), lo considera ad esempio responsabile del fallimento della Comune di Parigi nel 1870, per non essersi impegnato... Ma non sarà, Sartre, turbato più che scandalizzato dalla scelta dell'"eremita di Croisset" di non lasciare la scrivania in Normandia per la Parigi in guerra? |
"Effettivamente lui, Sartre, ha fatto lo stesso, scrivendo La Nausea al posto di raggiungere il fronte della guerra di Spagna nel '36. Ma dopo Le parole, per lui tutto era diverso".
| Non hanno Flaubert e Sartre la stessa "colpa", l'origine borghese, con la quale Sartre entra in conflitto? |
"La situazione è ben diversa tra i due secoli. Solamente con il nuovo secolo uno scrittore borghese diventa "colpevole" per definizione. Anarchia o impegno responsabile, allora comunque l'alternativa si radicalizza, e perciò la colpevolizzazione. Direi che nel ventesimo secolo, un colpo di pistola vale più di un colpo di penna. Sì sì, nel secolo di Sartre la letteratura è davvero una questione di pistola: mentre nell'Ottocento Stendhal scriveva che "la politica in un romanzo è come un colpo di pistola in un concerto", nel Novecento André Breton proclama che il gesto più bello è andare piazza della Concorde e sparare un colpo di pistola, e un personaggio di Alfred Jarry, pistola in mano di fronte ad una madre che teme per i figli, la rassicura con un "gliene faremo altri, signora!". Sartre sta dalla parte di questi due ... "
| Come quando nella prefazione ai Dannati della terra di Fanon si augura di vedere presto "i cavalli di Attila abbeverarsi nelle fontane" della stessa Concorde! Ora Sartre si è immerso anche in altri scrittori, sempre problematicamente, continuando a interrogare e praticare la letteratura per questa via laterale: Jean Genêt, Charles Baudelaire, Paul Nizan, così diversi tra loro. Con chi si identifica di più? |
"Con Flaubert, l'abbiamo detto, s'instaura un lungo dialogo che mantiene viva la nevrosi letteraria di Sartre, L'idiot de la famille essendo
un libro di follia. Con Nizan, coetaneo e compagno di gioventù, Sartre si trova messo più direttamente in crisi. Nizan è la sua tentazione e il suo fallimento. La posizione di intellettuale impegnato, in Nizan, gli appare come la più auspicabile. E' incredibile l'ascendente di Paul Nizan, figura tutto sommato fragile, su Jean Paul Sartre scrittore e pensatore decisamente più potente. Poi c'è Baudelaire, al quale assomiglia di più, in una quasi identificazione caratteriale e genetica per via delle loro due famiglie protestanti e della figura materna. Anche in questo caso si tratta di un testo di odio innamorato, con l'accusa a Baudelaire di non esser stato Hugo, cioè progressista e impegnato".
| Il metodo di approccio passionale, ravvicinato, osmotico, scelto da Sartre quando scrive su altri scrittori (nello stile, nella struttura linguistica) è quello che anche lei pare adottare in Le siècle de Sartre come già nell'88 nel "romanzo" Gli ultimi giorni di Charles Baudelaire. Sartre definisce questa disposizione "fraternità discorsiva". Lei sottolinea piuttosto il ritmo incalzante, "una scrittura compulsiva, a tutta penna", come si dice di una cavalcata "a tutta briglia". Questa empatia è una scelta spontanea, consapevole? |
"E' un rapporto da scrittore a scrittore, è la condizione per meglio malaxer, massaggiare, impastare il linguaggio dell'altro. Per capire. Forse anche altri metodi funzionano . Questo, che condivido con Sartre, funziona, mi pare. Comunque è il mio". |