RASSEGNA STAMPA

1 OTTOBRE 1999
editoriale
Regge: eppure il nucleare serve
"Per ora è la sola via per fermare l'effetto serra"
FISICO teorico di fama internazionale, Premio Einstein, ex parlamentare europeo, Tullio Regge a Strasburgo ha partecipato per quattro anni ai lavori della Commissione energia, ricerca e tecnologia ed è autore di vari libri divulgativi sul problema energetico.
Professor Regge, dobbiamo avere paura?
"Certamente non in Italia. Ma in Giappone il pericolo è serio. Esiste una scala di gravità degli incidenti nucleari. Il grado 7 è il più grave, ed è quanto è successo a Cernobil. L'incidente avvenuto in Giappone, per quanto se ne sa, potrebbe essere classificato di grado 4, corrispondente al rilascio di materiale radioattivo all'esterno dell'impianto".
Come può essere avvenuto l'incidente?
"Sulla base di quanto i giapponesi hanno detto si può solo fare qualche ipotesi.
Lo scenario è quello di una fabbrica che produce combustibile nucleare. Il combustibile nucleare deve contenere una percentuale più alta di uranio 235, e quindi occorre separare l'uranio fertile, il 235, da quello non fertile, l'isotopo 238. Per giungere alla separazione si trasforma il minerale di base in esafluoruro di uranio, che è un liquido altamente corrosivo e irritante. L'esafluoruro di uranio viene tenuto con ogni precauzione in bidoni ermetici, ciascuno a distanza di sicurezza dagli altri bidoni e con intercapedini in grado di assorbire i neutroni che sfuggono e potrebbero innescare reazioni a catena. Ora, possiamo immaginare che il contenuto di alcuni bidoni si sia versato e abbia prodotto un allagamento. Se c'era dell'acqua, può aver funzionato da moderatore, rendendo più efficienti i neutroni. Si è così creato, in pratica, un reattore lievemente critico, che ha sviluppato molto calore, portando alla dispersione di materiale radioattivo".
Che conseguenze avrà un incidente così serio?
"I giapponesi parlano di una radioattività, nei dintorni dell'incidente, pari a 20.000 volte la radioattività naturale. Bisognerebbe sapere che cosa vogliono dire con la parola dintorni. Comunque è un livello molto pericoloso, già sufficiente, se si è esposti per un giorno, a causare un numero di tumori statisticamente rilevabile. Bisogna parlare in termini probabilistici perché la radioattività non è come una pallottola, che dove colpisce fa comunque danno.
Facendo un po' di calcoli, in una ventina di giorni si potrebbe arrivare a una dose mortale".
Il Giappone ricava dal nucleare il 30 per cento della sua energia. Quali conseguenze politiche avrà l'incidente?
"L'incidente non è avvenuto in una centrale nucleare. Non ha nulla a che vedere, per esempio, con Cernobil. Ma dal punto di vista psicologico non fa differenza. Senza dubbio gli antinucleari avranno una freccia in più al loro arco.
E questo non vale solo per il Giappone ma per tutto il mondo. Per esempio mi aspetto che quel che è successo dia una spinta decisiva alla Germania verso l'uscita dal nucleare".
I russi hanno cercato di nascondere l'incidente di Cernobil. Dei giapponesi possiamo fidarci?
"Credo di sì, tanto più che hanno chiesto aiuto agli americani, e gli americani vorranno una trasparenza assoluta. Certo all'inizio può succedere che neppure chi è sul posto capisca la gravità di un incidente. Quando ci fu il terremoto in Friuli, lì per lì ci sentimmo dire che c'erano state solo due vittime in una caserma..."
Abbiamo a due passi le centrali francesi: dobbiamo aver paura?
"I francesi hanno dimostrato di saper fare centrali molto sicure e di gestirle bene. Non mi sembra che ci siano motivi di preoccupazione. La stessa centrale sperimentale autofertilizzante di Superphénix, tanto deprecata, ha avuto tre incidenti, ma tutti esterni al reattore: una volta è crollata una parte del tetto, poi si è incrinato un serbatoio di sodio, infine il guasto di una valvola ha fatto ossidare il sodio di raffreddamento. Ma non c'è mai stato un pericolo reale. "
Ma il mondo ha davvero bisogno del nucleare?
"Se non si trova qualche modo per evitare l'effetto serra connesso ai combustibili fossili, del nucleare avremo bisogno. Magari di un altro nucleare, più sicuro, progettato in modo diverso rispetto ai reattori attuali. Se oggi in Europa chiudessimo di colpo tutte le centrali nucleari causeremmo una crisi economica gravissima".
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