New Age in salsa europeaFerrarotti, "I pensatori deboli? Adepti inconsapevoli" La razionalità oggi appare priva di scopo. E il tempo è schiacciato sull'immediato |
| Tramonto, eclissi, crisi. Tempi felici quando la ragione veniva vista come una grande malata, di cui si poteva auspicare comunque la guarigione (o una nuova alba), e ci si poteva baloccare con i termini più disparati per dipingere la situazione. Adesso il gioco è fatto: il nemico è dentro le mura di casa. Annunciano allarmati maitres à penser che l'irrazionalismo avanza, dilaga, conquista i più importanti contrafforti del pensiero razionale. Complice non piccola. anche se sembra un paradosso, la tecnologia trionfante.
Franco Ferrarotti, grande vecchio della sociologia italiana, ha da poco terminato un'opera dedicata a questo argomento. Si intitola "La verità? E' altrove. All'insegna del New Age", la pubblica l'editore romano Donzelli e arriverà in libreria nei prossimi giorni. In pochi tratti, lo studioso compendia il quadro.
"Cos'è l'irrazionalità? E' negazione romantica, vittoria del sentimento, dell'emozione. E l'emozione, oggi, sta lussureggiando sfrenata, sta mietendo successi. Perché c'è un collegamento con i prodotti più raffinati del calcolo scientifico, del pensiero razionale, con la tecnologia che elabora i flussi di informazione. Un esempio lampante viene da Internet. E con una ricaduta politica terribile. Nel senso che un governo può anche far bene, ma se l'impressione, il dato emotivo, è che faccia male, è con questo marchio che viene bollato".
| Il sentimento, l'emozione, non si scoprono certo oggi. |
"No di certo. Il fatto nuovo è che un'emotività tardo-romantica si innesta su una razionalità priva di scopo".
| Come sì può parlare di razionalità senza scopo? |
"Mi spiego. Ci sono, a mio avviso, due fatti fondamentali: un indebolimento della concettualizzazione, del sillogismo aristotelico, della sequenza logica per parlar chiaro, e la negazione dell'antefatto, che comporta una dilatazione del presente vissuto come comprensivo anche del futuro. C'è una grande enfasi sull'anticipazione avveniristica; e questo ha prodotto l'abolizione delle categorie kantiane di spazio e tempo".
| Ma per l'uomo della strada, questo che importanza può avere? |
"Tanta, anche se magari non se ne accorge. Perché il mito dell'anticipazione, sposandosi all'indebolimento della sequenza logica, schiaccia i suoi fruitori sull'immediato. Ecco, allora, che si impone una rinuncia alla maturità tradizionale in nome di un'adolescenza protratta. Ed ecco che ci sfilano sotto gli occhi delle generazioni "allungate", che possono permettersi di mantenersi giovani fino a 30-35 anni. Del resto, cosa sono i vecchi se non giovani onorari?
Vanno in discoteca, in motocicletta".
| Non lo avrebbe fatto anche Faust, se fosse vissuto oggi |
"Lasciamo perdere. Diciamo piuttosto che per fortuna ci sono le lombaggini, i reumatismi. Altrimenti, con questa Vecchiaia evergreen, si arriverebbe all'abolizione dei concetti di limite e di morte. Che poi, molto semplicemente, significa la messa tra parentesi di ciò che la tecnologia, con i suoi grandi mezzi, non è in grado di spiegare. Al tempo stesso, però, proliferano l'accanimento terapeutico, il commercio di organi, che tratta l'uomo come un motore su cui si innestano al momento opportuno dei pezzi di ricambio".
| D'accordo, ma la NewAge in tutto questo come c'entra? |
"C'entra perché propone un modello che rinuncia al concetto di verità, sia platonica che scientifica. Un apporto di matrice orientale, che ha avuto il suo Marcuse in Gregory Bateson, e sembra anche un modo per sanare i limiti dell'antropocentrismo occidentale. Che è poi eurocentrismo anche quando è di bandiera statunitense, ma che di fronte ai grandi movimenti migratori non è più la cultura dominante. Tutto il nostro sistema educativo, la religione occidentale fanno perno su quest'idea antropocentrica, che vede le altre culture come abusive, preculture in attesa per essere integrate".
| Il mito della verità, però, è messo in seria discussione anche da pensatori occidentali. E in Italia i teorici del pensiero debole hanno una discreta audience. |
"E sono gli adepti inconsapevoli della New Age. Cioè, sono consapevoli dei limiti della cultura occidentale, ma poi non hanno il coraggio di pensarsi fino alla fine permanendo in un atteggiamento picaresco, in un vivere relativo, in un diluire o degradare il pensiero in un generale pressappochismo. Va bene la rinuncia alla verità come dogma; meno bene l'accettazione del relativismo, che vuol dire sottrarsi al giudizio. Nei casi migliori, sono figli spurii di Husserl, grande quando critica la razionalità cartesiana, ma che poi contesta la generalizzazione del mondo. E. non si rende conto che anche l'operazione di decapitare la filosofia è un atto filosofico". |