Preoccupato rapporto del Wwf: sono 24 le specie arboree manipolate geneticamente in diciassette PaesiSuper-alberi modificati stanno crescendo anche in Italia Tra questi vi sono pioppi, castagni
noci, meli, betulle, aranci, pini, ulivi, pruni e anche eucalipti |
| Non solo mais, pomodori, patate: dopo il cibo ora arrivano anche alberi transgenici. Le
manipolazioni genetiche hanno messo radici tra pioppi, noci, meli, castagni, pruni, betulle, aranci,
pini, ulivi, eucalipti il cui DNA è stato modificato dall'uomo. Lo scopo, nella maggior parte dei casi,
è quello di ottenere alberi che producono più legname o raccolti più cospicui.
Il Wwf ha diffuso a livello mondiale un rapporto che definisce la situazione inquietante. In almeno 17
Paesi al mondo, compresa l'Italia, vi sono piantagioni sperimentali di essenze arboree nate
dall'ingegneria genetica che interessano 24 specie di alberi. Stati Uniti e Canada, come peraltro è
accaduto per le altre specie vegetali, sono in prima linea nella ricerca, e già nel 2001, secondo il
Wwf potremmo vedere in commercio legname o frutti provenienti da super-alberi modificati
geneticamente coltivati in Brasile, Cile, Cina, Indonesia, grazie ai fondi privati delle Nazioni più
industrializzate.
Negli ultimi cinque anni, le sperimentazioni stanno crescendo a un ritmo esponenziale (sono 44
solo quelle del 1998), sia per quanto riguarda il numero degli individui, sia per quanto riguarda il
numero delle specie interessate alle modifiche genetiche.
Il rapporto fa osservare che queste piantagioni sperimentali avvengono senza appropriati controlli
circa gli effetti dannosi che i super-alberi potrebbero avere sull'ambiente, visto che l'attenzione è
focalizzata quasi esclusivamente sui cibi transgenici. Ma intervenire sul DNA degli alberi potrebbe
significare una minaccia per l'equilibrio naturale degli ecosistemi. C'è il rischio - sostiene il rapporto
del Wwf - che le specie naturali a contatto con gli alberi transgenici vengano "contaminate"
geneticamente. Tutte queste sperimentazioni hanno avuto il consenso di governi, industrie o
istituzioni accademiche, ma non ci sono ricerche scientifiche sugli effetti a lungo termine di questi
alberi modificati sull'ambiente, sulla salute delle persone e degli animali. Il problema si pone
soprattutto per gli esperimenti in America Latina, in Africa, nel Sud-Est asiatico, dove i progetti
sono in mano al settore privato e dove non esiste o quasi una regolamentazione. La situazione è
più controllata nel Nord del mondo, dove generalmente sono le istituzioni scientifiche a condurre le
sperimentazioni.
Ma a cosa punta la creazione di alberi modificati geneticamente? Nel 75% dei casi a una maggiore
produttività di legname, a una sua crescita più veloce, ma anche una maggiore resistenza agli
erbicidi e alle malattie. Un caso interessante è quello del Giappone dove la Toyota, produttore di
automobili, ha avviato dal 1993, con il fine di contribuire all'abbattimento dell'anidride carbonica in
atmosfera, ricerche per ottenere con l'ingegneria genetica, alberi in grado di immagazzinare
quantità molto elevate di carbonio. Gli scienziati riferiscono però che con questo risultato si
incrementa anche un inaccettabile assorbimento d'acqua dal terreno.
Il rapporto del Wwf intende far conoscere le dimensioni del problema e invitare i governi ad adottare
misure severe di controllo su questo mercato. |