| Globalizzazione, sfida per la democrazia | LA globalizzazione è diventata oggetto dei più intensi dibattiti. Ma, come tutti i
fenomeni nuovi suscita grandi interrogativi circa il suo significato e le sue
implicazioni. Prima ancora di poterlo adeguatamente analizzare, avvertiamo che
essa rappresenta un mutamento epocale, una svolta che sta cambiando nel
profondo gli assetti negli Stati, tra gli Stati, tra il Nord e il Sud del mondo. Gli
effetti della globalizzazione sul piano economico e sociale sono quelli sui quali
l'attenzione maggiormente si è soffermata e si sofferma. Sennonché altrettanto
decisivi sono gli sviluppi che essa è destinata ad avere sulla politica e sulle
istituzioni interne agli stati internazionali. Un contributo importante alla riflessione
su questi aspetti viene da un noto studioso della politica, David Held, di cui
l'editore triestino Asterios pubblica il saggio Democrazia e ordine globale,
Dallo stato moderno al governo cosmopolitico, con una prefazione di
Danilo Zolo. Il libro colloca i nodi posti dalla globalizzazione in un contesto di lungo
periodo e combina l'analisi teorica che attiene alla democrazia, alla sovranità,
all'ordine, al diritto e alla sicurezza internazionali, all'identità nazionale, ai
processi decisionali, al cosmopolitismo e all'economia, con la ricostruzione
dell'evoluzione dello Stato moderno, del sistema degli Stati e degli organismi
internazionali. Al tempo stesso però l'autore avanza le sue proposte tese a
sostenere le ragioni che rendono auspicabile la causa di una nuova "democrazia
cosmopolitica". Held esprime la convinzione, ormai ben suffragata dai fatti, che
gli Stati nazionali stiano conoscendo una crisi crescente del loro ruolo
tradizionale, ma che l'altra parte non sia certo ipotizzabile il venir meno della
loro funzione, destinata a esprimersi come articolazione pluralistica di un nuovo
ordine mondiale. E' in atto - egli afferma - "una drammatica sfida". Sono
"logorate le maggiori tradizioni del pensiero democratico"; l'economia
mondiale pone "problemi che trascendono le possibilità di controllo delle
singole comunità politiche"; le tensioni in tante parti del mondo provocano "una
proliferazione di tecnologie militari e di armamenti" che minacciano la comune
sicurezza; questioni pressanti come quella del degrado ambientale impongono
una concertazione che supera le barriere nazionali. Per dare soluzioni che si
presentino al tempo stesso efficaci e basate sulla razionalità e sul consenso,
occorre mettere al centro il rinnovamento radicale della democrazia, che "deve
essere riplasmata e rafforzata, sia entro i confini preesistenti, che oltre tali
confini, e porsi il compito di pervenire, al limite, ad un governo cosmopolitico".
Nell'auspicare e nel tratteggiare il volto della "democrazia cosmopolitica" che il
presente suggerisce al futuro, Held si muove nella grande orma aperta da Kant,
il quale, nel suo celebre saggio del 1795, Per la pace perpetua, aveva
sostenuto che un ordine internazionale che fosse tale nella sostanza e non solo
nel nome presupponeva la costituzione di una unione di Stati liberi in grado di
far prevalere le regole e i valori della libertà all'interno e all'esterno e di attrarre
un numero sempre maggiore di Stati. Quello che Held ha tracciato è un ideale
regolativo, destinato a scontrarsi nella sua realizzazione con tutti gli ostacoli che
il vortice del diffuso disordine oppone al bisogno tanto urgente di un superiore
livello di convivenza civile nel mondo. |