RASSEGNA STAMPA

13 DICEMBRE 1999
LUCIANA SICA
Perché i potenti guardano le stelle
L'interesse per il magico non è limitato ad aree culturalmente depresse e cresce persino tra i politici
Il politologo Giorgio Galli da oltre vent'anni studia il grande fenomeno dell'esoterismo anche dal punto di vista dei comportamenti sociali
Sta preparando un libro intitolato "Italia: il meriggio dei maghi", titolo che allude al classico di Pauwels e Bergier
Potrà sembrare stravagante intervistare nel suo più recente ruolo di "storico dell'occultismo" uno dei maggiori politologi italiani, Giorgio Galli - l'autore di tanti saggi importanti sulle tante anomalie del nostro Paese, da Il bipartitismo imperfetto (Il Mulino, 1966) a I partiti politici (Utet, 1975) alla Storia del partito armato (Rizzoli, 1986). Ma sta di fatto che, ormai da vent'anni, Giorgio Galli - docente di Storia delle dottrine politiche all'università di Milano - è diventato uno studioso appassionato dei vari filoni della cultura esoterica, della relazione che stabilisce tra potere politico e antichissimi modi di conoscenza - l'astrologia, la magia, l'ermetismo, l'alchimia - sconfitti, ma non cancellati, dal pensiero scientifico del '500 e del '600 e poi dall'Illuminismo.
Dopo diversi lavori pubblicati in gran parte da Rizzoli, come Occidente misterioso, Hitler e il nazismo magico, La politica e i maghi, Galli sta ultimando un nuovo studio sugli aspetti occulti - certamente tra i più ignoti - della nostra vita politica, culturale e sociale nel corso del Novecento, di questo secolo che volge al declino, paragdima al tempo stesso di un'estrema modernità e di un'atroce irrazionalità.
L'autore ha scelto un titolo che richiama con tutta evidenza il celebre Mattino dei maghi di Pauwels e Bergier: il libro di Galli si chiamerà infatti Italia: il meriggio dei maghi, una raccolta di scritti per documentare l'interesse diffuso e crescente per "il mondo magico" - un mondo composto quasi sempre da abilissimi truffatori, a volte anche da personalità di fascino. E del resto, che ci sia una curiosità "di massa" per l'universo del poltergeist è provato anche dall'imprevedibile successo di un thriller paranormale come Il sesto senso, un "filmetto" ben confezionato da mesi campione d'incassi. O anche dal fatto - piuttosto desolante - che, in queste settimane, il libro in vetta alle classifiche risulti La forza che è in te, a firma della medium Rosemary Altea, "sensitiva e guaritrice di fama internazionale", giura il suo editore.
"Il mio - dice Galli - è un interesse per una realtà spesso irrisa o liquidata in modo sprezzante, che però coinvolge quattordici milioni di italiani inclini alla frequentazione dei cosiddetti "operatori dell'occulto", con un giro d'affari stimato intorno ai cinquantamila miliardi".
Un fenomeno sociale che, negli ultimi vent'anni, ha subìto delle curiose trasformazioni su cui forse varrebbe la pena di riflettere perché segnala un cambiamento di ordine più generale. Si tratta di questo: se una volta i clienti di astrologi, veggenti, cartomanti, maghi o quant'altro erano signori - e soprattutto signore - appartenenti a ceti piuttosto "bassi", quanto a disponibilità di danaro e di cultura, negli ultimi tempi si assiste a un crescente interesse per queste sfere irrazionali - seppure la definizione possa sembrare "riduttiva" a Giorgio Galli. E' un interesse - piuttosto sorprendente - che coinvolge ambienti sociali medio-alti e nient'affatto sprovveduti dal punto di vista culturale.
Sempre più persone benestanti e ben istruite avranno bisogno di uscire da un penoso stato d'incertezza, di sapere se qualcosa di meglio il futuro possa riservare alle loro esistenze grigie e anaffettive. Sono persone che immaginiamo divorate dal sentimento della paura: la paura di non amare e di non essere amate, di non essere riconosciute nel loro lavoro, di ammalarsi, di morire... O invece, non sarà anche questa un'impressione che non coglie nel segno, una spiegazione alla fine troppo facile? A leggere i libri di Galli, non solo le persone, ma anche i personaggi, gli uomini di potere come gli intellettuali di successo, quelli che apparentemente hanno conquistato tutto - la fama, il gusto del comando, la vita agiata, come pure l'accesso alle donne, naturalmente quelle più desiderabili - anche loro, i potenti, sempre più numerosi, hanno un asso segreto nella manica: il "consiglio" della fidatissima amica astrologa, o qualcosa del genere.
