| Le "opinioni" sono sempre disperatamente
soggettive? Vox populi, vox Diaboli? | Adam Smith è l'autore di due celebri metafore. L'una, la metafora della
"mano invisibile", è entrata nel dominio pubblico. L'importanza dell'altra,
quella dello "spettatore imparziale", non è altrettanto riconosciuta
eppure è probabile che le due metafore riassumano una problematica e
un'intuizione comuni.
La "mano invisibile" riconcilia interesse privato e interesse generale.
"Non dalla benevolenza del macellaio attendiamo il nostro pasto": nel
perseguire obiettivi egoistici, nell'abbassare i prezzi o migliorare la
qualità della carne che propone per attirare l'avventore, il macellaio
contribuisce a generare una struttura ottimale dell'offerta a vantaggio del
consumatore. Allo stesso modo, è probabile che nella mente di Smith
l'altra metafora, dello "spettatore imparziale", indicasse non una
semplice finzione ma il processo complesso attraverso cui, a certe
condizioni, opinioni e giudizi individuali "carichi di pregiudizi" per effetto
degli interessi e delle passioni di ciascuno possono, una volta aggregati,
produrre un'opinione o un giudizio conforme all'interesse comune.
In altri termini, lo "spettatore imparziale" sarebbe una "mano invisibile",
dotata della capacità di trasmutare non l'egoismo in altruismo ma
l'opinione "piena di pregiudizi" in opinione conforme all'interesse
comune.
Di sicuro, per la teoria politica importa sapere se la massima
fondamentale della democrazia Vox populi, vox Dei, merita di essere
presa sul serio oppure no. Nel secondo caso, non si vede come sfuggire
alle analisi, sviluppate in particolare dalla tradizione marxista, che
identificano nelle consultazioni dell'opinione una manipolazione e un
inganno.
Anche se non viene direttamente posta da Smith, la questione della
validità della massima Vox populi, vox Dei è chiaramente alla radice
della tesi che fonda la sua Teoria dei sentimenti morali, secondo la quale
l'individuo sarebbe in un certo qual modo composto da due "io", un
"attore parziale" e uno "spettatore imparziale".
Tutto sommato, quest'ultimo rientra in una vasta e importante famiglia
concettuale: la "ragion pratica" di Kant; la "razionalità assiologica" di
Weber; il senso del "sacro" di Durkheim; il "velo dell'ignoranza" di
Rawls.
Vorrei trarre da Smith uno schema alimentato da moderne ricerche delle
scienze sociali e illustrarne la rilevanza non solo per spiegare grandi fatti
dell'evoluzione sociale e politica, ma anche per analizzare i dati prodotti
dalle indagini di opinione, uno schema riassumibile in tre punti:
Importanti lavori hanno richiamato l'attenzione sul fatto che i giudizi e le
opinioni individuali sono affette da "pregiudizi" di ogni tipo, e hanno
proposto una serie di schemi teorici per capirne l'origine. Anche se
rappresentano un contributo essenziale delle scienze sociali
contemporanee, questi schemi teorici non hanno ricevuto l'attenzione
che si meritano. D'altronde sono stati elaborati indipendentemente gli uni
dagli altri, perciò di rado sono stati collegati e ancor meno considerati
come tasselli complementari - eppure lo sono - di una teoria delle
opinioni. Sono schemi importanti perché rivelano che i motivi per
spiegare le opinioni oscillano - secondo parametri che caratterizzano il
soggetto, il suo ambiente e le domande che gli sono poste - tra i poli
del particolarismo e dell'universalismo. In altre parole, secondo lo stato
dei parametri, i soggetti sono più o meno vicini al modello dell'"attore
parziale" o invece a quello dello "spettatore imparziale". Pertanto ho
maggiori probabilità di esprimermi in nome dello spettatore imparziale se
mi si interroga su una questione che non mi riguarda direttamente.
Altrimenti detto, in una consultazione reale o simulata, se una
maggioranza di soggetti si trova o meno nella situazione dello
"spettatore imparziale", la massima Vox populi, vox Dei ha probabilità o
meno di essere applicabile.
