RASSEGNA STAMPA

31 OTTOBRE 1999
RAYMOND BOUDON
Le "opinioni" sono sempre disperatamente soggettive? Vox populi, vox Diaboli?
Adam Smith è l'autore di due celebri metafore. L'una, la metafora della "mano invisibile", è entrata nel dominio pubblico. L'importanza dell'altra, quella dello "spettatore imparziale", non è altrettanto riconosciuta eppure è probabile che le due metafore riassumano una problematica e un'intuizione comuni. La "mano invisibile" riconcilia interesse privato e interesse generale.
"Non dalla benevolenza del macellaio attendiamo il nostro pasto": nel perseguire obiettivi egoistici, nell'abbassare i prezzi o migliorare la qualità della carne che propone per attirare l'avventore, il macellaio contribuisce a generare una struttura ottimale dell'offerta a vantaggio del consumatore. Allo stesso modo, è probabile che nella mente di Smith l'altra metafora, dello "spettatore imparziale", indicasse non una semplice finzione ma il processo complesso attraverso cui, a certe condizioni, opinioni e giudizi individuali "carichi di pregiudizi" per effetto degli interessi e delle passioni di ciascuno possono, una volta aggregati, produrre un'opinione o un giudizio conforme all'interesse comune. In altri termini, lo "spettatore imparziale" sarebbe una "mano invisibile", dotata della capacità di trasmutare non l'egoismo in altruismo ma l'opinione "piena di pregiudizi" in opinione conforme all'interesse comune.
Di sicuro, per la teoria politica importa sapere se la massima fondamentale della democrazia Vox populi, vox Dei, merita di essere presa sul serio oppure no. Nel secondo caso, non si vede come sfuggire alle analisi, sviluppate in particolare dalla tradizione marxista, che identificano nelle consultazioni dell'opinione una manipolazione e un inganno.
Anche se non viene direttamente posta da Smith, la questione della validità della massima Vox populi, vox Dei è chiaramente alla radice della tesi che fonda la sua Teoria dei sentimenti morali, secondo la quale l'individuo sarebbe in un certo qual modo composto da due "io", un "attore parziale" e uno "spettatore imparziale".
Tutto sommato, quest'ultimo rientra in una vasta e importante famiglia concettuale: la "ragion pratica" di Kant; la "razionalità assiologica" di Weber; il senso del "sacro" di Durkheim; il "velo dell'ignoranza" di Rawls.
Vorrei trarre da Smith uno schema alimentato da moderne ricerche delle scienze sociali e illustrarne la rilevanza non solo per spiegare grandi fatti dell'evoluzione sociale e politica, ma anche per analizzare i dati prodotti dalle indagini di opinione, uno schema riassumibile in tre punti: Importanti lavori hanno richiamato l'attenzione sul fatto che i giudizi e le opinioni individuali sono affette da "pregiudizi" di ogni tipo, e hanno proposto una serie di schemi teorici per capirne l'origine. Anche se rappresentano un contributo essenziale delle scienze sociali contemporanee, questi schemi teorici non hanno ricevuto l'attenzione che si meritano. D'altronde sono stati elaborati indipendentemente gli uni dagli altri, perciò di rado sono stati collegati e ancor meno considerati come tasselli complementari - eppure lo sono - di una teoria delle opinioni. Sono schemi importanti perché rivelano che i motivi per spiegare le opinioni oscillano - secondo parametri che caratterizzano il soggetto, il suo ambiente e le domande che gli sono poste - tra i poli del particolarismo e dell'universalismo. In altre parole, secondo lo stato dei parametri, i soggetti sono più o meno vicini al modello dell'"attore parziale" o invece a quello dello "spettatore imparziale". Pertanto ho maggiori probabilità di esprimermi in nome dello spettatore imparziale se mi si interroga su una questione che non mi riguarda direttamente.
