RASSEGNA STAMPA

10 NOVEMBRE 1999
LUCE IRIGARAY
Che cosa nasconde la voglia di ecstasy
I giovani cercano una via di fuga immediata e non sanno curare i loro desideri
NON si può considerare la tossicodipendenza come una malattia individuale. Essa è il frutto della nostra cultura profondamente colpita da patologia. E ciò per diversi motivi. Prima ragione, l'intera società, specie nei nostri paesi, ormai è drogata: dalla velocità, dal denaro, dalla violenza ambientale, per non parlare delle medicine ritenute indispensabili alla sopravvivenza. Anche la competizione individuale è una droga. Oggi disperazione, malattia, pericolo, morte sono componenti abituali con cui ci misuriamo nella vita quotidiana. Anche i discorsi privilegiano il tema della guerra, i rischi che minacciano il nostro pianeta, gli effetti dell'inquinamento sulla nostra salute. L'impressione è che non si parli d'altro. Né il cinema né la letteratura trattano altri argomenti.
E' come se gli esseri umani fossero schiacciati da queste questioni, costretti a volgersi al passato. A chi tenti di aprire un futuro più vivibile, subito si dà dell'utopista. Un divenire nuovo per l'umanità è considerato come un sogno, o un avvenire migliore come un'irrealistica prospettiva immaginaria. Come si può fare perché ragazzi e adolescenti non cerchino nella droga un rimedio contro la disperazione dilagante?
È normale che i ragazzi, gli adolescenti, vogliano sfuggire a questo mondo chiuso nel suo incubo, nella sua passiva rassegnazione. E' un segno di salute da parte loro volere scappare da questo universo infelice che è loro offerto come solo futuro possibile. Gli adulti peccano di colpevole inconsapevolezza quando ricorrono al giudizio, alla condanna e persino alla repressione nei confronti dei giovani che fumano, che bevono, che si drogano. Non fanno altro che appesantire la zavorra sulle spalle dei ragazzi. E ciò rischia di suscitare reazioni più negative ancora.
In realtà quali sono le soluzioni praticabili dai giovani per uscire dall'ambiente deprimente in cui sono stati cacciati?
Sembra che ce ne sia solo una: andare via. Diventano così nomadi. Si aspettano di trovare altrove ciò che non trovano qui. E a volte scoprono in un' altra cultura qualche ragione di vivere, un'occasione di speranza. Molti ragazzi di oggi sono multiculturali, ma è una scelta dettata dallo sradicamento. I giovani si allontanano da loro stessi per scappare alla sofferenza, all' assenza di prospettive dinamiche.
Viaggiano anche in loro stessi grazie alle droghe. Questo è possibile sul posto, e senza che i genitori se ne accorgano, almeno per un certo tempo. Il viaggio - in fase iniziale - costa meno che la partenza per un altro paese. I giovani viaggiano fuori o dentro a seconda delle loro possibilità, delle loro risorse. Fanno di tutto per sopravvivere, mettendosi sfortunatamente in sintonia con l'essenza stessa di una società malata: con la distruzione, la violenza, la malattia, la morte. Usano droghe non solo per immaginare un presente o un futuro più felici, per sognare o planare altrove, ma per esagerare le tendenze distruttive di questo mondo, e dunque per annientare se stessi.
Per fermare questo suicidio collettivo esistono soluzioni semplici, poco costose. Esse richiedono un po' di riflessione, un po' di lavoro e un grande amore della vita. I ragazzi e le ragazze sono pieni di energia e di desiderio. Se la loro vitalità fosse riconosciuta e coltivata, essi non diventerebbero questi adolescenti o giovani adulti che si distruggono. I genitori, gli insegnanti, i programmi scolastici dovrebbero preoccuparsi di indicare ai giovani strade che li incoraggino al rispetto di se stessi e a beneficiare delle ricchezze della vita. Ma spesso gli adulti hanno perso il gusto di questa ricerca. Sono diventati in gran parte indifferenti e insensibili. D'altra parte è questa apatia una delle ragioni che ha indotto gli adolescenti a cercare vie di fuga.
Un sentimento forte nei ragazzi - che meriterebbe un maggiore interesse da parte degli adulti - è il desiderio.
Un'emozione più forte di tutte le droghe! Invece di reprimere - nella migliore delle ipotesi chiudere gli occhi - sarebbe preferibile ascoltare ragazzi, incoraggiarli. Non certo a vivere in un mondo cieco le loro pulsioni ma a trasformare passioni solitarie in un cammino per andare verso l'altro - l'altra - con gioia, e addirittura con ebrezza.
Da alcuni anni lavoro sui giovani, soffermandomi in particolare sull'acquisizione dell'identità di genere, sul desiderio che sentono per l'altro. Attraverso parole e disegni, tento di condurli a scoprire la loro differenza - le loro differenze - e il fascino che essa riscuote ma anche la sofferenza o il ripiegamento che può provocare se non viene rispettata. Insegno a questi ragazzi e/o adolescenti strade per dialogare fra di loro sul piano del desiderio, dell'amore.
Le loro reazioni sono generalmente entusiaste, raramente reticenti. Ragazzi e adolescenti vorrebbero che gli incontri episodici che ho organizzato con loro diventassero corsi regolari. Vorrebbero imparare a desiderare, a amare. E non a reprimere con vergogna gli slanci che provano verso gli altri, le altre.
Perché non corrispondere alle loro aspettative? La cosa sarebbe tanto difficile? Perché gli adulti devono gravare sui ragazzi con il peso delle loro disavventure amorose, disillusioni e disperazioni? Forse noi avevamo convinzioni profonde alle quali attingere per alleggerire i nostri fallimenti.
Forse un tempo le donne interpretavano il desiderio come il cammino necessario verso la procreazione, ma non verso lo sbocciare della stessa identità umana.
I tempi sono cambiati! Sarebbe augurabile che dalla cosiddetta liberazione sessuale o liberazione della donna scaturisca la capacità di amarsi, anche nello scambio carnale. E che si scopra così una fonte di energia e di felicità che renda inutile il ricorso a ogni sorta di droga. Infatti, non è passando dalle droghe proibite alle droghe lecite, persino reimborsate dalle assicurazioni sociali, che troveremo la guarigione del nostro malessere. La soluzione mi sembra invece in una maggiore cura dei nostri desideri.
inizio pagina
vedi anche
Il mondo dell'uomo