| L'"analogia" in Tommaso: fu tutto un equivoco? |
| Ralph M. McInerny, "L'analogia in Tommaso d'Aquino", Armando, Pagine 190. Lire 27.000 | Se è capitato di addormentarsi a Omero, non sorprende che tale naturalissimo evento possa essere accaduto anche al più insigne commentatore della filosofia di San Tommaso d'Aquino, il celebre Tommaso De Vio, detto il Caietano (1468-1534), maestro generale dei domenicani e cardinale di Santa Romana Chiesa. È questo, in sintesi, il punto di partenza, esplicitamente dichiarato nella Prefazione, da cui muove
Ralph M. McInerny nel libro L'analogia in Tommaso d'Aquino, un volume che
rappresenta il coronamento di decenni di studi sull'Aquinate e, in particolare, sul
tema dell'analogia che occupa un posto centrale nella tradizione tomista. Non
casualmente si è detto "nella tradizione tomista" e non "nel tomismo": infatti, il
lavoro di McInerny è tutto finalizzato a chiarire in qual senso debba rettamente
intendersi questo fondamentale concetto, tenendo presente che fra le opere di
Tommaso non compare alcun trattato De analogia e che "egli non ha mai
considerato questo argomento ex professo". Dunque - sostiene McInerny - all'origine
del secolare dibattito sull'analogia in San Tommaso ci sarebbe un equivoco dovuto al sonno del cardinal Caietano, il quale avrebbe poi tratto in inganno i più diversi
studiosi e commentatori. Sia chiaro: McInerny, professore della statunitense
Università di Notre Dame, non intende minimamente sminuire la grandezza del
Caietano, "intelletto potente e una delle più grandi glorie della scuola tomista", ma è convinto che nella sua breve opera De nominum analogia, completata nel convento domenicano di Sant'Apollinare a Padova il 1° settembre 1498, "egli si trova
fondamentalmente in errore quando parla, a suo modo, di generi di nomi analogici.
La distinzione, che troviamo nella sua piccola opera, riposa su una fallacia che vizia le affermazioni del Caietano, nell'opuscolo e dopo". Come è facile capire fin da questi
brevi cenni, il libro di McInerny è un lavoro di alta specializzazione che, non per caso,
ha impegnato seriamente il traduttore Fulvio Di Blasi, bravo a destreggiarsi tra non
piccole difficoltà che, in un contesto come questo, acquistano un rilievo speciale (per
esempio: l'inglese analogous è da rendere con l'italiano "analogico" o con
"analogo"?); tuttavia la specializzazione non appesantisce troppo lo stile, che si
presenta scorrevole e accattivante. Inoltre, ciò che fa davvero impressione è la
straordinaria conoscenza della materia mostrata dall'autore, che si muove con
dimestichezza su di un terreno assai arduo. Nella Presentazione Stephen Brock ricorda
che proprio la padronanza dell'argomento e lo stile brillante conferiscono "a
quest'opera un pregio singolare sia come introduzione, sia come riferimento
obbligato in un dibattito
antico e tuttora vivace". |