RASSEGNA STAMPA

15 GENNAIO 2000
editoriale
BRUNO, ROGO DA SPEGNERE?
Tra i cattolici si fa spazio l'idea di un "mea culpa" sul filosofo
L'ultimo atto è un intervento di Civiltà Cattolica che ha chiesto di pentirsi per quella ingiustizia. Prosperi: "Sarebbe una svolta importante"
In precedenza il vescovo Nonis aveva detto che quella esecuzione fu "un uso a dir poco arbitrario se non dissonante col Vangelo del principio di autorità"
C'è aria di mea culpa su Giordano Bruno in casa cattolica? Pare di sì, se anche l'autorevole rivista dei gesuiti rilancia l'opportunità di una revisione del "caso". Fatto di non poco conto, poiché nell'infocata disputa che si accese durante l'Ottocento sul Nolano fu proprio la rivista dei gesuiti a schierarsi in prima linea contro la beatificazione laica del frate ex domenicano arso a Campo de' Fiori, con attacchi e scomuniche verso quelli, i massoni soprattutto, che vollero a tutti i costi erigere la celebre statua che ancora se ne sta corrucciata e fosca al centro della piazza romana a ricordare il rogo del 17 febbraio del 1600 (un altro Anno Santo). La Civiltà Cattolica che nel 1889 pubblicò un editoriale dal titolo tutt'altro che sibillino, "Il campo maledetto", dove si diceva della "presa di possesso dell'ateismo di quella Roma che da quattordici secoli è stata ed è la capitale del mondo cristiano", non è più La Civiltà cattolica che ora dedica un lungo articolo a Giordano Bruno (nel numero in uscita), ricostruendo anche le diatribe ottocentesche e mettendo in luce l'uso strumentale che la cultura laica e massonica volle fare di quella statua, fonte poi di continua discordia. Ma, come scrive oggi il gesuita Giovanni Sale, "molte cose da allora sono cambiate in Italia e soprattutto nel rapporto tra mondo cosiddetto laico e mondo cattolico". In realtà, Sale va molto oltre ammettendo che quel rogo "non si è ancora spento e continua a bruciare nella memoria e nella coscienza di molti". Se la ferita sanguina, il prossimo anniversario, potrà essere, secondo Civiltà Cattolica, motivo per "riconoscere la realtà di un passato in cui i "figli della Chiesa" non di rado hanno adottato modelli di comportamento non conformi allo spirito evangelico o, come scrive Giovanni Paolo II, hanno prestato acquiescenza "a metodi di intolleranza e persino di violenza al servizio della verità". Il dibattito nel mondo cattolico sull'Inquisizione ha ormai da tempo riconosciuto l'esistenza di quelle pratiche di violenza (seppur con lo scopo di far ravvedere gli imputati). Ecco dunque che la prossima scadenza consentirà "a studiosi cattolici e laici di mettere a confronto le loro posizioni in un clima di reciproco ascolto e rispetto. Dagli studiosi cattolici ci si aspetta non soltanto una riflessione sul pensiero filosofico del Bruno, ma anche un giudizio morale sul rogo di Campo de' Fiori (e quindi sull'inquisizione in generale) e questo non potrà essere dato che secondo lo spirito del Vaticano II e del recente Magistero della Chiesa".
