RASSEGNA STAMPA

14 GENNAIO 2000
MICHELE DI FRANCESCO
Il software che fa girare la realtà
Perchè riusciamo a leggere il mondo attraverso le categorie della matematica
un saggio tra antologia, metodologia scientifica ed epistemologia
Mauro Dorato, «Il software dell'universo. Saggio sulle leggi di natura», Bruno Mondadori, Milano 2000, pagg. 290, L. 25.000.
Cos'è una legge di natura? Se un tempo le leggi potevano essere concepite come l'opera di un legislatore divino, in che altro modo dobbiamo oggi accostarci a ciò che appare come un ordine oggettivo che si manifesta senza un progetto consapevole? In altri termini perché il mondo contiene regolarità, osservabili o nascoste, la cui conoscenza può permetterci di prevedere e riprodurre i fenomeni? O forse è un errore considerare le leggi come qualcosa di obiettivo che esiste indipendentemente da noi, e faremmo meglio a interpretarle come l'espressione del bisogno psicologico (e della necessità pratica) di orientarci nella natura? E come mai la matematica si è rivelata lo strumento principe per l'espressione delle leggi di natura? Da dove acquista il suo misterioso potere questa creazione della mente umana, che pare aprire la strada per i più reconditi segreti dell'universo?
A queste e molte altre domande, che si collocano a cavallo tra epistemologia, metodologia scientifica e ontologia, si accosta il bel libro di Mauro Dorato: Il software dell'universo. Saggio sulle leggi di natura.
Il testo parte dalla discussione (ancora aperta) circa le origini della nozione moderna di legge di natura, caratterizzata da universalità spazio-temporale e necessità, così come essa compare nella rivoluzione scientifica del Seicento. Su questo sfondo storico vengono poi proposte tre questioni fondamentali che riguardano rispettivamente lo statuto ontologico delle leggi di natura, il loro ambito di validità e le modalità con cui ci è dato conoscerle. Ciascuna di queste tematiche si apre a sua volta a molti e complessi problemi: dal conflitto tra "neo-regolaristi" humeani (per i quali le leggi non sono null'altro che regolarità osservabili) e "necessitaristi" (che legano la nozione di legge alla presenza di proprietà "essenziali" di certe classi di enti) al dibattito circa il rapporto tra la fisica (interpretata come la nostra scienza di base) e le scienze "speciali", come la biologia o la psicologia. Il tutto analizzato in una serie di capitoli nei quali le varie posizioni presenti nella discussione contemporanea sono prima espresse e poi commentate con ammirevole chiarezza e conoscenza della materia. Né mancano le prese di posizione originali dell'autore, come l'interessante difesa di una teoria "singolarista" della causalità (esistono relazioni causali non nomiche, che non richiedono la presenza di leggi di natura).
Ma l'esempio più suggestivo del tipo di problematiche affrontate è indubbiamente offerto da quella che è la questione più intrigante discussa nel testo; quella che dà il titolo al volume: il problema del perché le leggi fisiche siano matematiche, Per Dorato, la capacità di conoscere la natura - ovvero di individuare la presenza di ordine e struttura del mondo - può essere considerato «il mistero più profondo del rapporto tra uomo e universo». Un mistero che nella nozione non ancora ben compresa di legge di natura avrebbe uno dei suoi snodi tematici fondamentali.
Dorato - che qui sposa un'interpretazione che vede nella fisica il modello più sviluppato di spiegazione - individua la Formulazione in termini "quantitativi" delle leggi naturali come ciò che caratterizza la conoscenza scientifica. Ma ciò che è ancora da comprendere è in che modo "la matematica" possa svolgere il suo ruolo di principale strumento di previsione e comprensione del mondo naturale.
Siamo infatti di fronte a un dilemma: o la matematica deve essere concepita come una costruzione della mente umana, e allora non si vede da dove scaturisce il suo potere di svelarci la struttura segreta del cosmo, oppure essa descrive strutture ideali di un mondo platonico, indipendente dell'esperienza. In quest'ultimo caso, però, abbiamo un doppio problema: come possiamo giungere a conoscere e interagire con questo mondo «causalmente inerte», e in virtù di cosa il cosmo dovrebbe conformarsi nella sua struttura empirica a questa realtà immateriale. E' in questo contesto che fa la sua comparsa la metafora delle leggi di natura come software. Se possiamo infatti concepire la natura come un grande meccanismo, un gigantesco computer il cui hardware corrisponde a campi e particelle -(o quant'altro la ricerca ci indicherà), allora le leggi che ne governano il divenire possono essere assimilate al software del computer, al tipo di algoritmi che ci permette di delineare, dati gli input (condizioni iniziali) del sistema, i suoi output (previsioni finali); l'universo come un calcolatore che computa in ogni istante dato lo stato temporalmente successivo. Ciò che la matematica ci permetterebbe di fare sarebbe allora di stipare in uno spazio ristretto una grande quantità di informazione sull'evoluzione di un sistema fisico, proprio in quanto tale sistema si comporta come se fosse governato da una procedura algoritmica; dal calcolo di un programma. Questa formulazione metaforica non fa giustizia delle complessità e delle difficoltà di queste posizioni, ma ha il merito di introdurre con facilità il lettore ad alcune delle più difficili questioni circa lo statuto delle leggi di natura e il loro rapporto con la nostra concezione generale del cosmo e della conoscenza.
La prima reazione alla lettura di questo testo è un moto di gratitudine per l'autore. Si tratta infatti di uno di quei libri dei quali si avverte retrospettivamente il bisogno non appena si inizia a sfogliarlo. E in effetti, mancava nel pur ricco panorama editoriale nazionale un testo introduttivo a una delle più importanti questioni della filosofia della scienza. Tuttavia, anche se è un'introduzione, il testo non è "solo" un'introduzione; non tanto perché il suo autore prende posizione sulle principali tesi che esamina, ma soprattutto perché il livello di discussione dei problemi appare privo di ogni semplificazione "divulgativa". Essere riusciti a coniugare rigore concettuale e chiarezza espositiva è un merito non da poco, al quale si aggiungono il garbo e la misura con le quali Dorato avanza le proprie tesi, così come l'onestà con le quali è esplicitamente enunciato il pregiudizio favorevole al modello fisico di spiegazione e di legge naturale. Un pregiudizio che forse non tutti i lettori condivideranno - specie quelli affezionati alle spiegazioni antirealiste e "culturaliste" della nozione di legge di natura - ma che trova nel testo ottime ragioni per essere, preso in seria considerazione.
inizio pagina
vedi anche
Scienze Cognitive