Fate il vostro tempoIn tutta la sua storia il pensiero umano si è confrontato con la domanda sul mutare delle cose Da Agostino ai paradossi della meccanica quantistica che genera fantasie sulla possibilità di viaggiare nel passato e nel futuro |
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| "Il profilo del tempo", Nuova Civiltà delle Macchine, anno XVII n. 1 (65) 1999, Rai-Eri, Roma, pagg. 110, L. 15.000. |
| "Il senso del tempo", Nuova Civiltà delle Macchine, anno XVII n. 2 (66) 1999, Rai-Eri, Roma, pagg. 130, L. 15.000. |
| Clifford A.Pickover, "Tempo. Guida per i viaggiatori", Cortina Editore, Milano 1999, pagg. 342, L. 42.000. | "Come possono esistere il passato e il futuro, si chiedeva sant'Agostino
elle Confessioni, se il passato non è più e il futuro non è ancora? E il presente, se fosse sempre presente e non si muovesse mai diventando passato, non sarebbe presente, ma eternità". Il tempo e il suo scorrere è un'idea universalmente condivisa, tanto da essere diventata un luogo comune. E tuttavia, chi non ha condiviso l'imbarazzo di Agostino quando confessa di sapere cosa sia il tempo quando nessuno glielo chiede, ma di non saperlo quando qualcuno gli chiede di spiegare cosa sia? Insieme allo spazio, il tempo è una delle due componenti di "quello scenario che la filosofia e la scienza moderne assumono come struttura fondamentale della realtà", scrive Silvano Tagliagambe presentando il primo dei due fascicoli che la rivista Nuova Civiltà delle Macchine dedica al problema del tempo, pubblicando le relazioni tenute a Ravenna per il ciclo di incontri "Il profilo del tempo" organizzati da RavennArte a partire dall'ottobre del 1998.
È uno scenario complesso, che chiama in causa il modo col quale la
nostra mente stabilisce un rapporto col mondo esterno, e riflette lo
sviluppo delle nostre conoscenze fisiche e biologiche. Guardiamo il cielo stellato. I punti luminosi che appaiono ai nostri occhi nel medesimo
istante corrispondono in realtà a sorgenti luminose che hanno storie
quanto mai diverse tra loro. Certe stelle si trovano infatti a enormi
distanze da noi, la luce che ci arriva è stata emessa milioni di anni fa,
mentre altre sorgenti di luce come i pianeti - è il caso di Venere, l'astro cantato dai poeti - sono a distanze relativamente piccole.
"La circostanza per cui vediamo simultaneamente le immagini delle
sorgenti - osserva Enrico Bellone nel suo saggio su "Il tempo
irreversibile" - è una conseguenza del fatto che il cielo stellato è una
ricostruzione infedele che i nostri cervelli realizzano senza tenere conto
dei veri e propri abissi temporali che separano l'emissione di luce da
parte delle varie sorgenti che ci si manifestano come punti luminosi".
Secondo Newton, ricorda Bellone, "spazio e tempo non dipendono dagli osservatori e sono scenari impassibili". Non mutano in funzione della presenza o meno di materia, in quiete o in movimento. Lo spazio può essere concepito come una specie di contenitore immobile delle cose
del mondo. Nel tempo, immutabile e assoluto, si svolgono le storie dei
corpi. Nel suo scorrere uniforme, osservatori diversi registrano con i loro strumenti, clessidre e orologi, lo svolgersi delle stesse storie. È questa l'"austera" filosofia della natura di Galilei e Newton. Si basa sulla convinzione profonda che la scienza sia "svelamento e lettura" di
etichette preconfezionate, associate a nomi come "spazio", "tempo" e
"oggetto" indipendenti dagli osservatori. Dopo Einstein, "lo spazio non è più pensabile alla stregua di un contenitore neutrale di forme", afferma
Bellone, così come "il tempo non è più pensabile come contenitore di
storie".
Nella teoria della relatività spazio e tempo cessano di essere entità
distinte, che possono essere considerate separatamente l'una dall'altra.
"La relatività della simultaneità è uno dei concetti più profondi e
importanti della fisica, che ha portato a un rinnovamento rivoluzionario
della concezione del tempo" scrive Clifford Pickover, presentando la sua "guida" per viaggiatori nello spazio e nel tempo. Le equazioni di Einstein hanno spazzato via dalla fisica la nozione di "tempo cosmico assoluto e di simultaneità assoluta fra due eventi lontani". La relatività della simultaneità mostra che eventi del passato e del futuro sono altrettanto "reali" di quelli del presente.
Come disse il fisico matematico Alfred Robb quando ne sentì parlare per la prima volta, "mi sembrava che distruggesse ogni senso di realtà del mondo esterno, e riducesse l'Universo fisico a un sogno o, piuttosto, a un incubo". È la sensazione che si prova leggendo il libro di Pickover,
confermata dalla scelta di una finzione fantascientifica (non sempre
riuscita) con cui egli presenta gli argomenti. Tuttavia l'espediente
letterario spesso mostra la corda e finisce per infastidire anziché aiutare
a "espandere i confini" della nostra immaginazione. Per convincere il
lettore che "potremo anche non essere ancora in grado di viaggiare nel
tempo con la facilità dei personaggi del racconto", e certo non lo siamo,
"ma almeno il viaggio nel tempo è possibile, nel senso che non è
proibito dalle correnti leggi della fisica", Pickover spiega "la scienza e la storia dietro la fantascienza". Le teorie e le congetture che giustificano
le affermazioni dei protagonisti del suo racconto.
Gödel è stato forse il più celebre tra coloro che hanno sostenuto che in
certe circostanze è possibile il viaggio nel tempo. Nel 1949 pubblicò un
lavoro in cui presentava un modello di universo in rotazione ottenuto
come soluzione delle equazioni di Einstein della relatività generale. In un tale universo le traiettorie spazio-temporali sono curve chiuse, e i
viaggiatori nello spazio possono muoversi costantemente verso il futuro
locale, e tuttavia giungere nel passato. È "teoricamente concepibile che
in mondi del genere si possa viaggiare verso il passato, o comunque
influenzarlo", scriveva Gödel, consapevole che un tale stato di cose
comportava paradossi e assurdità. "Infatti, permetterebbe di recarsi nel
passato prossimo, là dove si è già vissuto. E là si troverebbe la persona
che si era in qualche periodo precedente della propria vita. E il
viaggiatore potrebbe far qualcosa a quella persona, che però non
ricorderebbe di aver già provato". Il modello di Gödel, che aveva
impressionato Einstein, richiede una lenta rotazione dell'Universo, della
quale non è stata tuttavia trovata alcuna evidenza da parte degli
astronomi.
Quello segnalato da Gödel è solo uno dei tanti paradossi in cui si
imbattono i viaggatori nel tempo. Nell'ultimo secolo gli sviluppi della
fisica e delle conoscenze sul funzionamento dei nostri sensori biologici e delle loro correlazioni col cervello hanno mutato radicalmente le nostre
concezioni dello spazio e del tempo. Le domande che si poneva
sant'Agostino sul passato e il futuro hanno ricevuto risposte inattese.
Fatti apparentemente paradossali hanno trovato spiegazione scientifica.
Come mostrano i saggi pubblicati in questi fascicoli di "Nuova Civiltà
delle Macchine", l'analisi del problema del tempo si articola ormai lungo itinerari che attraversano campi disciplinari diversi, dalla fisica alla biologia, la filosofia, la psicologa e la sociologia, arrichendosi di nuovi punti di vista, nuove scoperte e nuove prospettive teoriche. |