RASSEGNA STAMPA

21 NOVEMBRE 1999
VALERIO ZANONE
Tre libertà estreme
A comprovare la polisemia del concetto di libertà meritano di essere segnalati tre nuovi libri.
Pier Luigi Barrotta, "I demeriti del merito - Una critica liberale alla meritocrazia", ed. Rubettino 1999, pagg. 72, L. 12.000.
Pio Colonnello, "Percorsi di confine - Analisi dell'esistenza e filosofia della libertà", Luciano editore 1999, pagg. 118, L. 30.000.
Alberto Mingardi, "Estremisti della libertà - Dialoghi sul liberalismo nell'epoca di Internet", ed. Facco 1999, pagg. 94, L. 15.000.
Nel primo, Il demerito del merito, Pierluigi Barrotta regola i conti fra il liberalismo e la meritocrazia. Nella mentalità liberale la meritocrazia è abitualmente apprezzata come antidoto all'egualitarismo e giustificazione etica del mercato; ma quell'abitudine è dovuta secondo Barrotta a un crampo mentale. A un'analisi rigorosa il concetto di meritocrazia risulta invece prossimo seppure a contrario all'egualitarismo, in quanto entrambi rispondono all'omologazione dei valori sociali, mentre il liberalismo privilegia la scelta fra opzioni di vita difformi, non comparabili secondo parametri di eguaglianza né di merito.
L'errore deriva secondo l'analisi di Barrotta da un malinteso nella definizione liberale del mercato. La teoria liberale considera il mercato come processo spontaneo che consente percorsi individuali dettati da diverse opzioni soggettive e non come sistema di remunerazione dei meriti individuali. In quanto processo spontaneo il mercato non è finalizzato ad alcuno scopo particolare bensì appunto alla convivenza di scopi difformi, coordinati dal meccanismo impersonale dei prezzi e dei profitti.
La critica di Barrotta alla meritocrazia recepisce da Hayek il concetto della catallassi, e da Milton Friedman l'idea (per lo più trascurata dai liberisti) che ai fini della libertà politica il mercato sia condizione necessaria ma non sufficiente. Ma la suggestione più diretta si può trovare nell'obiezione di Nozick contro la vita pensata come gara verso il successo.
Se Nozick, Milton Friedman e in parte Hayek sono stati fra i maîtres à penser obbligatori per generazioni di liberisti e libertari, forse per la nuova generazione essi appartengono già alla specie dei magnifici dinosauri rispetto al liberismo e libertarismo radicale di Murray Rothbard e di Ayn Rand (che considerava le limitate concessioni di Hayek in materia di Stato sociale come un veleno).
Lo dimostrano le interviste raccolte via Internet da Alberto Mingardi e pubblicate nel volume Estremisti della libertà. La raccolta comprende americani mini-archici (assertori della minimizzazione delle funzioni pubbliche) e anarchici integrali, e la linea che li accomuna si trova nell'intervista di Wendy Mc Elroy: "per me limitare il governo è come limitare una malattia. È un ottimo obiettivo intermedio ma la meta finale deve essere l'abolizione".
Di conseguenza la legge può proibire solo la violenza invasiva (Walter Block); ciascuno ha diritto di armarsi per autodifesa (J. Neil Schulman); gli Stati nazionali vanno smantellati con il secessionismo (N. Stephan Kinsella); le funzioni essenziali dello Stato devono essere devolute ad accordi contrattuali fra i privati (David Friedman).
Il libro di Mingardi merita di essere segnalato anche perché l'autore ha diciott'anni; e in effetti in Italia come in America viene emergendo una generazione di diciottenni che considera ormai il liberalismo classico "una filosofia sociale con elementi di individualismo, libero mercato, rule of law e governo limitato messi insieme in modo un po' approssimativo negli ultimi 400 anni circa".
Un itinerario intellettuale del tutto diverso e totalmente europeo si trova nei Percorsi di Confine di Pio Colonnello. La semantica della libertà vi è definita per tracce eterogenee che spaziano dall'"esistenzialismo libertario" e antitotalitario di Hannah Arendt al complesso rapporto fra individualità e universalità nell'ultimo Croce, fino al problema religioso del "peso della libertà" nel colloquio dostoevskiano fra il Cristo e l'Inquisitore, e nell'altrettanto memorabile colloquio kelseniano fra Cristo e Pilato, dove la domanda insolubile sulla natura della verità conduce alla nozione della libertà come ricerca di verità. Svincolata dalla sfera politica, nel libro di Colonnello la polisemia della libertà diviene un percorso di frontiera fra ambiti teoretici differenti.
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vedi anche
Filosofia (e) politica