RASSEGNA STAMPA

18 GENNAIO 2000
ANNEMARIE SAUZEAU
Un secolo vissuto tra Mao, Flaubert e l'amore di Simone
Il campione dei "nuovi filosofi" a sorpresa rilancia l'opera del grande scrittore
Non era affatto ovvio che Bernard-Henry LÚvy si sarebbe un giorno dedicato alla figura di Sartre, che fu a lungo l'intellettuale organico della sinistra marxista, con il partito comunista, poi con il maoismo, mentre la generazione di LÚvy, quella dei Nouveaux philosophes, Ŕ totalmente legata allo smantellamento del filosovietismo, alla dissidenza in nome del pensiero libertario, con l'abolizione delle maiuscole davanti a umanesimo e uomo, e di qualsiasi riferimento ai massimi sistemi ideologici. Finora LÚvy salutava pi¨ volentieri come suoi maestri i grandi "irregolari", "libertari", come Althusser, Foucault, Deleuze e Lacan.
In Sartre egli trova oggi non un guida, ma la complessitÓ affascinante di uno scrittore grande, contraddittorio, il quale secondo lui conteneva anche in nuce ( e prima dell'abiura) il pensiero degli autori elencati qui sopra (ma anche il loro contrario!). L'intenzione del libro Ŕ anche di rendere giustizia a un'opera messa in disparte dopo la morte dell'autore.
Il testo di LÚvy, che Ŕ anche una narrazione appassionata, si apre sui funerali di Sartre nel 1980. "Migliaia di uomini e donne, forse diecine, venuti da tutte le parti del mondo, invasero in pochi minuti i viali del cimitero (... ) Avevo trent'anni, mi aspettava ancora una probabile lunga stagione di entusiasmi, illusioni e delusioni. Speravo di poter andare con la mia generazione fino alla fine di quella strana storia rimasta sospesa con la sua morte (... ), tentare di prendere la misura di quell'avventura complicata, paradossale, torbida, che aveva un nome: Sartre". Ad esempio "l'idea di rivoluzione, la quale dopo aver calamitato la sua vita, oggi si spegneva come un lampione. Oppure il comunismo, passione sartriana, oggetto di desiderio per pi¨ di trent'anni, e che crollava senza battaglia, senza dibattito".
Tra l'89 e il '92, due incontri, a Berlino dopo la caduta del Muro (con un vecchio scrittore stalinista fiero di esibire un volume di Sartre con dedica "all'amico che seppe fare della sua libertÓ una libertÓ voluta"), poi a Sarajevo ( con universitari bosniaci che ogni mercoledý sera sfidavano i cecchini serbi per raggiungere una cantina dove insieme leggevamo Sartre, Questioni di metodo, "per non morire, per attingere la forza di pensare e di resistere"). Conclusione: "Come potevano rivendicare la stessa opera certi mascalzoni stalinisti e autentici partigiani?".
Progetto a lungo rimuginato, sognato, lasciato da parte. Poi, dopo questo doppio segnale, LÚvy si Ŕ messo a scrivere queste 660 pagine.
Un'"inchiesta" dedicata all'uomo-del-secolo, all'intellettuale la cui imparagonabile energia ha scommesso sull'opera assoluta, dalla metafisica al romanzo, dal teatro al giornalismo militante. Nel tempo, la figura del personaggio ha poco a poco soppiantato l'opera, poco letta, soprattutto nell'ultimo ventennio. Sartre Ŕ stato il troppo comodo capro espiatorio nelle rese dei conti di fine secolo. Contro questo, insorge appunto LÚvy. No, lui non si accanisce sul vecchio maestro, anzi ne esalta la vocazione istintiva alla felicitÓ, contrastata da una curiositÓ estrema per "le passioni tristi", come diceva Spinoza.
Idea centrale del saggio: esistono due anime di Sartre. La prima "anima" propone una filosofia dell'io, libertario, individuale, sfidante ( Ŕ il pensiero che sottende L'essere e il nulla e il romanzo La nausea, 1938, con citazione di CÚline in apertura: "Ŕ un ragazzo senza importanza collettiva, a malapena un individuo"). La seconda "anima" corrisponde invece all'ingresso tardivo nel partito comunista, perci˛ nel marxismo, perci˛ nell'osservanza hegeliana. A questa vera e propria apostasia filosofica si aggiunge la doppia vocazione ricordata da Simone de Beauvoir, "voleva essere insieme Spinoza e Stendhal", filosofo e romanziere. Artista.
L'indice di Le siŔcle de Sartre Ŕ da leggere come un racconto, brulicante di titoli, sotto (e "sotto-sotto") titoli, intelligenti, secchi, spiritosi, minacciosi. Il che stimola l'appetito, come un menu Ó la carte. Alla fine si mangia tutto, ma in ordine personale. Esempio: il maxi-titolo provocatorio "l'esistenzialismo Ŕ un anti-umanesimo", e poi all'interno di "Controversia Camus": "PerchŔ tutto sommato Ŕ giusto aver torto con Sartre piuttosto che ragione con Camus". Certamente saranno i capitoli pi¨ politici (Sartre filosofo "tedesco"; Sartre e la questione di Vichy; "La grande svolta sartriana" con i sotto-titoli "L'abiura" e "Umanista perci˛ fascista?"). L'ultimo sotto-capitolo, "Il nostro giovane uomo" riprende l'espressione un jeune homme, quasi un ragazzo, l'omaggio di Juliette Greco a Sartre, in un'intervista dopo i funerali, e LÚvy non esita a citare la cantante subito dopo il filosofo LÚvinas. Il che chiude bene il cerchio: il primo capitolo "La gloria di Sartre" inizia con un paragrafo "Sartre e le donne", dedicato essenzialmente al "Castoro", Simone.
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