RASSEGNA STAMPA

18 NOVEMBRE 1999
MARIO VARGAS LLOSA
COME ESSERE LIBERALI
Pane e libertà le idee di Sen
Il titolo di questo articolo (ndr. Pane e libertà) assomiglia a uno slogan ma, in realtà, si tratta di due concetti tra i quali si giocano la vita e la morte degli esseri umani, nonché le possibilità che essi abbiano una esistenza decente o esecrabile. A prima vista, mangiare o morire di fame e godere della libertà o esserne privato sembrano realtà molto distanti, accostate soltanto nei discorsi e nei proclami dei politici che parlano troppo, realtà che non dovrebbero essere confuse nell'analisi della società.
Ma, a ben vedere, coloro che la pensano così commettono un errore madornale secondo il professor Amartya Sen, Premio Nobel per l'economia nel 1998, il quale, in un libro appena pubblicato, Development as Freedom (Sviluppo come Libertà), sostiene che, così come esiste una stretta simbiosi tra la democrazia e la pace - non ci sono state guerre tra paesi democratici, soltanto tra dittature, o tra queste e paesi democratici - i regimi che garantiscono la libertà e la legalità sono, anche, quelli che meglio difendono i loro cittadini contro la carestia di cibo.
Il professor Sen, di origine asiatica, che ha fatto la sua carriera accademica prima a Cambridge e poi a Harvard, fa questa tagliente affermazione: "Nella storia del mondo, non c'è mai stata fame in una democrazia funzionale, sia questa ricca come l' Europa occidentale contemporanea o gli Stati Uniti, o relativamente povera, come l'India, il Botswana o lo Zimbabwe dopo l' indipendenza".
Era parecchio che non leggevo un libro così stimolante come questo, che raccoglie un ciclo di conferenze che Amartya Sen ha tenuto per i funzionari della Banca Mondiale. Saranno servite a qualcosa? La lettura del volume dovrebbe essere imposta a tutti i funzionari e dirigenti delle organizzazioni internazionali e - in modo particolare - a coloro che hanno responsabilità nel promuovere, dare consulenze, concedere crediti e aiuti tecnici ai paesi impegnati ad uscire dal sottosviluppo.
Grazie ad argomenti sostenuti con dati e valutazioni selezionati secondo un rigoroso vaglio scientifico, il libro è una severissima abiura dell'idea - universalmente inculcata dagli economisti - che lo sviluppo o la modernità di un paese si misurino con il livello delle entrate, il suo prodotto lordo, il numero e la varietà delle sue industrie o, in altri termini, con tutto ciò che è direttamente legato alla creazione e alla distribuzione della ricchezza. Che un eminente economista insorga in maniera così radicale contro questa visione economicista dello sviluppo e ritenga che la ragione primordiale dello sviluppo non consista nel benessere materiale, ma nell'incremento delle opportunità, della libertà, degli individui a vivere come vogliono, non può essere cosa più opportuna. Né più adeguata per capire quello che sta accadendo in molte regioni del mondo, come Asia e America Latina che, nonostante abbiano applicato diligentemente le buone ricette economiche dei cervelli tecnocrati del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale - apertura dei mercati, privatizzazioni, riduzione del deficit, stimolo degli investimenti -, non solo non progrediscono, ma hanno cominciato a retrocedere e si trovano, in certe occasioni, di fronte a crisi che minacciano di soffocarli.
Non è il progresso economico ad aprire le porte di una società alla libertà, dice il professor Sen. E' quest'ultima a gettare le fondamenta durevoli della prosperità, su una base di giustizia, per l'insieme dei cittadini. A niente serve, per esempio, una eccellente politica economica modernizzatrice se in detta società non esistono una stampa libera - che permetta una vigilanza permanente del funzionamento dei mercati e la denuncia degli abusi - e un sistema giudiziario indipendente cui far ricorso per la riparazione o per il risarcimento di coloro che si considerano vittime, che possa inoltre dirimere in modo imparziale le liti e le differenze inevitabili generate dalla concorrenza.
Il professor Sen è un liberale autentico. Adam Smith è uno dei suoi continui riferimenti nel libro, e lo è non solo perché crede nel libero mercato e nell'impresa privata, ma perché, al pari di tutti i pensatori classici del liberalismo, subordina metodicamente la libertà economica all' idea della democrazia, senza la quale, come dimostra in ogni momento delle sue ricerche, essa sarà sempre transitoria, condannata al deterioramento e alla corruzione. Anche se i suoi esempi sono tratti principalmente da Asia e Africa e cita poche situazioni latino-americane, non credo che ci sia uno strumento più prezioso delle idee e delle tesi di questo libro per capire quello che oggi sta accadendo in molti paesi dell'America Latina.
Non più di dieci anni fa, il cosiddetto nuovo continente (in realtà, vecchissimo) sembrava aver optato per gli strumenti dello sviluppo: democrazia e mercato. Governi civili si sostituivano alle dittature militari, si abbandonava l'autodistruttiva politica cepalista [della Commissione Economica per l'America Latina delle Nazioni Unite, ndr
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