RASSEGNA STAMPA

2 OTTOBRE 1999
GIOVANNI MARIA PACE
IL FUTURO DELLA CLONAZIONE
L'exploit della banda del topo
Nell'anfiteatro dove un secolo fa Camillo Golgi tenne le sue lezioni sul cervello, Ryuzo Yanagimachi ("Yana" per i colleghi) racconta della topina "Cumulina" e delle sue cento copie, un esperimento che traghetta la biologia della riproduzione nel prossimo secolo così come le scoperte di Golgi catapultarono le neuroscienze nel Novecento.
L'esperimento, condotto con il pavese Maurizio Zuccotti e altri ricercatori, ha meritato la copertina di Nature.
Ecco di che cosa si tratta. "Cumulina", il primo clone, è stato ottenuto nel '97 all'Università delle Hawaii, dove Yana lavora, con la tecnica già usata per "Dolly" la pecora. Ma con una variante: l'uso quale matrice di cellule cumulo, le cellule follicolari che nell'ovaio circondano gli ovociti (da qui il nome della topina nata a Honolulu). A partire da "Cumulina" sono stati da allora prodotti oltre cento topi, alcuni dei quali sono cloni di cloni, fino alla quinta generazione. L'esperimento, oltre che mostrare il grande potenziale della clonazione nei mammiferi, voleva verificare l'effettiva durata della vita dei cloni, dopo i dubbi sorti intorno a "Dolly", "nata vecchia" e quindi destinata, secondo alcuni, a vita breve. Ora, di "Cumulina", Yana festeggerà il secondo compleanno tornando in ottobre a Honolulu: due anni sui tre che in genere sono concessi da madre natura ai topi di laboratorio, come dire una bella età e una smentita ai dubbiosi. Altro scopo era capire perché le tecniche di clonazione sono ancora così poco affidabili, la loro resa non superando il tre, quattro per cento. Una efficienza tanto bassa da richiedere un salto di qualità. Sarà il professor Yanagimachi a compierlo? Settantun anni portati con freschezza orientale, estroverso nonostante il carattere difficile che gli viene attribuito, Yana è un ingegnere civile che ha abbandonato la progettazione dei ponti per la sua vera passione, la zoologia. Avrebbe voluto praticarla come ittiologo, ma non trovando lavoro nell'acquacoltura è passato dallo studio della fertilità nei pesci a quello della fecondazione nei mammiferi, e dal Giappone agli Stati Uniti. Allora, cioè negli anni Sessanta, indagare i meccanismi della riproduzione umana significava violare un tabù, praticare una scienza scabrosa, di cui si occupavano nel mondo due o tre ricercatori in tutto. Oggi sono un esercito, ma Yana ha avuto l'orgoglio di presentare al Simposio - organizzato nel centenario di Spallanzani da Carlo Alberto Redi con il sostegno della Fondazione Sigma-Tau - una prima assoluta: il suo "vetrino" dell'ovocita di criceto fecondato da sperma umano, risalente al 1963.
L'ibrido in provetta non ha prodotto il mostro ma è diventato un test universalmente usato per verificare la qualità dello sperma nella cura dell'infertilità e per prevenire malattie ereditarie.
Professor Yana, la notorietà procuratale da "Cumulina" ha avuto dei riflessi sul suo lavoro?
"Molti mi telefonano chiedendomi di clonare il gatto di casa o il cane moribondo. Personalmente non do seguito a queste richieste, che però rivelano l'esistenza di un promettente mercato della replicazione".
Negli Stati Uniti è legale clonare animali? Glielo chiedo perché nei giorni scorsi la ministra Bindi, con sprezzo del ridicolo, ha mandato i carabinieri ad "arrestare" un vitello prodotto con tale tecnica.
"Davvero! Allora bisognerebbe vietare anche la nascita dei gemelli identici, che in fondo sono cloni. Comunque, e per rispondere alla domanda, in America è lecito clonare animali, anche se alcune confessioni religiose si oppongono.
Ho chiesto a un cattolico osservante: se è vero, come dicono le Scritture, che la donna è nata da una costola di Adamo, non fu forse questo un primordiale atto di clonazione? La risposta è stata: sì, lo fu, ma solo Dio può clonare, gli uomini no".
