RASSEGNA STAMPA

27 SETTEMBRE 1999
MASSIMO L. SALVADORI
Globalizzazione, sfida per la democrazia
LA globalizzazione è diventata oggetto dei più intensi dibattiti. Ma, come tutti i fenomeni nuovi suscita grandi interrogativi circa il suo significato e le sue implicazioni. Prima ancora di poterlo adeguatamente analizzare, avvertiamo che essa rappresenta un mutamento epocale, una svolta che sta cambiando nel profondo gli assetti negli Stati, tra gli Stati, tra il Nord e il Sud del mondo. Gli effetti della globalizzazione sul piano economico e sociale sono quelli sui quali l'attenzione maggiormente si è soffermata e si sofferma. Sennonché altrettanto decisivi sono gli sviluppi che essa è destinata ad avere sulla politica e sulle istituzioni interne agli stati internazionali. Un contributo importante alla riflessione su questi aspetti viene da un noto studioso della politica, David Held, di cui l'editore triestino Asterios pubblica il saggio Democrazia e ordine globale, Dallo stato moderno al governo cosmopolitico, con una prefazione di Danilo Zolo. Il libro colloca i nodi posti dalla globalizzazione in un contesto di lungo periodo e combina l'analisi teorica che attiene alla democrazia, alla sovranità, all'ordine, al diritto e alla sicurezza internazionali, all'identità nazionale, ai processi decisionali, al cosmopolitismo e all'economia, con la ricostruzione dell'evoluzione dello Stato moderno, del sistema degli Stati e degli organismi internazionali. Al tempo stesso però l'autore avanza le sue proposte tese a sostenere le ragioni che rendono auspicabile la causa di una nuova "democrazia cosmopolitica". Held esprime la convinzione, ormai ben suffragata dai fatti, che gli Stati nazionali stiano conoscendo una crisi crescente del loro ruolo tradizionale, ma che l'altra parte non sia certo ipotizzabile il venir meno della loro funzione, destinata a esprimersi come articolazione pluralistica di un nuovo ordine mondiale. E' in atto - egli afferma - "una drammatica sfida". Sono "logorate le maggiori tradizioni del pensiero democratico"; l'economia mondiale pone "problemi che trascendono le possibilità di controllo delle singole comunità politiche"; le tensioni in tante parti del mondo provocano "una proliferazione di tecnologie militari e di armamenti" che minacciano la comune sicurezza; questioni pressanti come quella del degrado ambientale impongono una concertazione che supera le barriere nazionali. Per dare soluzioni che si presentino al tempo stesso efficaci e basate sulla razionalità e sul consenso, occorre mettere al centro il rinnovamento radicale della democrazia, che "deve essere riplasmata e rafforzata, sia entro i confini preesistenti, che oltre tali confini, e porsi il compito di pervenire, al limite, ad un governo cosmopolitico".
Nell'auspicare e nel tratteggiare il volto della "democrazia cosmopolitica" che il presente suggerisce al futuro, Held si muove nella grande orma aperta da Kant, il quale, nel suo celebre saggio del 1795, Per la pace perpetua, aveva sostenuto che un ordine internazionale che fosse tale nella sostanza e non solo nel nome presupponeva la costituzione di una unione di Stati liberi in grado di far prevalere le regole e i valori della libertà all'interno e all'esterno e di attrarre un numero sempre maggiore di Stati. Quello che Held ha tracciato è un ideale regolativo, destinato a scontrarsi nella sua realizzazione con tutti gli ostacoli che il vortice del diffuso disordine oppone al bisogno tanto urgente di un superiore livello di convivenza civile nel mondo.
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vedi anche
Filosofia (e) politica