RASSEGNA STAMPA

31 OTTOBRE 1999
BRUNO GRAVAGNUOLO
Xenofobia il nuovo conflitto
ROBERTO CHIARINI: IMMIGRAZIONE DISCRIMINE DESTRA/SINISTRA
Cosmopolitismo come tratto fondamentale dì un'identità liberale e democratica
La situazione italiana è peculiare In Europa spinte xenofobe oltre gli argini
"E' la xenofobia il vero punto di coagulo di tutti i conflitti nelle società avanzate: da quelli distributivi a quelli culturali e di identità. Ed è la xenofobia, dopo l'89, il nuovo crinale tra destra e sinistra". Alla domanda "che cosa è destra oggi?", risponde così Roberto Chiarini, docente di Storia dei partiti politici all'Università di Milano, studioso del liberalismo, del fascismo e del neofascismo. E' una risposta netta, che affiora in alcuni degli studi di Chiarini. Ad esempio nel volume Marsilio "La destra Italiana"(1996).O nel saggio uscito sull'ultimo numero di "Nuova Storia contemporanea", dedicato a "La lunga marcia della destra italiana". Ma indirettamente, quella risposta, è anche un'indicazione di percorso per la futura identità della sinistra, chiamata sempre più a misurarsi con quell'ondata populista e xenofoba che oggi in Europa irrompe in due paesi "minori": l'Austria e la Svizzera. Due paesi che in scala un po' più grande ripetono la protesta della Lega di Bossi, "ormai in fase calante - dice Chiarini - ma già laboratorio in Italia di una questione globale: il populismo anti-immigrazione".
Professor Chiarini, dopo il 1989 la destra non è affatto sparita, malgrado la profezia di Fukuyama su un'egemonia mondiale del liberalismo. Torna sotto forma di xenofobia, nazionalismo e fondamentalismo. E' così?
"Presa alla lettera la profezia di Fukuyama era certo bislacca. Assurdo profetizzare la fine del conflitto tra polarità economiche e socioculturali. Entro certi limiti però quella profezia coglieva un punto reale. E cioè: le linee di frattura tra destra e sinistra - così marcate nel'900 e fornite di guerre civili - si sono modificate e sovrapposte. Non a caso in Italia ci siamo chiesti tutti - guidati da Bobbio - cosa fossero la destra e la sinistra. In realtà i conflitti attuali non si iscrivono nell'architettura precedente. E si stenta ad elaborarli concettualmente".
Da dove partire per tracciare la nuova mappa?
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"C'è un conflitto transnazionale, che separa le aree ricche da quelle povere. Del quale l'emigrazione è l'espressione più visibile, ad alta carica conflittuale. Ebbene, la distinzione destra-sinistra riemerge come contrasto tra xenofobia e cosmopolitismo solidale. A tappe, da un ventennio a questa parte, Germania, Olanda, Francia, Austria, Svizzera - e ancor prima l'Italia con la Lega - sono state investite da quel contrasto. Infatti il tema della protesta xenofoba è di nuovo il punto di forza di una nuova "soggettività" politica. Di massa e organizzata. Che si pone, nei confronti di tutto il resto, in termini antagonisti: contro i partiti, il welfare e il sistema politico. La reazione all'immigrazione configura così un compiuto orizzonte antisistema, ostile ai princìpi della convivenza liberal-democratica. Mentre in tutta Europa le vecchie destre estreme si sono ridotte a piccoli rivoli, sulle loro ceneri è fiorita una nuova destra xenofoba. La cui forza oscilla tra il 15 e 20%...".
Dopo l'era di Reagan e Bush, questo vale anche per l'America di Clinton?
Vale meno per gli Usa. Anche perché lì ci sono un sistema politico e una cultura più attrezzate. A parte corposi fenomeni endemici, la protesta xenofoba non riesce ancora a trovare una vera espressione politica. E tuttavia, nella campagna elettorale presidenziale assistiamo ad alcune "new entry" piuttosto inquietanti sul fronte della destra. Ad esempio Pat Buchanan. Attira cospicue porzioni di un elettorato che non si riconosce più come articolazione della destra repubblicana. E che esprime domande più radicali: di casta, di ceto, di gerarchia e distinzione etno-culturale. Non è infondato ricondurre tutto ciò al timore per una prosperità economica ormai a rischio. E alla premonizione d'un ciclo calante in occidente. Poi ci sono Trump e Bush Jr, più impegnati contro l'aborto e i diritti civili. Ma incalzati da un clima di ostilità xenofoba che attende ancora di essere sistematizzata ideologicamente. Per distante che tale clima possa apparire, c'è affinità tra la nuova destra americana e la predicazione di Haider, anticipata in Italia dalla nostra lega".
Dunque è la xenofobia l'asse attorno a cui si sta riclassificando l'identità della nuova destra in occidente?
