RASSEGNA STAMPA

8 NOVEMBRE 1999
SALVO FALLICA
Scienza o non scienza, attenzione al metodo
Giovanni Boniolo, "Metodo e rappresentazione del mondo", Bruno Mondadori, pagine 492 lire 32.000
La filosofia non è morta, nè nella sua dimensione epistemologica né in quella gnoseologica. La filosofia è una forma di conoscenza razionale valida sul piano teoretico e metodologico. Seppur esplicitati in maniera difforme sono questi gli assunti fondamentali che ispirano la riflessione filosofica di Giovanni Boniolo in "Metodo e rappresentazione del mondo", libro edito da Bruno Mondadori. Che non a caso ha come sottotitolo la definizione "Per un'altra filosofia della scienza".Ed è la ricerca di una forma differente di meditazione epistemologica a costituire il filo rosso del tentativo intellettuale di Boniolo. Impegno cultural-filosofico che ha le sue origini in una evidente e polemica contrapposizione alle concezioni logico-linguistiche che a suo giudizio han finito per ridurre l'indagine filosofica all'analisi di branche e discipline disancorate dal mondo della vita. Mondo della vita che invece dovrebbe essere il nucleo essenziale della riflessione teorica, affinché la filosofia non sia arida logica, né venga parcellizzata in astratti giochi formali. L'autore lamenta una mutazione dello status teorico della filosofica che è stata trasformata in altro da sé, analisi del linguaggio o un insieme complicato di formule matematiche, che non permettono di accrescere la conoscenza umana. Nodo cruciale di questo argomento è l'affermazione che i problemi filosofici non sono il frutto di incomprensioni linguistiche o di paradossi logici, ma questioni da affrontare sul piano teoretico attingendo alla grande tradizione speculativa die va da Aristotele a Kant da Hertz a Weber. La filosofia non può esser ridotta a "retorica" o "sociologismo", l'ermeneutica post-moderna decostruzionista e critica, non può eludere la possibilità di porre questioni filosofiche e perché non metafisiche. Boniolo, che sul piano metodologico e gnoseologico si può definire uno studioso influenzato da Kant, sostiene che anche le questioni più complesse vanno poste , indagate, anche per esperire i limiti del pensiero, la finitezza delle capacità conoscitive degli esseri umani.
Al filosofo spetta il compito di porsi questioni delicate come il criterio di demarcazione fra scienza e non scienza, definire regole e metodi, ma senza scadere in posizioni meramente "formalistiche" non storicizzate e non riferite a contesti e situazioni reali. Si pone così la questione del ruolo della filosofia della scienza, che dev'essere informata da un "prescrittivismo prudente" e non forte e vincolante come quello di Popper. Si rischia di costruire dei criteri come il mito del falsificazionismo, che dà regole alla scienza, che spesso i fisici teorici hanno violato. Accostandosi al mondo della vita e alla storia della scienza ed analizzando casi particolari Boniolo elabora il concetto di "phronesis scientifica", ovvero "prudenza" o "saggezza", chiaramente ripreso dalla speculazione aristotelica. Si tratta di una forma di razionalità pratica, che pur prescrivendo regole, è talmente atipica da enfatizzare non la regola generale quanto la sua applicazione particolare. Questo implica che non si possono fornire criteri universali atemporali, ma valevoli ed utili in contesti culturali ben determinati. Alla riflessione sulla "metodologia contestualizzata", Boniolo associa una indagine sulla sfera gnoseologica. Partendo da presupposti kantiani esplicita la sua peculiare posizione teoretica: "Il soggetto conoscente non costruisce affatto il reale, ma lo costituisce attraverso le sue teorie e i suoi stati fisio-psicologici. Caso mai costruisce i concetti di ente in modo tale che questi costituiscano in un certo modo aspetti della realtà". Così evita le trappole del costruttivismo radicale o all'opposto del realismo ingenuo. Anche se Boniolo di contro alla moda di rigetto dei metodi autentici della riflessione filosofica, non ha timore a definirsi realista intorno alla natura, conoscibile empiricamente. E dovrebbe far riflettere che alle soglie del terzo millennio tornare alla filosofia come forma di conoscenza critica e sintetica del mondo fenomenico, voglia dire tornare a Kant!
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Cultura-Impresa scientifica