Voi biologi molecolari siete accusati di volervi sostituire al Creatore.
"Noi ci limitiamo a fare ciò che la natura già fa e a utilizzare leggi che in natura già esistono. Questo fa la scienza da quando è nata e nessuno ha avuto finora da eccepire. Il fatto per esempio che ci siamo messi a volare (negli aeroplani) non è percepito come una violazione della natura benché il nostro corpo non sia fisiologicamente predisposto al volo".
Spallanzani diceva: più studio la natura, più mi accorgo che la natura può fare qualsiasi cosa. Dopodiché cominciò le sue esperienze di fecondazione in vitro nel cane.
"Le tecniche hanno tutte due facce, una buona e una cattiva.
Dipende da come le guardi e da come le usi. Se oggi venisse inventato il coltello, ci sarebbe una insurrezione da parte di coloro che vedono la lama solo come arma per uccidere. D'altra parte, attenendoci strettamente alla natura, avremmo non pochi svantaggi. Un esempio: senza quell'artefatto umano che chiamiamo medicina molti morirebbero, io stesso non sarei qui a parlarle perché mia madre ebbe durante il parto grossi problemi che solo la medicina le fece superare. Quanto alle mie ricerche, lo studio delle cellule germinali riguarda, tutto sommato, la continuazione della specie".
Esperimenti di laboratorio a parte, lei è favorevole o contrario alla clonazione?
"Alla clonazione umana sono contrario per una ragione uguale e contraria a quella che dicevo: la natura non ama ripetersi, non produce mai esseri identici e quindi costruire replicanti è contro natura. Sono anche contrario alla clonazione degli animali o delle piante come sistema di allevamento: può sembrare un modo efficiente di moltiplicazione ma poi, se qualcosa va storto - un'infezione, un'epidemia - l'omogeneità genetica porta al disastro.
Ammetto però la clonazione animale in casi speciali, quando si tratta di esemplari di speciale pregio, da cui si desidera una discendenza il più possibile fedele all'originale".
Oggi usa fecondare schiere di bovine col seme di un unico stallone. Questa pratica non è altrettanto nemica della biodiversità?
"Lo è, e infatti gli animali generati in questo modo sopravvivono perché si trovano in un ambiente protetto, governato dall'uomo allevatore. Conservare la biodiversità sarà uno dei grandi temi del prossimo secolo".
Come per gli animali, lei ammette la clonazione degli umani in casi speciali, quando la riproduzione asessuata eviterebbe la nascita, poniamo, di un emofilico?
"No. In futuro potrebbero presentarsi situazioni tali da farmi cambiare idea, ma ora come ora non collaborerei a una impresa del genere. Del resto, più che alla clonazione di animali interi sono interessato a quella delle cellule, in vista della produzione di tessuti e organi".
Sta pensando di far crescere in laboratorio organi da trapiantare nell'uomo?
"Sì, e senza rischio di rigetto. Ma la meta è lontana. Per il momento dobbiamo occuparci delle cellule, del processo di differenziazione, di come convertire per esempio cellule della pelle in cellule germinali".
Sono in corso molti tentativi di far differenziare cellule staminali, cioè immature e totipotenti, in tessuti di varia natura. Che cosa distingue questo modo di produzione dei "pezzi di ricambio" da quello da lei seguito?
"Si tratta di due strategie diverse e io credo che la mia abbia una portata maggiore. Quando trasferisci il nucleo di cellule somatiche, per esempio di fibroblasti o delle già ricordate cellule dell'ovaio, in un ovocita, l'ovocita è in grado di far ripartire il meccanismo di differenziazione cellulare ovvero di avviare un processo di clonazione in cui ogni tipo di cellula ha la capacità di svilupparsi in altri tipi di cellula. In altre parole, se ti occorrono cellule di fegato o di rene non è necessario partire dalle cellule staminali di questi o di altri organi ma puoi partire da una qualsiasi cellula del corpo. La clonazione è il modo più semplice per ottenere la de-differenziazione, cioè il ritorno dallo stadio adulto a quello primitivo, e la ri-differenziazione, cioè la ripetizione all'inverso del processo cellulare, verso lo stadio adulto".
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