Tre libertà estreme| A comprovare la polisemia del concetto di libertà meritano di essere segnalati tre nuovi libri. |
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| Pier Luigi Barrotta, "I demeriti del merito - Una critica liberale alla
meritocrazia", ed. Rubettino 1999, pagg. 72, L. 12.000. |
| Pio Colonnello, "Percorsi di confine - Analisi dell'esistenza e filosofia
della libertà", Luciano editore 1999, pagg. 118, L. 30.000. |
| Alberto Mingardi, "Estremisti della libertà - Dialoghi sul liberalismo
nell'epoca di Internet", ed. Facco 1999, pagg. 94, L. 15.000. | Nel primo, Il demerito del merito, Pierluigi Barrotta regola i conti fra il
liberalismo e la meritocrazia. Nella mentalità liberale la meritocrazia è
abitualmente apprezzata come antidoto all'egualitarismo e
giustificazione etica del mercato; ma quell'abitudine è dovuta secondo
Barrotta a un crampo mentale. A un'analisi rigorosa il concetto di
meritocrazia risulta invece prossimo seppure a contrario
all'egualitarismo, in quanto entrambi rispondono all'omologazione dei
valori sociali, mentre il liberalismo privilegia la scelta fra opzioni di vita
difformi, non comparabili secondo parametri di eguaglianza né di merito.
L'errore deriva secondo l'analisi di Barrotta da un malinteso nella
definizione liberale del mercato. La teoria liberale considera il mercato
come processo spontaneo che consente percorsi individuali dettati da
diverse opzioni soggettive e non come sistema di remunerazione dei
meriti individuali. In quanto processo spontaneo il mercato non è
finalizzato ad alcuno scopo particolare bensì appunto alla convivenza di
scopi difformi, coordinati dal meccanismo impersonale dei prezzi e dei
profitti.
La critica di Barrotta alla meritocrazia recepisce da Hayek il concetto
della catallassi, e da Milton Friedman l'idea (per lo più trascurata dai
liberisti) che ai fini della libertà politica il mercato sia condizione
necessaria ma non sufficiente. Ma la suggestione più diretta si può
trovare nell'obiezione di Nozick contro la vita pensata come gara verso il
successo.
Se Nozick, Milton Friedman e in parte Hayek sono stati fra i maîtres à
penser obbligatori per generazioni di liberisti e libertari, forse per la nuova
generazione essi appartengono già alla specie dei magnifici dinosauri
rispetto al liberismo e libertarismo radicale di Murray Rothbard e di Ayn Rand (che considerava le limitate concessioni di Hayek in materia di
Stato sociale come un veleno).
Lo dimostrano le interviste raccolte via Internet da Alberto Mingardi e
pubblicate nel volume Estremisti della libertà. La raccolta comprende
americani mini-archici (assertori della minimizzazione delle funzioni
pubbliche) e anarchici integrali, e la linea che li accomuna si trova
nell'intervista di Wendy Mc Elroy: "per me limitare il governo è come
limitare una malattia. È un ottimo obiettivo intermedio ma la meta finale
deve essere l'abolizione".
Di conseguenza la legge può proibire solo la violenza invasiva (Walter
Block); ciascuno ha diritto di armarsi per autodifesa (J. Neil Schulman);
gli Stati nazionali vanno smantellati con il secessionismo (N. Stephan
Kinsella); le funzioni essenziali dello Stato devono essere devolute ad
accordi contrattuali fra i privati (David Friedman).
Il libro di Mingardi merita di essere segnalato anche perché l'autore ha
diciott'anni; e in effetti in Italia come in America viene emergendo una
generazione di diciottenni che considera ormai il liberalismo classico
"una filosofia sociale con elementi di individualismo, libero mercato, rule
of law e governo limitato messi insieme in modo un po' approssimativo
negli ultimi 400 anni circa".
Un itinerario intellettuale del tutto diverso e totalmente europeo si trova
nei Percorsi di Confine di Pio Colonnello. La semantica della libertà vi è
definita per tracce eterogenee che spaziano dall'"esistenzialismo
libertario" e antitotalitario di Hannah Arendt al complesso rapporto fra
individualità e universalità nell'ultimo Croce, fino al problema religioso del
"peso della libertà" nel colloquio dostoevskiano fra il Cristo e
l'Inquisitore, e nell'altrettanto memorabile colloquio kelseniano fra Cristo
e Pilato, dove la domanda insolubile sulla natura della verità conduce alla
nozione della libertà come ricerca di verità. Svincolata dalla sfera
politica, nel libro di Colonnello la polisemia della libertà diviene un
percorso di frontiera fra ambiti teoretici differenti. |