Lo spettatore imparziale non è "convenzionalista", non giudica soltanto
in nome dei costumi sociali vigenti. Come giustamente riconosce Max Scheler, la teoria di Smith concepisce lo "spettatore imparziale" come
una sorta di giudice che si sforza di fondare le proprie conclusioni sugli
argomenti più saldi possibili.
Lo spettatore imparziale ha una reale influenza sociale. Infatti, il suo
sguardo va temuto perfino da un gruppo capace di imporre i propri
interessi all'insieme della società.
Questo schema fornisce una potente teoria dei sentimenti e dei giudizi
di valore collettivi. Non ha suscitato una sufficiente attenzione per il
semplice motivo che le scienze sociali tendono a concentrarsi
esclusivamente su altri due modelli. Il primo insiste sui "pregiudizi"
socio-culturali che influenzano gli apprezzamenti dell'"attore parziale" e
trascurano lo "spettatore imparziale" pur presente anch'egli nel soggetto
sociale. E nemmeno il secondo modello, detto dell'"utilità attesa"
("rational choice model"), riconosce il ruolo dello "spettatore
imparziale" poiché parte dal principio che condotte, atteggiamenti,
sentimenti e valutazioni dell'attore sociale gli vengono dettati dai suoi
interessi così come li intende.
In realtà in certi casi è possibile determinare se i risultati di un'indagine
di opinione possono essere considerati come dovuti a una maggioranza
in posizione di spettatore imparziale oppure di attore parziale.
Si osservano oggi numerosi esempi di "razionalizzazione diffusa" della
vita politica indotta dallo "spettatore imparziale": egli è, in ultima
istanza, responsabile delle dimissioni della Commissione europea
avvenuta nel 1999, della messa in discussione delle pratiche del
Comitato Internazionale Olimpico, o della laboriosa eliminazione degli
aspetti oligarchici della democrazia francese. Domani, sarà responsabile
del fatto che il sindacato dei trasporti immaginerà forse modalità di
azione collettiva più accettabili degli scioperi, sull'esempio degli
elettricisti che hanno definitivamente rinunciato a togliere la corrente
quale mezzo di protesta. E forse si diffonderà addirittura nella classe
politica l'idea che la popolarità e la legittimità dell'uomo pubblico gli
vengano innanzitutto dall'attenzione che presta allo "spettatore
imparziale", ben più che dalla sua "immagine" foggiata dai consulenti di
comunicazione, o dagli sforzi che fa per soddisfare gli interessi di tal o
tal altra "categoria" o "comunità".
I micro-meccanismi che per vie diverse la sociologia moderna, nelle sue
tendenze proficue, discerne sotto i dati delle indagini consentono anche
di intravvedere una teoria delle opinioni la quale, pur evitando
l'eclettismo, potrà superare finalmente sia il modello di ispirazione
meccanica, pigro e carico di "pre-nozioni" che consiste nello spiegare
ogni correlazione tra opinione e dato sociobiografico con una "forza"
occulta, e il modello di ispirazione economica, immesso sul mercato da
marxisti, nietzsciani e fautori del modello dell'"utilità attesa", il quale
esige che le opinioni del soggetto sociale gli siano dettate da interessi
individuali e/o collettivi.
Dal punto di vista della teoria politica, però, importa che, secondo la
natura delle domande poste in una data consultazione reale o simolata,
le risposte dei consultati possono essere tendenzialmente e
prevalentemente quelle di "attori parziali", come quando si chiede ai
francesi se si curano della diminuzione delle tasse, se approvano la
legge sulle trentacinque ore, oppure se sono risposte di "spettatori
imparziali", come quelle dei soggetti interpellati per sapere se provano
maggior simpatia per Antigone o per Creonte, o a proposito del processo
del sangue contaminato con HIV. Nel primo caso, Vox populi, vox Dei,
nel secondo, Vox populi, vox diaboli.
(Traduzione di Sylvie Coyaud) |