RASSEGNA STAMPA

28 NOVEMBRE 1999
PAOLO MASTROLILLI
SIAMO TUTTI DIGITALI
La "rivoluzione elettronica" è già finita, stiamo entrando nell'era della biotecnologia; parla Negroponte
"Ma la novità vera sarà la macchina che sa pensare"
Entro il 2000 un miliardo di uomini connessi a Internet
Forse la sorpresa più grande di una rivoluzione non è quando comincia, ma quando raggiunge i suoi obiettivi e d'improvviso finisce, obbligando tutti i protagonisti a ritrovare un nuovo ritmo di vita normale. Questa fase, a giudizio del professor Nicholas Negroponte, è cominciata già da un pezzo per la rivoluzione digitale, anche se forse non ce ne siamo accorti. Per anni abbiamo vissuto l'invio di un messaggio di posta elettronica con un brivido, come se stessimo guidando una carovana attraverso il Far West. Abbiamo pensato di essere gli astronauti del XXI secolo, perché leggevamo su Internet i risultati del campionato di calcio, e magari compravamo azioni a Wall Street con un clic sul mouse.
Negroponte, guru del MediaLab nel Massachusetts Institute of Technology, è stato il profeta di questa rivoluzione, a partire dal suo best seller Being Digital, che raccontava l'inevitabile leggerezza di essere digitali. Alle soglie del Duemila, però, proprio lui ha fermato i suoi seguaci, avvertendo che la rivolta è finita. Perché questo colpo basso?
"Io - ci risponde il professore via posta elettronica - penso che una "rivoluzione" sia costituita da pochi attivisti, che con il loro comportamento e le loro idee compiono un'affermazione controculturale. Oggi, invece, il mondo digitale è diventato la realtà comune in cui viviamo tutti. Quasi ogni essere umano vorrebbe avere accesso ad Internet. Nella maggior parte dei casi, chi non lo usa è frenato solo dalla mancanza di tempo e di soldi, invece che dall'assenza di volontà o dalla cattiva attitudine.
Quindi possiamo considerare chiusa l'era della rivoluzione digitale, perché ormai non c'è più nulla di controculturale nell'utilizzo della rete: è già diventata una colonna portante della nostra vita, che molti danno per scontata".
Allora cosa prenderà il posto di Internet, come novità tecnologica e culturale che segnerà il nostro ingresso nel XXI secolo?
"La biotecnologia: sono sicuro che la prossima rivoluzione si svolgerà qui. Le vere novità tecnologiche rilevanti per il futuro dell'umanità, e i problemi etici più complessi per la nostra mente, verranno senza dubbio da questo settore, in continua espansione".
Anche se la rivoluzione digitale è finita, nel futuro Internet ci sarà ancora.
Come lo vede?
"Così trasparente che non ci renderemo conto della sua esistenza. Gli unici momenti in cui avvertiremo la presenza di Internet saranno quelli in cui per qualche motivo, tecnico o sociale, dovesse mancare. Allora soffriremo parecchio, perché ci saremo abituati ad usarlo nella maniera più naturale possibile. Alla fine, infatti, tutti i telefoni, i televisori e gli strumenti elettronici automotivi useranno i protocolli di Internet.
Quindi daremo per scontata la sua esistenza, come facciamo oggi con l'automobile o gli elettrodomestici più comuni. Dunque la vera sorpresa non sarà la rete e quello che contiene, ma i suoi effetti sociali. E cioè la maniera in cui cambierà il nostro modo di commerciare, governare e studiare".
Anche il modo di governare cambierà a causa di Internet?
"Questo già avviene, e non mi riferisco solo all'ipotesi del voto elettronico durante le elezioni. Del resto un sistema di comunicazione come Internet, con le sue possibilità di scambio estese e costanti, non può non avere effetti sui nostri rapporti sociali. Per esempio, immaginate la convivenza di una dittatura con la rete. Oppure pensate allo sviluppo delle tecniche per la formazione del consenso, già cambiate dalla televisione e dai sondaggi".
Eppure, per gli utenti più sofisticati, Internet è un sistema ancora troppo arretrato. Alcuni navigatori hanno soprannominato il "World Wide Web" come "World Wide Wait", prendendo in giro la sua lentezza, e in futuro sperano di potersi muovere con più libertà. Quali sono le tecnologie più interessanti in corso di sviluppo, e cosa faranno per rendere la rete un posto ancora più attraente?
"Secondo me gli sviluppi più significativi sono quelli che stanno portando alla costruzione delle macchine capaci di senso comune, cioè in grado di pensare in maniera autonoma. L'incremento della velocità dei processori, il potenziamento dei bandwith nelle comunicazioni e il miglioramento degli strumenti di interfaccia sono tutte cose che possiamo dare per scontate: succederanno di sicuro, obbedendo ai nostri desideri. Invece è molto più difficile creare, e quindi assimilare nel nostro sistema di vita, una macchina capace di avere un comportamento intelligente in se stessa. Questa però è la vera sfida del futuro, che metterà in moto un nuovo cambiamento epocale, intrecciando la rivoluzione biotecnologica con quella digitale".
Lei ha previsto in varie occasioni che Internet avrà un miliardo di utenti entro il Duemila. Ora che ci troviamo sulla soglia del nuovo secolo, siamo ancora in corsa per raggiungere questo obiettivo? E come cambierà le nostre vite?
"Nelle mie previsioni, feci attenzione a dire "un miliardo di utenti entro la fine dell'anno Duemila", e siamo perfettamente in grado di toccare questa soglia. Al momento ci sono circa 60 milioni di nodi Internet, e in genere ognuno di essi serve tra 5 e 10 persone. Quindi la popolazione della rete è già più grande di quanto pensiamo. In alcuni Paesi poi, 5 o 6 utenti dividono lo stesso account, e quindi ogni sottoscrizione va contata per 5 o 6 persone, invece di una soltanto come fanno i rilevatori. Ora, del resto, stiamo entrando in una nuova fase, in cui anche i televisori, i telefoni cellulari e persino le centraline di controllo delle cucine di casa avranno accesso ad Internet. Quindi molte persone si troveranno nella rete senza saperlo e dovremo cominciare a contare un'utenza ben più ampia".
Quali rischi corrono i Paesi e le culture che non si adegueranno in tempo?
"Non prepararsi in fretta è il pericolo più grave per tutti. Sul piano tecnologico e culturale, dobbiamo prendere tutte le iniziative e fare gli investimenti necessari, per garantire l'accesso più universale possibile al sistema e favorire il suo funzionamento rapido. Altrimenti una mattina potremmo svegliarci e scoprire che il terzo mondo non è più dove ci aspettavamo di trovarlo".
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