RASSEGNA STAMPA

20 DICEMBRE 1999
PIETRO GRECO
Chi ha paura del numero zero?
Robert Kaplan, "Zero. Storia di una cifra", Rizzoli, pagine 325, lire 30.000
Tuillo Regge, "L'universo senza fine", Mondadori, pagine 160, lire 20.000
Alberto Oliveiro, "L'arte di imparare", Rizzoli, pagine 260, lire 27.000
"Lettere di Charles Darwin", Raffaello Cortina, pagine 320, lire 52.000
Dava Sobelha, "La figlia di Galileo", Rizzoli, pagine 428
Tra pochi giorni festeggeremo un evento che non c'è: la fine del secondo millenio dell'era cristiana che, in realtà, verrà a scadenza solo tra un anno, allo scoccare dell'ultimo secondo del 31 dicembre 2000. Per singolare coincidenza, la festa per questo evento che non c'è sarà innervata e innervosita da un baco, il baco del millennio, che, non riconoscendo la doppia cifra 00 come sincope della cifra 2000, minaccia di mandare in tilt i nostri computer e, con essi, una parte, ci auguriamo piccola, dei sistemi primari del nostro vivere civile.
A pensarci bene entrambe, la festa immotivata e l'angoscia inusitata di questo fine d'anno, sono il frutto dì una nostra medesima incapacità. L'incapacità di avere un solido rapporto culturale con una cifra: lo zero. Festeggiamo con un anno di anticipo la fine del secondo millennio, perché rifiutiamo di ricordarci che nel nostro calendario non esiste l'anno zero. E il "baco del millennio" altro non è che l'effetto tecnologico della nostra incapacità di tener conto di tutte le sfumature dello zero. E' vero che il nostro difficile rapporto con la cifra che rappresenta il niente ha origini antiche: anche le nostre culture madri, quella greca e quella latina, incontravano analoghe difficoltà. Ma poi gli Indiani e gli Arabi ci hanno dimostrato l'esistenza e il valore di questa cifra. Lo zero non è, esattamente, il niente. Anzi da qualche secolo è diventato l'asse intorno a cui ruota il nostro intero universo matematico. Ci converrà, prima o poi, rendercene conto: per amor di cultura e per mera praticità. A chi volesse iniziare a ritessere un rapporto con lo zero, consigliamo il libro, davvero godibile, che Robert Kaplan ha appena licenziato per i tipi della Rizzoli. Si intitola: "Zero. Storia di una cifra".
Dal niente al Tutto. Inteso come cosmo: come tutto (appunto) armoniosamente ordinato. Ma anche come universo evolutivo, come tutto in perenne mutamento. Una della più grandi conquiste culturali di questo secolo è l'aver capito che l'universo evolve. Che il tutto ha una Storia. Tullio Regge, uno dei più illustri fisici teorici italiani, ci propone una breve, ma illuminante, storia del tutto nel libro "L'universo senza fine", appena pubblicato da Mondadori.
Non è un caso che abbiamo impiegato secoli, prima dì imparare quale sia il significato (peraltro provvisorio) del niente e del tutto. Quei concetti non sono affatto banali. E imparare è un'arte faticosa. Ce ne possiamo impossessare, ma dobbiamo impegnarci non poco. E il gravoso impegno deve essere dispiegato sia sulle affannose carte (lo studio) che nell'aprire la mente, spazzando via con forza e sollecitudine le vecchie incrostazioni. Questo vecchio consiglio va declinato in modo sempre nuovo e creativo, perché il mondo e le informazioni sul mondo cambino. E oggi il cambiamento ha assunto una dinamica velocissima. Alberto Oliverio, psicobiologo di grande vaglia e comunicatore ben noto al pubblico, ci propone una rinnovata declinazione dell'apprendimento in un libro "L'arte di imparare", Rizzoli. Leggiamolo, questo libro di Oliverio. Perché non è solo un modo di imparare a imparare, ma è un modo di esplorare la nostra mente.
Uno dei modi per chiarire il proprio pensiero a se stessi e agli altri, uno dei modi per chiarire cosa abbiamo in mente è scrivere. La lettera inviata a una persona cara e amica è una forma di scrittura che ha in sé grandi capacità maieutiche. Aiuta a tirar fuori pensieri lucidi e solidi. Ne abbiamo grandi esempi in letteratura. Anche nella letteratura scientifica. L'editore Raffaello Cortina ce ne offre un esempio davvero illuminante, pubblicando l'epistolario attraverso cui Charles Darwin riflette sulle osservazioni effettuate nel viaggio intorno al mondo sul "Beagle", terminato nel 1825, e impara, pian pianino, a "salvare i fatti" elaborando una nuova e rivoluzionaria teoria, l'evoluzione delle specie per selezione naturale, resa di pubblico dominio appunto nel 1859.
Le lettere sono preziose per la mente non solo quando si scrivono e si inviano, ma anche quando si ricevono e si leggono. Anche attraverso le lettere spedite all'illustre e amato padre, Dava Sobelha ricostruito la storia di suor Maria Celeste, figlia di Galileo Galilei, e ce la propone in un libro, "La figlia di Galileo", pubblicato da Rizzoli.Le lettere di suor Maria Celeste sono state un alimento non solo per il cuore, ma anche per la mente di Galileo. Appartengono quindi a pieno titolo alla storia della scienza. Che, peraltro, è storia di uomini e donne.
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Cultura-Impresa scientifica