RASSEGNA STAMPA

2 OTTOBRE 1999
GIANCARLO RICCI
Scheler, solo l'emozione può portarci verso lo spirito
Idoli e illusioni dell'interiorità secondo il "Nietzsche cattolico"
Fu uno dei padri della moderna fenomenologia, ma cercò di superare il dissidio tra soggetto e realtà
Max Scheler, "Il valore della vita emotiva", Guerini. Pagine 178. Lire 30.000
Nella stagione inaugurale della fenomenologia, tra il primo e il secondo decennio del secolo, Max Scheler (1874-1928) può considerarsi il pensatore che più ha rappresentato, nell'ambito del nuovo movimento filosofico, "la concretizzazione del pensiero e il rilancio dell'autonomia della filosofia e della sua vocazione alla ricerca della verità". Fine indagatore dei labirinti, dei mascheramenti e dei sotterfugi della psiche umana, la sua presenza nel pensiero contemporaneo è rilevante, anche se in forma frammentata e dispersa in una molteplicità di discorsi. Negli anni in cui era impegnato alla stesura della sua ricerca sull'etica (Il formalismo nell'etica e l'etica materiale dei valori), Scheler progettava un lavoro riguardo alla vita emotiva intesa come forma eminente di esperienza e di sensibilità morale. "La sua avidità per ogni sorta di realtà - osserva acutamente Laura Boella nel saggio introduttivo - l'intuizione polimorfa del reale che lo avvicina a Bergson, l'inclinazione per le ombre e le oscurità della vita vissuta, per gli arcani e i fantasmi su cui è possibile gettare solo un sottile fascio di luce, contrastano nettamente con il pathos della trasparenza della filosofia husserliana". "Ce n'è abbastanza - conclude Boella - per capire l'affermazione di Husserl che vedeva in Scheler il suo antipode." I saggi Gli idoli della conoscenza di sé (1912) e Riabilitare la virtù, raccolti in questo libro con il titolo Il valore della vita emotiva, sono un documento altamente significativo del suo impegno teorico nel campo dello "psichico", della psicologia e del mondo interiore dell'uomo moderno. Oltre a dimostrare una notevole padronanza nell'indagine psicologica, è un acuto lettore dei passi che Freud, suo contemporaneo, stava compiendo. Certamente egli è il maggiore esponente della prima generazione di fenomenologi attivi a Monaco e a Gottinga, tra i quali Geiger, Pfänder, von Hildebrand, Reinach, Edith Stein, che costituiscono quello che è stato chiamato "il continente sommerso" di una psicologia fenomenologica troppo presto dispersa e dimenticata. L'introduzione di Boella a questa prima edizione italiana dei due saggi tratteggia Scheler come un pensatore che con il suo fervore intellettuale può considerarsi, prima dell'avvento di Heidegger, il numero due della fenomenologia. Schiacciato, cronologicamente, tra Husserl e Heidegger, egli ha avuto il destino di chi ha genialmente anticipato alcuni sviluppi della fenomenologia e della filosofia dell'esistenza, anche se in forma incompiuta e rapsodica. "Con molta più intensità e vulnerabilità di Husserl - osserva Boella - Scheler fu toccato dalle correnti spirituali che laceravano il presente: dalla rinascita del pensiero cattolico intorno alla guerra mondiale (fu chiamato il "Nietzsche cattolico") alla filosofia della vita (Dilthey, Bergson, Simmel), all'agostinismo, al platonismo, alla psicoanalisi freudiana, alla teoria marxista della storia". Il percorso di Scheler, così come si sviluppa nel primo saggio, procede nel gesto di estendere all'indagine della percezione interna di disvelamento baconiano degli idoli della percezione esterna. "Il problema è la tradizione idealistica e soggettivistica che, in particolare nella tradizione borghese-protestante, ha prodotto un effetto nichilistico e relativistico, ha offuscato cioé la relazione con ciò che sta fuori dell'io: Dio, natura, cultura oggettiva, realtà "assolute" perché si danno da sè e non sono prodotte, ordinate dal soggetto?" Scheler, con la sua pressoché negazione dell'io, inteso come mera unità funzionale dei vissuti psichici, abolisce il confine tra immanenza e trascendenza disegnato da Husserl, per spostarlo sul terreno della questione della realtà intesa come orizzonte anteriore alla distinzione di soggetto e oggetto. In altri termini il suo modello è la vita emotiva come tramite con il mondo dei valori e dello spirito. Significativa a tal proposito la tesi che sorregge il suo saggio Riabilitare la virtù: "Le virtù sono tanto espressamente odiose al nostro tempo, tanto separate dall'uomo, che nella nostra epoca, incentrata sul lavoro e sul successo, è sufficiente parlare di "abilità"". Di sicuro il tema costante della tensione etica costituisce il filo conduttore della sua ricerca. Dopo aver enunciato il compito di indagare "con profondità ed esattezza" le ragioni e i motivi di ogni possibile direzione di illusione rispetto a Dio e alle cose esterne a se stessi, egli afferma: "Oggi il sistema di isolamento dell'uomo dalle cose, che si è impadronito più profondamente e più fortemente di lui, è quello che sta tra l'uomo e la sua anima.
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