L'economia vista da una babysitter Crisi globale e capitalismo nelle
teorie di Krugman Torna la depressione? Nel suo nuovo saggio il guru
del Mit disegna gli scenari del futuro |
| Il verdetto, sfavorevole alla Microsoft, di un tribunale americano ha solo
incrinato il valore del titolo di Bill Gates e sicuramente non è riuscito ad
affondare la Borsa di New York. Di questo gigantesco mercato finanziario ha
però, altrettanto sicuramente, fatto aumentare la paranoia. Con maggio, l'indice
Dow Jones, autentico termometro-bandiera del capitalismo americano, ha
interrotto la salita trionfale che l'ha condotto non solo a sfiorare la mitica "quota
diecimila" ma a portarsi addirittura ben al di sopra di "quota undicimila"; a
partire da agosto non solo scende moderatamente, smentendo l'"ala dura"
degli analisti finanziari che crede in una crescita pressoché continua, ma inoltre
le sue convulsioni sono aumentate. Ormai cambia orientamento e direzione
diverse volte in una seduta, come se traducesse nelle svolte di un grafico una
sorta di angoscia esistenziale, avvertibilissima nell'economia americana.
È l'angoscia di una sfida alle leggi di gravità dell'economia, un'espansione
spettacolare, un aumento della produttività incredibile eppur difficile da
descrivere e da localizzare con precisione quello che sta vivendo l'America e
con essa tutto il capitalismo. Da un lato, l'entusiasmo della scoperta di nuovi
orizzonti di vita e di produzione, per cui le "autostrade elettroniche" di Internet
sembrano ormai avere un'importanza paragonabile a quella delle ferrovie al
momento della loro introduzione; con la differenza che le grandi trasformazioni,
che a quel tempo richiesero decenni, ora si svolgono in pochi trimestri.
Dall'altro, l'oscura sensazione di pattinare su un ghiaccio sempre più sottile,
sotto il quale c'è il baratro dell'insicurezza sociale e della crisi economica, della
perdita dei valori e della scomparsa dei posti di lavoro.
A dare veste ragionata a queste sensazioni confuse è il nuovo libro di Paul
Krugman, Il ritorno dell'economia della depressione, tradotto in italiano per i
tipi della Garzanti. Krugman, professore al prestigioso Mit, il Massachusetts
Institute of Technology, è diventato l'enfant terrible dell'economia americana
perché a un tempo bravissimo e arrogante, poco rispettoso delle regole formali
dell'accademia, ottimo scrittore e gran narcisista.
Krugman ha rivoluzionato la teoria dello sviluppo, attribuendo un ruolo
totalmente nuovo ai fattori geografici ed è stato pressoché l'unico economista a
prevedere la crisi asiatica, tra l'incredulità e il dileggio dei suoi colleghi, ai quali
- specie ai fautori estremi dell'economia di mercato - non risparmia frecciate
durissime. Krugman mantiene un sito su Internet sul quale, oltre ai suoi
moltissimi articoli scientifici e giornalistici, si può consultare la migliore
documentazione al mondo sulle economie dell'Asia. Vi si possono anche
contemplare le fattezze del professore in due fotografie distinte: una "in
uniforme", ossia con giacca e cravatta su uno sfondo di grattacieli, e l'altra "in
abiti civili", ossia con le maniche corte sullo sfondo di un corridoio universitario.
Ne Il ritorno dell'economia della depressione, Krugman fornisce una
spiegazione dei recenti, tormentatissimi sviluppi dell'economia mondiale che è
brillante, piuttosto convincente e molto chiara. "Come economista di una certa
fama sono assolutamente in grado di scrivere cose che nessuno può leggere",
afferma con una buona dose di tracotanza, "ma il mondo ha bisogno di
decidere sulla base di informazioni concrete; di conseguenza, le idee devono
essere rese accessibili a tutti gli interessati e non solo ai professori di
economia".
Ecco allora il professor Krugman sfoderare le sue virtù di saggista, chiarissimo
e graffiante. Utilizza come esempio le ipotetiche vicende di una cooperativa di
babysitter di Washington per portare il lettore in giro per il mondo, dalla crisi
messicana del 1995 alla crisi brasiliana di fine 1998; si sofferma sul lungo e
oscuro male del Giappone a su quell'ancora più oscura caduta di un'oscura
moneta, il bath thailandese, che diede il via alla più grave crisi del capitalismo
contemporaneo, all'ombra dei festeggiamenti per il ritorno di Hong Kong alla
Cina, nel "luglio dorato" del 1997. Non ama molto il Fondo Monetario,
accusato di aver creato, nel terribile autunno del 1998, "il peggiore dei mondi
possibili" per aver difeso, a un costo enorme, i tassi di cambio senza riuscire a
porre alcun limite alle speculazioni in caso di fallimento.
Di conseguenza "per la prima volta in due generazioni, la debolezza della
domanda è diventata una limitazione alla prosperità di una parte importante del
pianeta", come i batteri, spiega Krugman, che una volta portavano malattie
mortali, per un certo periodo furono sconfitti dalla medicina e ora sembrano
tornati. E così sette sistemi economici, dai quali ha origine un quarto della
produzione mondiale, hanno vissuto una caduta produttiva che assomiglia molto
a quella degli Anni Trenta.
Tutto questo non vuol dire che sia ritornata una depressione mondiale, è tornata
però l'economia della depressione; si è riaffacciato, cioè, lo stesso problema
che stava alla base della depressione degli Anni Trenta. "La scarsità della
domanda è ormai diventata un chiaro ostacolo al benessere in gran parte del
mondo", dice Krugman, con un chiaro riferimento ai problemi affrontati da
Keynes, le cui teorie però fanno efficacemente da sfondo alle difficoltà attuali.
Non si arriverà però necessariamente a una crisi di quella durezza né vi si deve
uscire con una replica della Seconda guerra mondiale. Per evitare conseguenze
gravi, secondo Krugman, occorre liberarsi di vecchi modi di pensare e
affrontare problemi nuovi in maniera nuova. Come il vecchio detto del liberismo
americano secondo cui "nessun pasto è gratis"; in realtà in certe situazioni "si
potrebbe effettivamente mangiare senza pagare perché ci sono risorse non
sfruttate che aspettano solo di esserlo".
E soprattutto occorre pensare in maniera nuova, "giocare con le idee" perché
"le persone austere, senza una vena di stravaganza, non sono quasi mai in
grado di avere buone intuizioni". In fondo, non ha fatto così anche Bill Gates
con la creazione e lo sviluppo della sua Microsoft? Sarà per questo che il
professor Krugman mantiene su Internet un sito blandamente anticonvenzionale
e si considera "in uniforme" quando veste giacca e cravatta. Forse anche
questo è un modo per combattere la vecchiaia del capitalismo e la paranoia
delle Borse. |