![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 NOVEMBRE 1999 |
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| Dal volume "Charles Darwin. Lettere 1825-1859", Raffaello Cortina Editore (pagg. 348, L 52.000), in libreria dal 23 novembre, anticipiamo un brano. |
II. Ora supponiamo che esista un essere il quale non giudichi in base alle semplici apparenze ma possa studiare tutta l'organizzazione interna - che mai è avvenuta per caso - e continui a selezionare per milioni di generazioni, seguendo un determinato fine, e dica quali sono i risultati che non può conseguire! In natura abbiamo qualche lieve variazione, talvolta di tutte le parti: e credo si possa dimostrare che un cambiamento delle condizioni dell'esistenza è la causa principale del fatto che il figlio non assomiglia esattamente ai genitori; in natura la geologia ci mostra quali cambiamenti sono avvenuti e stanno avvenendo. (...)
III. Io credo si possa dimostrare che sia all'opera un simile potere infallibile, ovvero la Selezione Naturale (il titolo del mio libro), che seleziona esclusivamente per il bene di ciascun essere organico. Il vecchio De Candolle, W. Herbert e Lyell nei loro scritti si sono espressi con decisione a favore della lotta per la vita, ma nemmeno loro con sufficiente decisione. Riflettete che ogni essere (perfino l'Elefante) si riproduce a una tale velocità che in pochi anni, o al massimo in qualche secolo o millennio, la superficie della Terra non basterebbe per ospitare la progenie di qualsiasi specie. Ho avuto difficoltà a tenere costantemente presente che l'aumento di ogni singola specie è tenuto a freno durante una certa parte della sua vita, o nel corso di una generazione che segue dopo un breve intervallo. Solo alcuni degli esemplari generati ogni anno possono vivere abbastanza da propagare la propria specie. Probabilmente è la più insignificante differenza che spesso determina chi sopravviverà e chi perirà.
IV. Ora prendete il caso di un territorio sottoposto a qualche cambiamento; quest'ultimo tendenzialmente farà sì che avvenga qualche leggera variazione nei suoi abitanti; con questo non credo che la maggior parte degli esseri muti in continuazione in misura sufficiente a far procedere la selezione. Alcuni degli abitanti verranno sterminati e gli altri verranno esposti all'interazione con un diverso gruppo di abitanti, cosa che io credo più importante del semplice clima per la vita di ciascun essere. Considerando l'infinita varietà dei modi di cui dispongono gli esseri per procurarsi il cibo lottando con altri esseri, per sfuggire al pericolo in varie fasi della vita, per far sì che i loro semi o uova vengano disseminati ecc. ecc., non posso dubitare che durante milioni di generazioni gli individui di una specie nascano con qualche leggera variazione proficua per qualche parte della sua economia; essa avrà così una migliore possibilità di sopravvivere, propagando tale variazione, la quale a sua volta verrà lentamente accresciuta dall'azione cumulativa della selezione naturale; e la varietà così formata coesisterà con la forma con cui è imparentata, o più comunemente la sterminerà. (...)
V. Ognuno solleverà obiezioni multiformi a questa teoria. Ma credo che gran parte di esse possano essere risolte in modo soddisfacente. "Natura non facit saltum" risponde ad alcune di quelle più ovvie. La lentezza del cambiamento, e il fatto che solo pochi siano sottoposti al cambiamento in qualsiasi epoca risponde alle altre. L'estrema imperfezione delle nostre testimonianze geologiche risolve ulteriori quesiti.
VI. Un altro principio, che potrà essere definito il principio della divergenza ha, io credo, una parte
importante nell'origine della specie. Lo stesso posto alimenterà più vita se occupato da forme molto diverse: lo vediamo nelle svariate forme generiche presenti in un metro quadrato di prato (ho contato 20 specie appartenenti a 18 generi), o nelle piante e negli insetti di qualsiasi isolotto uniforme, sul quale generi e famiglie sono numerosi quasi quanto le specie. (...)
Ogni nuova varietà o specie, una volta formata, prenderà in genere il posto dei genitori meno
adattati e così li sterminerà. Io credo sia questa l'origine della classificazione e organizzazione di tutti gli esseri organici in ogni tempo. Essi sembrano creare sempre nuove ramificazioni, che si
dividono e suddividono, come i rami di un albero che sorgono dallo stesso tronco; i rami vigorosi
distruggono quelli più deboli; i rami morti e caduti rappresentano brutalmente i generi e le famiglie
estinte.
Questo abbozzo è estremamente imperfetto; ma in uno spazio così breve non potevo far di meglio.
La vostra immaginazione dovrà colmare parecchie lacune. Perché senza qualche riflessione,
sembrerà tutto assurdo; ma forse continuerà a sembrare tale anche dopo aver riflettuto.