RASSEGNA STAMPA

3 NOVEMBRE 1999
LUIGI DALL'AGLIO
IL BIG BANG DELLA GENESI
Parla Gerald L. Schroeder, fisico e teologo israeliano: la matematica prova che all'inizio dell'universo c'è la creazione
"A differenza di Hawking penso che non basti il tempo dalle origini a oggi perché si produca la vita con combinazioni casuali"
"I 15 miliardi di anni, compressi con la relatività, sono come i sei giorni biblici"
L'universo, la vita, gli esseri umani: tutto questo non può essere venuto fuori per caso, e il perché è estremamente semplice: non ci sarebbe stato il tempo. Quindici miliardi di anni, quelli che ci separano dal Big Bang, non sarebbero bastati. Sembra l'uovo di Colombo: fra i tanti studiosi che riflettono sull'origine dell'universo, nessuno aveva pensato di fare un certo calcolo. Ha provveduto lui, Gerald L. Schroeder, fisico e teologo israeliano, formatosi al Massachusetts Institute of Technology. E, come dimostra il saggio appena uscito dal Saggiatore Genesi e Big Bang (pagine 262, lire 28.000), è arrivato alla conclusione per una via abbastanza insolita.
"Partiamo dall'argomentazione cara al fisico inglese Stephen Hawking, il quale - come è noto - non crede nella Creazione. Prova e riprova - egli scrive - per caso può avvenire di tutto. Può anche accadere, aggiunge, che una scimmia, pestando a casaccio con le dita su una macchina per scrivere, "una volta ogni tanto" riesca a sfornare un sonetto di Shakespeare. Bene: secondo i miei calcoli, le probabilità che un evento così improbabile si verifichi sono una su 10 seguito da 689 zeri. Per capire quanto è smisurato questo numero, si pensi che dal Big Bang a oggi, cioè da 15 miliardi di anni fa alle ore nove di questa sera, è trascorso un numero di secondi pari a 10 seguito da appena 18 zeri. Insomma: quanto tempo ci sarebbe voluto perché - attraverso innumerevoli tentativi casuali - potesse realizzarsi accidentalmente lo straordinario mondo della vita, che è ben più complesso di un sonetto di Shakespeare perché richiede un numero di variabili infinitamente più grande?".
Il cosmologo Trinh Xuan Thuan afferma che la nascita casuale dell'universo è improbabile quanto un arciere che riesca a colpire un bersaglio di un centimetro quadrato da una distanza di quindici miliardi di anni luce. Ma lei, nel suo libro mette in campo cifre più precise. Come le è venuta l'idea?
"Leggendo quell'argomentazione di Hawking , ho pensato: proviamo a calcolare quando può verificarsi quella "volta ogni tanto", quel caso che Hawking reputa quasi normale. Ho preso il sonetto di Shakespeare che comincia con il famoso verso "Shall I compare thee to a summer's day?" (Ti paragonerò a un giorno d'estate?) che è formato da 488 lettere. Ma si può fare un esempio anche più semplice. Si può prendere la metà del primo verso: una frase composta di sole 16 lettere. Per esaurire tutte le combinazioni possibili, le scimmiette impiegherebbero due milioni di miliardi di anni. Allora, io vorrei dire a Hawking che, se anche tutte le scimmie e tutti gli altri animali della Terra si mettessero a battere sui tasti di macchine per scrivere, per un tempo enormemente superiore a quello trascorso dal Big Bang a oggi, le probabilità di veder comparire un sonetto di Shakespeare sarebbero incredibilmente esigue. E la vita, ripeto, è molto più complessa di un sonetto shakespeariano".
Dopo aver studiato, per 35 anni, il Big Bang a Boston e la Bibbia a Gerusalemme, lei afferma che il Big Bang è il nome scientifico della Creazione. E che i sei giorni della Creazione non sono altro che i 15 miliardi di anni che ci dividono dal Big Bang.
"Quindici miliardi di anni o sei giorni? Quanti si sono sbigottiti davanti a questa apparente contraddizione! Sia chiaro: nessuno vuole ricorrere a spiegazioni banali, come quella di stabilire per convenzione che un giorno della Bibbia equivale a tre miliardi di anni. Avremmo sistemato tutto; troppo comodo. No. Secondo me, si può mettere d'accordo Bibbia e scienza dimostrando che la stessa, unica sequenza di avvenimenti che va dal principio fino alla comparsa del genere umano, ha richiesto simultaneamente sei giorni e 15 miliardi di anni".
Come afferrare questa simultaneità che sembra fare a pugni con il senso comune?
"Come comprimere quindici miliardi di anni in sei giorni? E' tutto lì. E ci si riesce con l'aiuto della teorie einsteiniane della relatività. Poche teorie hanno avuto un effetto così profondo sulla comprensione umana della Genesi. E' Albert Einstein a offrirci l'aiuto per far combaciare il calendario cosmologico moderno con quello biblico. La legge della relatività ci dice che le dimensioni dello spazio e il trascorrere del tempo non sono valori assoluti. Tutto dipende dal rapporto fra osservatore e osservato.
Einstein ha dimostrato che, quando un singolo evento viene osservato da due sistemi di riferimento diversi, un miliardo di anni dell'uno può equivalere a un giorno dell'altro".
E' la compressione del tempo a spiegare la discrepanza tra sei giorni e 15 miliardi di anni?
"A mio giudizio, sì. La Bibbia guarda il tempo partendo dal principio, quando il tempo non esisteva ancora. La Bibbia vede i sei giorni della Creazione da una prospettiva che include l'intero universo, guarda al futuro dal passato, cioè dall'inizio del tempo. Allora il tempo appare fortemente compresso. Nei sei giorni della Genesi, il tempo abbraccia tutti i miliardi di anni della cosmologia. Il calendario, come lo sperimentiamo noi, comincia con la comparsa dell'uomo. Per il passato è necessario abbandonare la visione newtoniana del mondo ed entrare nell'universo della relatività di Einstein. Come spiego nel libro successivo che ho appena finito - The science of God, che deve ancora arrivare in Italia - il tempo si comprime mille miliardi di volte. E i 15 miliardi di anni di cui parla la cosmologia moderna diventano appunto 15 miliardi di anni divisi per mille miliardi. Cioè sei giorni. Dal Big Bang a oggi sono passati esattamente i sei giorni di cui parla la Bibbia".
Dunque con le teorie di Einstein si arriva a dare ragione alla Bibbia?
"La cosmologia deve molto anche ai premi Nobel Arno Penzias e Robert Wilson, che nel 1965, nel Bell Telephone Laboratory a Crawford Hill, nel New Jersey, scoprivano la radiazione di fondo. Cioè l'eco del Big Bang. Prima di allora, i due terzi degli scienziati americani ritenevano che l'universo fosse eterno e che la Bibbia avesse sbagliato. La scienza ha fornito invece la prova che le Scritture avevano ragione. La parola divina, espressa nelle Scritture, era anche nascosta nella realtà della natura".
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