L'arte e la vita "agra" dei malati di mente| "Ambulatorio", rivista di psicoanalisi aperta alle varie forme del sapere |
| In elegante veste tipografica bianca e nera, esce - per i tipi di Moretti e Vitali - la rivista semestrale "Ambulatorio", presentata ai lettori da "Il piccolo Hans". Già nel febbraio '95, alla testata storica "Il piccolo Hans" - rivista di analisi materialistica - si era aggiunto il titolo "Il Cefalopodo". Un misterioso personaggio che ogni bambino, nella prima infanzia, disegna per raffigurare se stesso: una testa rotonda con braccia e gambe a partire da un sole ha perso i suoi raggi.Fondata nel '74 da Virginia Finzi Ghisi e da Sergio Finzi (direttore), la rivista "Il piccolo Hans" si era trovata nel pieno di una crisi politica e culturale per la quale la psicoanalisi " in corrispondenza anche dell'eclissi dell'utopia rivoluzionaria - era stata investita da richieste urgenti di cura, di sapere, di formazione e
di "salvezza". In questo senso, la rivista apriva la psicoanalisi alla cultura., Ben presto, infatti, era diventata riferimento per tutti coloro che, psicoanalisti e intellettuali, avevano individuato nelle lucide parole di Mario Spinella la maniera "di portare avanti sul terreno proprio di ogni scienza, o modo di conoscere (il marxismo, la psicoanalisi...) l'analisi di quella "Spaltung" del soggetto preso in una "divisione costituente" che tende ad affiorare in varie forme..." (1978). All'interno, dunque, di un allargato progetto uomo-società-cultura", è stato sicuramente questo costante interesse per la mutevolezza e la pluralità delle forme a fare sì che in seguito la rivista espandesse il proprio campo oltre alla politica, alla filosofia, alla psichiatria, anche alla produzione poetica e narrativa, all'architettura, al restauro, alla pittura, all'antropologia e alle scienze naturali senza tuttavia prevedere alcuna connessione sistematica tra gli ambiti considerati e la psicoanalisi. Di fondo una consapevolezza: che non esiste una parola univoca "che squadri l'animo nostro informe" e una convinzione: che la "psicoanalisi" - come ebbe a dire Freud nel '32 citando Heine - "non può turare tutte le falle dell'universo". Significativa la composizione eterogenea della stessa redazione (oggi allargata a Cecchi, Ranchetti e Piro): da Gramigna a Krumm, da Calligaris a Viola sino a Spinella. Altrettanto significativi i collaboratori dei quali la rivista si è avvalsa con maggior sistematicità: Agosti, Pozzi, Bulgheroni, Segre, Placido, Ghezzi, Prigogine, Starobinski, Fonagy, Bloom e molti altri. Una rivista d'avanguardia che nella geografia psicoanalitica italiana ha avuto una doppia funzione. Da un lato ha evitato l'arroccamento nelle scienze dello psichico. Dall'altro, ha svolto quella funzione aggregante di intellettuali e di artisti che in Francia era stata favorita dal movimento dei surrealisti e in Inghilterra dal gruppo di Bloomsbury. "La psicoanalisi può essere limitante" ha sostenuto Virginia Finzi Ghisi in una recente intervista successiva alla pubblicazione dei suoi "Saggi" (1999, Moretti e Vitali). "In questi decenni mi sono accorta che l'affidarsi al solo inconscio rende molte cose irrisolvibili e così psicoanalisi e vita finiscono talvolta con l'essere in contrasto. L'arte aiuta a capire. Gli artisti fanno attenzione ai propri sogni e a quel che vedono. Colgono i segni, la trama che unisce l'uomo e la donna agli altri uomini e a tutto il mondo". Con queste premesse non desta meraviglia che "Ambulatorio", pur mostrando il lato più squisitamente clinico della ricerca di questo nutrito gruppo, persegua tenacemente l'intreccio inestricabile fra le forme di vita e di sapere. Alle testimonianze dell'operare quotidiano - fra bambini sieropositivi, giovani delinquenti, questioni di handicap e storie di vita agra dei "malati di mente" - si accompagna, con scrittura tersa e attenta ricerca linguistica, una continua riflessione teorica. Esemplare il racconto, dall'andamento diaristico, dell'esperienza della Scuola di pittura condotto da artisti quali Tadini, Treccani, Pericoli e Crepax in assoluta continuità con gli psicoanalisti i bambini e gli adulti interessati all'esperienza del "fare arte", fra disegno colori e parole. Fulcro di questo primo numero un serrato dialogo sull'amore recitato da Sergio Finzi e Virginia Finzi Ghisi, ammantanti dietro le mutanti forme di Filemone e Bauci. Tre pagine avvincenti - aforismi sugli "effetti dell'amore" - rivelano il dispiegarsi di un pensiero complesso quanto potenziale e congetturale che mai rinuncia a individuare il "Posto dell'uomo nell'economia della natura". A stabilire ulteriori connessioni ritorna in una bella poesia di Tomaso Kemeny, fra i "vapori di una Milano"... estiva, torrida e sfinita, "la testa di grande capo Sioux, candida di Mario Spinella che aspira il fumo perenne della sua nazionale senza filtro". "E rincasa la sua fiducia immutata nella lotta quotidiana e nella rara e grande poesia". |