Perché i potenti guardano le stelleL'interesse per il magico non è limitato ad aree
culturalmente depresse e cresce persino tra i politici Il politologo Giorgio Galli da oltre vent'anni
studia il grande fenomeno
dell'esoterismo
anche dal punto di vista
dei comportamenti sociali Sta preparando un libro intitolato "Italia: il meriggio
dei maghi", titolo che allude
al classico di Pauwels e Bergier |
| Potrà sembrare stravagante intervistare nel suo più recente
ruolo di "storico dell'occultismo" uno dei maggiori politologi
italiani, Giorgio Galli - l'autore di tanti saggi importanti sulle
tante anomalie del nostro Paese, da Il bipartitismo
imperfetto (Il Mulino, 1966) a I partiti politici (Utet, 1975)
alla Storia del partito armato (Rizzoli, 1986). Ma sta di fatto
che, ormai da vent'anni, Giorgio Galli - docente di Storia
delle dottrine politiche all'università di Milano - è diventato
uno studioso appassionato dei vari filoni della cultura
esoterica, della relazione che stabilisce tra potere politico e
antichissimi modi di conoscenza - l'astrologia, la magia,
l'ermetismo, l'alchimia - sconfitti, ma non cancellati, dal
pensiero scientifico del '500 e del '600 e poi dall'Illuminismo.
Dopo diversi lavori pubblicati in gran parte da Rizzoli, come
Occidente misterioso, Hitler e il nazismo magico, La politica
e i maghi, Galli sta ultimando un nuovo studio sugli aspetti
occulti - certamente tra i più ignoti - della nostra vita
politica, culturale e sociale nel corso del Novecento, di
questo secolo che volge al declino, paragdima al tempo
stesso di un'estrema modernità e di un'atroce irrazionalità.
L'autore ha scelto un titolo che richiama con tutta evidenza il
celebre Mattino dei maghi di Pauwels e Bergier: il libro di
Galli si chiamerà infatti Italia: il meriggio dei maghi, una
raccolta di scritti per documentare l'interesse diffuso e
crescente per "il mondo magico" - un mondo composto
quasi sempre da abilissimi truffatori, a volte anche da
personalità di fascino. E del resto, che ci sia una curiosità
"di massa" per l'universo del poltergeist è provato anche
dall'imprevedibile successo di un thriller paranormale come
Il sesto senso, un "filmetto" ben confezionato da mesi
campione d'incassi. O anche dal fatto - piuttosto desolante
- che, in queste settimane, il libro in vetta alle classifiche
risulti La forza che è in te, a firma della medium Rosemary
Altea, "sensitiva e guaritrice di fama internazionale", giura il
suo editore.
"Il mio - dice Galli - è un interesse per una realtà spesso
irrisa o liquidata in modo sprezzante, che però coinvolge
quattordici milioni di italiani inclini alla frequentazione dei
cosiddetti "operatori dell'occulto", con un giro d'affari
stimato intorno ai cinquantamila miliardi".
Un fenomeno sociale che, negli ultimi vent'anni, ha subìto
delle curiose trasformazioni su cui forse varrebbe la pena di
riflettere perché segnala un cambiamento di ordine più
generale. Si tratta di questo: se una volta i clienti di
astrologi, veggenti, cartomanti, maghi o quant'altro erano
signori - e soprattutto signore - appartenenti a ceti piuttosto
"bassi", quanto a disponibilità di danaro e di cultura, negli
ultimi tempi si assiste a un crescente interesse per queste
sfere irrazionali - seppure la definizione possa sembrare
"riduttiva" a Giorgio Galli. E' un interesse - piuttosto
sorprendente - che coinvolge ambienti sociali medio-alti e
nient'affatto sprovveduti dal punto di vista culturale.
Sempre più persone benestanti e ben istruite avranno
bisogno di uscire da un penoso stato d'incertezza, di sapere
se qualcosa di meglio il futuro possa riservare alle loro
esistenze grigie e anaffettive. Sono persone che
immaginiamo divorate dal sentimento della paura: la paura
di non amare e di non essere amate, di non essere
riconosciute nel loro lavoro, di ammalarsi, di morire... O
invece, non sarà anche questa un'impressione che non
coglie nel segno, una spiegazione alla fine troppo facile?