Mentre a Nola si preparano a celebrare il loro conterraneo con mostre, cd-rom e convegni uniti sotto il titolo "Il dialogo della tolleranza per il Rinascimento del Terzo Millennio", a partire appunto dalla data fatidica del 17 febbraio 2000; i gesuiti rilanciano la questione e per il prossimo 3 febbraio a Roma, nella sede di Civiltà Cattolica, presente il cardinale Paul Poupard, hanno in programma un incontro con un allievo di Garin, Saverio Ricci, che esporrà le linee del suo studio su Giordano Bruno e l'Europa del '500 in uscita dall'editrice Salerno; mostrano insomma di avvertire quel clima generale di "revisione" che nel particolare caso del Bruno era già stato auspicato da monsignor Pietro Nonis, vescovo di Vicenza ed ex Prorettore dell'Università di Padova, in una intervista concessa al nostro giornale il 16 luglio del 1998. Nonis parlò, in quell'occasione, di "uso, a dir poco arbitrario se non gravemente dissonante col vangelo, che la Chiesa, mediante l'Inquisizione, fece del principio di autorità, mediante il quale si pensava che in nome della verità da preservare o da imporre e difendere fosse possibile privare della libertà e della vita stessa, gli esseri umani". Considerata l'inclinazione eterodossa di Bruno fin da giovane e la sua dialettica talvolta "arruffata e pasticciona", ma anche "l'originalità e la modernità delle sue intuizioni e delle tematiche assunte e dei maestri ai quali attingeva, da Plotino a Copernico, passando per Cusano", Nonis riteneva che una analisi serena del "caso" richiedesse oggi la doverosa "distinzione tra verità di fede e verità di ragione", poiché confonderne i piani aveva prodotto altri momenti di crisi come quello che portò alla condanna di Galileo. Naturalmente, non tutte le colpe furono degli inquisitori: Bruno si diede molto da fare per imboccare la strada del rogo, ostinandosi su alcune questioni teologiche. E del resto, ammetteva Nonis, esiste una vera difficoltà a conciliare il pensiero del Nolano con quello dell'ortodossia cattolica, tant'è che ancora adesso, pensando alla teoria bruniana dei "mondi infiniti" sarebbe difficile - ribadiva il vescovo - accettarne la validità da parte della Chiesa, "non, almeno, nella misura in cui magia, esoterismo, immanentismo o "misticismo", inteso come via altra dalla conoscenza razionale, ma pur sempre naturale, vanno contro la dottrina della trascendenza divina, della Trinità, dell'Incarnazione e, in fondo, dell'inconfondibile specificità di divino e di umano, della non riducibilità di Dio al mondo, dell'uomo alla natura fisica o alla sfera biologica". Ma questo non toglie, concludeva Nonis, che "nei confronti di Bruno la Chiesa cattolica ha sicuramente il debito che si ha verso qualcuno a cui è stato tolto il bene più grande, la vita, senza che ciò fosse dimostrabilmente necessario". Le affermazioni del vescovo cadevano un anno dopo che il cardinale Camillo Ruini aveva ipotizzato un gesto riparatore che "non comporterebbe un'approvazione delle idee del Bruno, ma riguarderebbe il fatto che è stato bruciato".
E da parte laica, come si accoglie questa invocazione di mea culpa proveniente da autorevoli voci cattoliche? Lo storico laico Adriano Prosperi, autore di un importante studio sui "tribunali della coscienza" edito da Einaudi pochi anni fa, commenta così: "Il rifiuto della Chiesa e del mondo cattolico dell'uso della violenza sulle persone a causa delle loro idee, che viene ora affermato in memoria di Bruno, mi pare una scelta positiva e importante. Penso che tutte le iniziative che servano per educare a questo, non possono che essere approvate sul piano civile da chiunque condivida il rispetto delle persone e delle loro idee. Sul piano più specifico, tuttavia, voglio ricordare che c'è stato un simposio in Vaticano sulla vicenda delle inquisizioni, che doveva porre le basi per una riflessione ulteriore tra storici e teologi, un incontro cui partecipai anch'io...". Fu una tappa fondamentale, la seconda dopo il simposio sull'antigiudaismo, nel cammino penitenziale che la Chiesa ha intrapreso in vista del Giubileo su alcune grandi questioni storiche dell'intolleranza religiosa: "Certamente - replica Prosperi -, ma aspetto ancora con impazienza che vengano pubblicati gli atti di quell'incontro, un'opera che segnerebbe comunque una svolta significativa in questo esame di coscienza".
La ricorrenza dei quattro secoli dal rogo consumato in Campo de' Fiori, può essere vista oggi anche come una occasione emblematica per recitare un mea culpa che chiuda definitivamente il "caso Bruno"? A questa prospettiva Prosperi sembra meno interessato: "Penso che per certi aspetti la svolta ci sia già stata, e sebbene la drammatizzazione e l'uso attraverso i mass media di questa data simbolica possa produrre un impatto emotivo più profondo o più diffuso, magari anche un po' superficiale, per quanto mi riguarda auspicherei invece da parte della Chiesa una riflessione ancor più analitica sull'inquisizione e sul rapporto tra cristiani ed ebrei, che sono poi i punti essenziali sui quali l'atto di penitenza previsto per il marzo prossimo e la purificazione della memoria, come già diceva George Cottier riprendendo un'espressione del Papa, acquistano un valore emblematico per tutti".
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