"Lo è, e lo sarà sempre più. Proprio per la capacità intrinseca che la xenofobia racchiude. Capacità di aggregare i ceti sociali oltre le differenze. E di dettare le priorità dell'agenda politica, all'insegna di un possibile quadro di riferimento ideologico. Altra destra non vedo".
E la destra moderata di Kohl e Berlusconi, che posto occupa m questo scenario?
"Assodato che la destra radicale di un tempo non è spendibile, e che la destra del futuro sarà xenofoba, c'è la destra liberale e quella neo-nazional-liberale. Fini in Italia, appartiene a quest'ultima. Vi si è iscritto dopo aver capito che era necessario liberarsi dall'armatura social-nazionale del Msi. Quanto alla destra liberalmoderata, quella di Berlusconi e Kohl, anch'essa ha un problema d'identità molto forte. E lo ha da quando il collante dell'anticomunismo non funziona più. E da quando le politiche anti-welfare, spinte oltre un certo limite, hanno trovato un limite inaggirabile in termini di consenso ed efficienza economica. Ecco perché la Thatcher, a un certo punto, ha scoperto addirittura una forma di nazional-populismo "british", puntando sul leaderismo carismatico..".
Lei batte su populismo e xenofobia. Ma l'attacco al Welfare e il conflitto distributivo persistono. C'è una miscela di tradizionalismo e di autoritarismo liberale?
"Forse, ma non vedo ancora un mix coerente in questa destra in movimento. Perché i dosaggi dipendono dalle situazioni particolari. E dalla personalità del leader. Ciascuno dei quali, di volta in volta, appoggia il fucile su spalle diverse. Privilegiando il liberismo. Oppure il tradizionalismo con venature xenofobe. Il quadro non è chiaro. Ma intanto sullo sfondo l'opzione xenofoba diviene sempre più forte ... ".
Torniamo all'Italia. Conviveranno, sino a fondersi, le due destre di Fini e Berlusconi, oppure no?
"Per il momento sono due destre profondamente diverse. Molto meno distanti - per intendersi - del vecchio Msi e del vecchio PLI. Prima, tra i due partiti, c'era la discriminante antifascista, malgrado l'intesa anticomunista e l'ostilità comune al centrosinistra di allora. Oggi quel discrimine è caduto, assieme al comunismo. Fini ha fatto la sua Bad Godesberg a Fiuggi, sull'onda di una scoperta: la convenienza del maggioritario. Ma è stata una scelta repentina e tattica, perché sino al 1991 il Msi era proporzionalista. Invece, cori la polarizzazione elettorale degli anni '90, la classe dirigente missina scopre di non essere affatto destinata alla sparizione, quanto ad un possibile ruolo di governo. Se nonché, la cultura e l'insediamento sociale di An, sono ancora permeati di tradizionalismo radicale, malgrado la cultura neoliberale del vertice. C'è in An un sottofondo dormiente che può essere trasformato. Ma che può riattivarsi, in certe circostanze. Un sintomo di questa ambivalenza? Emerge dai sondaggi sulle preferenze culturali dei militanti di An. Che assemblano Popper, Sturzo, Gentile e Von Mises, De Benoist. Autori magari non letti, ma simboli contraddittori di un'identità incertissima".
Tuttavia, se gli ex post-fascisti col loro retroterra convergono al centro -magari per via referendaria - anche Berlusconi rivendica un'identità centrista...
"Il liberalismo di centro di An è molto volatile. Non è ancora una cultura politica, ma solo una scelta di campo. Berlusconi invece oscilla tra il "partito liberale di massa" e quel moderatismo Dc, già sostegno diffuso del vecchio pentapartito. Insomma, per vari motivi si tratta di due destre che competono. Sono etereogenee al loro interno, e non facilmente conciliabili...".
Dopo la crisi della Lega, una xenofobia europea in versione moderata potrebbe unire le due destre italiane?
"Può darsi. In fondo siamo l'unico paese europeo in cui non è ancora emersa una destra estrema in grado di rilanciarsi su questo tema. L'Italia però gode di una peculiarità. Certe spinte radicali, come quelle xenofobe, allignano. Ma via via si depotenziano. Imbrigliate come sono dalle culture di riferimento tradizionali - quella cattolica e quella socialista. Forti alla base e al vertice del paese. L'immigrazione comunque resterà un innesco formidabile di xenofobia. E molto dipenderà dal bipolarismo. Dalla sua capacità di istituzionalizzare certe spinte. Se il centro destra si sposterà troppo al centro, lasciando al palo An, allora il radicalismo xenofobo avrà un'impennata. Va da sé tuttavia che questo ragionamento riguarda solo l'Italia. Perché la destra xenofoba in Europa ha già sfondato gli argini"
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vedi anche
Filosofia morale