Altrimenti detto, in una consultazione reale o simulata, se una maggioranza di soggetti si trova o meno nella situazione dello "spettatore imparziale", la massima Vox populi, vox Dei ha probabilità o meno di essere applicabile.
Lo spettatore imparziale non è "convenzionalista", non giudica soltanto in nome dei costumi sociali vigenti. Come giustamente riconosce Max Scheler, la teoria di Smith concepisce lo "spettatore imparziale" come una sorta di giudice che si sforza di fondare le proprie conclusioni sugli argomenti più saldi possibili.
Lo spettatore imparziale ha una reale influenza sociale. Infatti, il suo sguardo va temuto perfino da un gruppo capace di imporre i propri interessi all'insieme della società.
Questo schema fornisce una potente teoria dei sentimenti e dei giudizi di valore collettivi. Non ha suscitato una sufficiente attenzione per il semplice motivo che le scienze sociali tendono a concentrarsi esclusivamente su altri due modelli. Il primo insiste sui "pregiudizi" socio-culturali che influenzano gli apprezzamenti dell'"attore parziale" e trascurano lo "spettatore imparziale" pur presente anch'egli nel soggetto sociale. E nemmeno il secondo modello, detto dell'"utilità attesa" ("rational choice model"), riconosce il ruolo dello "spettatore imparziale" poiché parte dal principio che condotte, atteggiamenti, sentimenti e valutazioni dell'attore sociale gli vengono dettati dai suoi interessi così come li intende. In realtà in certi casi è possibile determinare se i risultati di un'indagine di opinione possono essere considerati come dovuti a una maggioranza in posizione di spettatore imparziale oppure di attore parziale.
Si osservano oggi numerosi esempi di "razionalizzazione diffusa" della vita politica indotta dallo "spettatore imparziale": egli è, in ultima istanza, responsabile delle dimissioni della Commissione europea avvenuta nel 1999, della messa in discussione delle pratiche del Comitato Internazionale Olimpico, o della laboriosa eliminazione degli aspetti oligarchici della democrazia francese. Domani, sarà responsabile del fatto che il sindacato dei trasporti immaginerà forse modalità di azione collettiva più accettabili degli scioperi, sull'esempio degli elettricisti che hanno definitivamente rinunciato a togliere la corrente quale mezzo di protesta. E forse si diffonderà addirittura nella classe politica l'idea che la popolarità e la legittimità dell'uomo pubblico gli vengano innanzitutto dall'attenzione che presta allo "spettatore imparziale", ben più che dalla sua "immagine" foggiata dai consulenti di comunicazione, o dagli sforzi che fa per soddisfare gli interessi di tal o tal altra "categoria" o "comunità".
I micro-meccanismi che per vie diverse la sociologia moderna, nelle sue tendenze proficue, discerne sotto i dati delle indagini consentono anche di intravvedere una teoria delle opinioni la quale, pur evitando l'eclettismo, potrà superare finalmente sia il modello di ispirazione meccanica, pigro e carico di "pre-nozioni" che consiste nello spiegare ogni correlazione tra opinione e dato sociobiografico con una "forza" occulta, e il modello di ispirazione economica, immesso sul mercato da marxisti, nietzsciani e fautori del modello dell'"utilità attesa", il quale esige che le opinioni del soggetto sociale gli siano dettate da interessi individuali e/o collettivi. Dal punto di vista della teoria politica, però, importa che, secondo la natura delle domande poste in una data consultazione reale o simolata, le risposte dei consultati possono essere tendenzialmente e prevalentemente quelle di "attori parziali", come quando si chiede ai francesi se si curano della diminuzione delle tasse, se approvano la legge sulle trentacinque ore, oppure se sono risposte di "spettatori imparziali", come quelle dei soggetti interpellati per sapere se provano maggior simpatia per Antigone o per Creonte, o a proposito del processo del sangue contaminato con HIV. Nel primo caso, Vox populi, vox Dei, nel secondo, Vox populi, vox diaboli.
(Traduzione di Sylvie Coyaud)
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Sociologia