RASSEGNA STAMPA

14 DICEMBRE 1999
FRANCO VOLPI
HEIDEGGER UN'INTERVISTA TELEVISIVA AL FILOSOFO
Il colloquio, che fu trasmesso dall'emittente tedesca nel 1969 alla vigilia del suo ottantesimo compleanno, viene riproposto stasera a Roma, in un ciclo di conferenze dedicato al Novecento
Il colloquio di Heidegger con Wisser - trasmesso dalla televisione tedesca il 24 settembre 1969, due giorni prima del suo ottantesimo compleanno - è un documento di straordinario interesse: fu una delle rarissime occasioni in cui Heidegger accettò la presenza delle telecamere. L'intervista è dunque da vedere, oltre che da leggere, perché malgrado la scarsa qualità tecnica il filmato trasmette l'aura che questo "sciamano" del pensiero e della parola emanava. E immortale tra l'altro il malizioso sorriso con cui egli accompagnava certe sue provocazioni linguistiche e concettuali, alla maniera di un Picasso della filosofia che, stanco delle tecniche tradizionali, si divertiva a sperimentarne di nuove.
Si era nel mezzo dei rivolgimenti del Sessantotto. Tra la sorpresa generale, dal suo ritiro nella Selva Nera Heidegger si lasciò interrogare su temi di attualità. Per esempio sull'allora molto discusso rapporto fra teoria e prassi.
Geniale è qui la sua osservazione sull'undicesima Tesi di Feuerbach di Marx: "I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo in modi diversi; si tratta invece di trasformarlo".
Heidegger non cita questa, che è la versione più nota, pubblicata da Engels, bensì il manoscritto originale di Marx, che non ha l'avversativo "invece" (aber). E osserva: nel contrapporre la trasformazione (pratica) all'interpretazione (teorica) ci si dimentica che ogni trasformazione della realtà presuppone un'idea della stessa, quindi un'interpretazione.
L'intervista mostra inoltre che Heidegger, pur negando una funzione sociale o politica alla filosofia, possiede una profonda sensibilità per i problemi fondamentali del nostro tempo. A preoccuparlo è soprattutto la perenne tentazione del possibile che la scienza e la tecnica mettono in atto su scala planetaria. Con lungimiranza egli avvertiva già allora che le capacità di manipolazione dell'ingegneria genetica sarebbero entrate in conflitto con i valori tradizionali dell'umanesimo. Al tempo stesso assume un atteggiamento improntato alla cautela, evita ricette e soluzioni a buon mercato. Si limita a reclamare un pensiero che rifletta su ciò che fin da principio si sottrae alla tentacolare presa della tecnica, e che rappresenta il radicalmente altro rispetto a tutto ciò che è artefatto: la "Natura", l'Essere nel suo spontaneo venire alla presenza e nel suo nascondersi senza perché. Rinunciando alla pretesa di determinarlo, egli sperimenta vari modi per "rammemorarlo" nella sua ineffabilità. Fino a cancellare la parola "Essere", nel momento stesso in cui la scrive, con una barratura a croce.
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