RASSEGNA STAMPA

17 GENNAIO 2000
PIETRO GRECO
Le nuove tecnologie? sono stupide e irritanti
Neil Gershenfeld, "Quando le cose iniziano a pensare", Garzanti, pagine 205, lire 35.000
Non ascoltate i falsi profeti. Le nuove tecnologie informatiche non stanno né liberando, né schiavizzando l'uomo. Lo stanno irritando. Reiterando promesse che non mantengono. E costringendolo a fatiche nuove, inutili e soprattutto stupide.
E' davvero sorprendente questo giudizio che il fisico Neil Gershenfeld ha affidato a un libro appena pubblicato in italiano per i tipi della Garzanti. E' sorprendente non tanto perché è fortemente critico e, quindi, in assoluta controtendenza rispetto all'entusiasmo che la rivoluzione informatica suscita sui giornali, a scuola, nella società e persino in Borsa. E' un giudizio sorprendente soprattutto perché Gershenfeld è un ricercatore di quel Mit, il "Massachusetts Institute of Technology" di Boston, che è uno dei centri da cui la rivoluzione informatica è partita e si è diffusa. Perché è un vicino di stanza di quel Thomas Negroponte che è uno dei guru della società informatica. E perché, soprattutto, Gershenfeld dirige, a Mit, il gruppo di fisica e media ed è copromotore dell'ambizioso progetto di ricerca TTTM, "Things That Think": cose che pensano.
Cos'è, dunque, quella del quarantenne Neil, la confessione di un profeta disilluso? Lo sfogo di un moderno luddista? La crisi di un tecnologo di punta che all'improvviso non crede più nella capacità di innovazione della sua ricerca?
Nulla di tutto questo. Neil Gershenfeld è un progettista del futuro. Di un futuro informatico. Un progettista che per progettare le meraviglie del futuro ha bisogno di mettere in luce le miserie del presente.
Non si tratta di un mero espediente retorico. Le critiche che il progettista del futuro muove al presente informatico saranno anche un po' ingenerose, ma colgono nel segno. I nostri computer sono oggetti tutto sommato poco amichevoli e poco maneggevoli. La rete, Internet, ci sommerge certo di molte utili informazioni, ma anche di molto fastidioso rumore. Le macchine da cui siamo circondati sono quasi sempre stupide, non dialogano tra loro e congiurano insieme fra loro per sottrarci energia e tempo preziosi. Insomma, le potenzialità dell'elettronica sono ancora largamente inespresse. La rivoluzione informatica è largamente incompiuta.
Tuttavia, sostiene Gershenfeld, le potenzialità dell'elettronica non sono immaginarie. Presto la rivoluzione informatica comincerà a marciare per davvero. Gli oggetti cesseranno di essere stupidi. Cominceranno a "pensare". E, soprattutto, cominceranno a coordinarsi e a lavorare insieme per rendere più gradevole la nostra vita.
Gershenfeld ci propone una lunga carrellata di queste meraviglie del futuro. Giornali che si autoaggiornano. Libri che contengono intere biblioteche. Scarpe e indumenti che processano informazioni e ci sollevano da ogni fatica. Macchinette che ci preparano da sole il caffè, intuendo quando ne abbiamo voglia. Denaro "intelligente" che gestirà il nostro patrimonio e lo porrà al riparo da truffe e cattivi investimenti. Persino Stradivari virtuali che ci consentiranno di occupare in modo creativo il tempo, finalmente liberato dalla congiura delle macchine intelligenti e amiche, facendo di noi altrettanti virtuosi maestri di violìno.
E' un futuro che ci fa sognare, quello che ci prospetta Neil Gershenfeld. Ma non è un futuro da sogno. Le tecnologie informatiche ci regaleranno davvero oggetti straordinari.
Qualche dubbio resta solo sul fatto che questi oggetti saranno davvero così intelligenti e amichevoli da cessare dì essere invadenti e petulanti per diventare, come sostiene Gershenfeld, finalmente invisibili ed efficienti.
Tuttavia è certo: molti degli oggetti meraviglioso di Gershenfeld saranno davvero realizzati. E ci risolveranno molti problemi.
Ci sono due punti, tuttavia, che Neil Gershenfeld, il progettista del nostro futuro informatico non ha toccato nel suo stimolante percorso. I problemi che apriranno gli oggetti intelligenti nel nostro futuro informatico saranno meno o più dei problemi che risolveranno? E, soprattutto, ci aiuteranno a individuarli e a comprenderli, questi nuovi problemi, o li maschereranno e ce li nasconderanno coi loro effetti speciali? Sarebbe, infatti, un bel guaio se, quando le cose inizieranno a pensare, gli uomini dovessero cessare di farlo.
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