Professor Galli, la prima immagine che viene in mente è quella del Mago e il Sire... Lei è un politologo e uno studioso dell'occultismo: perché il Potere, anzi perché di nuovo il Potere ha bisogno della sfera magica, di affidarsi alle Stelle?
"La paura è senz'altro una spinta fondamentale, e questo vale anche - o forse di più - per chi è ai vertici della scala sociale. La paura, in questo caso, riguarda la possibilità di perdere il potere. Chi impugna lo scettro del comando, chi appunto detiene il potere può essere tentato - per mantenerlo, per aumentarlo, per battere i suoi nemici o per illudersi di poterlo fare - di ricorrere, magari con qualche discrezione, a certi antichissimi saperi che sembra permettano anche di predire il futuro...".
Ma lei crede davvero che la paura non sia altrimenti governabile? La ragione non è più un valore di riferimento?
"Credo che non siamo solo esseri razionali, "calcolanti", come dicevano Hobbes e Locke. Ci sono aree del nostro inconscio, aspetti della nostra personalità, domande che emergono dal profondo di ciascuno di noi, a cui la ragione non sa dare alcuna risposta... Questo mi sembra inoppugnabile, e certamente ci sono sempre più intellettuali - e io mi metto tra loro - che percepiscono nettamente come la nostra cultura razionale abbia accantonato, di culture "altre" dalle tradizioni millenarie, oltre a molto ciarpame, anche qualcos'altro che ha una fondamentale rispondenza con la parte più oscura del nostro essere al mondo".
Fa un discorso che rimanda più a Freud che a Hobbes e Locke, ma il fondatore della psicoanalisi aveva orrore di certe credenze, di quella che chiamava "la nera marea di fango dell' occultismo". Lei sembra avere più simpatia per Jung, o almeno per quel suo newagismo ante litteram, peraltro così inviso ai post-junghiani, almeno ai più autorevoli... Non avverte il rischio di una dilagante cialtroneria?
"Certo, questo è un campo in cui si sfruttano truffaldinamente le debolezze, le fragilità psicologiche di tanti, ma non sempre è così... Gli astrologi bravi hanno lo stesso spessore culturale di uno psicoanalista medio. Chi si rivolge a loro stabilisce un rapporto molto particolare, può capire meglio se stesso e le proprie motivazioni... L'astrologia funziona come un sistema simbolico, così come la stessa psicoanalisi alla quale infatti non viene riconosciuto con facilità lo statuto di scienza...".
Un'opinione, la sua, discutibile. Ma tornerei al tema della nostra conversazione: lei dice di non usufruire del mercato dell'occulto, si dichiara un "osservatore esterno". Eppure ha una rubrica fissa su Astra, partecipa a tutti i congressi di astrologia, ha numerose amiche astrologhe... Queste attività, queste frequentazioni sono necessarie alle sue ricerche?
"Potrei dirle che ai congressi di astrologia s'incontrano intellettuali di prim'ordine, come Emanuele Severino, per farle un nome... Comunque sì, e credo anche che ci sia una continuità tra questa indagine su una fenomenologia di solito trascurata e quelle che ho condotto nell'ambito della disciplina che mi è propria: la politologia".
In che senso?
"Vede, per capire quello che sta accadendo, bisogna riflettere con più attenzione - e forse con qualche grado di partecipazione - sul valore di certe culture emarginate che oggi riaffiorano in forme e modi anche vistosi. La relazione tra il potere politico e i vari filoni della cultura esoterica ha accompagnato la nostra storia con una continuità che è venuta meno solo con la rivoluzione scientifica del XVII secolo".
Non è stato un bene?
"Certo, se così non fosse stato, non si sarebbe sviluppato lo Stato moderno, ma oggi che la democrazia rappresentativa è un fatto compiuto ne scorgiamo anche tutta la debolezza, attraverso fenomeni come la caduta verticale della partecipazione al voto o la concentrazione dei poteri forti, che trasformano la democrazia in un' oligarchia, in una "repubblica dei custodi"... Può darsi allora che, di quelle antiche culture, non ci sia nulla da recuperare o può invece darsi che rispondano, non solo a bisogni individuali, ma anche a esigenze collettive... Magari sto perdendo il mio tempo costruendo ipotesi infondate, ma questo è un rischio che comunque uno studioso corre sempre. Si tratta di un campo inesplorato che io trovo valga la pena di esplorare".
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vedi anche
Il mondo dell'uomo