Un vitello finito agli arresti| Le disavventure di un clonato |
| Il Simposio intitolato a Lazzaro Spallanzani, pioniere degli
studi sulla riproduzione, è coinciso con un momento di
tensione tra bioingegneri e ministero della Sanità, culminato
nel sequestro di "Galileo". La clonazione del vitello è
avvenuta, è vero, quando vigeva il divieto, ma non si può
non sorridere all'idea dei carabinieri che mettono agli arresti
domiciliari, cioè chiuso nella sua stalla, l'animale
illecitamente prodotto. Tanto più che l'editto di divieto (ora
rimosso) autorizzava, non senza incongruenza, la clonazione
di animali transgenizzati produttori di farmaci e di animali in
via di estinzione (che come tali hanno per unica destinazione
lo zoo e che comunque non conviene riprodurre per
clonazione, che riesce in un numero modestissimo di casi).
Due applicazioni marginali, quelle ammesse, a fronte delle
quali c'era e c'è il grande potenziale della tecnica di
clonazione, che consente lo studio del differenziamento
cellulare, dei meccanismi dello sviluppo, della crescita
neoplastica. Prima che alla fiera di Cremona per "Galileo", i
carabinieri dei Nas erano comparsi nei laboratori del
professor Redi a Pavia per interrogare i ricercatori rei di
aver partecipato alla clonazione di "Cumulina". Essendo
però l'illecito avvenuto alle Hawaii, la topina ha evitato la
detenzione. Ora nei guai, oltre a "Galileo", c'è il "padre" del
bovino clonato, cioè il dottor Galli, autore di un esperimento
che, se i dati verranno confermati, rappresenta un brillante
risultato. "Questo è il modo", commenta amaro il professor
Redi, "in cui in Italia si incentivano le biotecnologie" |