A leggere i libri di Galli, non solo le persone, ma anche i
personaggi, gli uomini di potere come gli intellettuali di
successo, quelli che apparentemente hanno conquistato
tutto - la fama, il gusto del comando, la vita agiata, come
pure l'accesso alle donne, naturalmente quelle più
desiderabili - anche loro, i potenti, sempre più numerosi,
hanno un asso segreto nella manica: il "consiglio" della
fidatissima amica astrologa, o qualcosa del genere.
| Professor Galli, la prima immagine che viene in mente è
quella del Mago e il Sire... Lei è un politologo e uno
studioso dell'occultismo: perché il Potere, anzi perché di
nuovo il Potere ha bisogno della sfera magica, di affidarsi
alle Stelle? |
"La paura è senz'altro una spinta fondamentale, e questo
vale anche - o forse di più - per chi è ai vertici della scala
sociale. La paura, in questo caso, riguarda la possibilità di
perdere il potere. Chi impugna lo scettro del comando, chi
appunto detiene il potere può essere tentato - per
mantenerlo, per aumentarlo, per battere i suoi nemici o per
illudersi di poterlo fare - di ricorrere, magari con qualche
discrezione, a certi antichissimi saperi che sembra
permettano anche di predire il futuro...".
| Ma lei crede davvero che la paura non sia altrimenti
governabile? La ragione non è più un valore di riferimento? |
"Credo che non siamo solo esseri razionali, "calcolanti",
come dicevano Hobbes e Locke. Ci sono aree del nostro
inconscio, aspetti della nostra personalità, domande che
emergono dal profondo di ciascuno di noi, a cui la ragione
non sa dare alcuna risposta... Questo mi sembra
inoppugnabile, e certamente ci sono sempre più intellettuali
- e io mi metto tra loro - che percepiscono nettamente
come la nostra cultura razionale abbia accantonato, di
culture "altre" dalle tradizioni millenarie, oltre a molto
ciarpame, anche qualcos'altro che ha una fondamentale
rispondenza con la parte più oscura del nostro essere al
mondo".
| Fa un discorso che rimanda più a Freud che a Hobbes e
Locke, ma il fondatore della psicoanalisi aveva orrore di
certe credenze, di quella che chiamava "la nera marea di
fango dell' occultismo". Lei sembra avere più simpatia per
Jung, o almeno per quel suo newagismo ante litteram,
peraltro così inviso ai post-junghiani, almeno ai più
autorevoli... Non avverte il rischio di una dilagante
cialtroneria? |
"Certo, questo è un campo in cui si sfruttano
truffaldinamente le debolezze, le fragilità psicologiche di
tanti, ma non sempre è così... Gli astrologi bravi hanno lo
stesso spessore culturale di uno psicoanalista medio. Chi si
rivolge a loro stabilisce un rapporto molto particolare, può
capire meglio se stesso e le proprie motivazioni... L'astrologia funziona come un sistema simbolico, così come la stessa psicoanalisi alla quale infatti non viene riconosciuto
con facilità lo statuto di scienza...".
| Un'opinione, la sua, discutibile. Ma tornerei al tema della
nostra conversazione: lei dice di non usufruire del mercato
dell'occulto, si dichiara un "osservatore esterno". Eppure ha
una rubrica fissa su Astra, partecipa a tutti i congressi di
astrologia, ha numerose amiche astrologhe... Queste attività,
queste frequentazioni sono necessarie alle sue ricerche? |
"Potrei dirle che ai congressi di astrologia s'incontrano
intellettuali di prim'ordine, come Emanuele Severino, per
farle un nome... Comunque sì, e credo anche che ci sia una
continuità tra questa indagine su una fenomenologia di solito
trascurata e quelle che ho condotto nell'ambito della
disciplina che mi è propria: la politologia".
"Vede, per capire quello che sta accadendo, bisogna
riflettere con più attenzione - e forse con qualche grado di
partecipazione - sul valore di certe culture emarginate che
oggi riaffiorano in forme e modi anche vistosi. La relazione
tra il potere politico e i vari filoni della cultura esoterica ha
accompagnato la nostra storia con una continuità che è
venuta meno solo con la rivoluzione scientifica del XVII
secolo".
"Certo, se così non fosse stato, non si sarebbe sviluppato lo
Stato moderno, ma oggi che la democrazia rappresentativa
è un fatto compiuto ne scorgiamo anche tutta la debolezza,
attraverso fenomeni come la caduta verticale della
partecipazione al voto o la concentrazione dei poteri forti,
che trasformano la democrazia in un' oligarchia, in una
"repubblica dei custodi"... Può darsi allora che, di quelle
antiche culture, non ci sia nulla da recuperare o può invece
darsi che rispondano, non solo a bisogni individuali, ma
anche a esigenze collettive... Magari sto perdendo il mio
tempo costruendo ipotesi infondate, ma questo è un rischio
che comunque uno studioso corre sempre. Si tratta di un
campo inesplorato che io trovo valga la pena di esplorare". |