RASSEGNA STAMPA

SETTEMBRE 1999
LUIGI PERISSINOTTO
Un altro Ludwig
"Penso sempre se diventerò mai una persona perbene"
Ludwig Wittgenstein, "Vostro fratello Ludwig. Lettere alla famiglia. 1908-1951", ed. orig. 1996, a cura di Brian F. McGuinness, Maria Concetta Ascher, Otto Pfersmann, trad. dal tedesco di Gabriella Rovagnati, pp. 244, Lit 38.000 Archinto, Milano 1998
LUDWIG WITTGENSTEIN, "Movimenti del pensiero. Diari 1930-1932/ 1936-1937" ed. orig. 1997 a cura di Ilse Sommavilla, ed. italiana a cura di Michele Ranchetti e Francesca Tognina, trad. dal tedesco di Michele Ranchetti, pp. 169, Lit 38.000, Quodlibet, Macerata 1999
Questi due volumi, tradotti abbastanza prontamente in italiano, danno un contributo importante alla comprensione della personalità filosofica di Wittgenstein, e servono a confermare, se ce ne fosse ancora bisogno, come in Wittgenstein lavoro filosofico ed esperienza esistenziale non siano mai andati disgiunti.
Si tratta di due volumi diversi per contenuto e interesse. Il primo raccoglie 178 lettere scambiate tra Ludwig e i suoi familiari, le quali coprono l'intero arco della sua vita, dal 1908 al 1951. Di queste 178 lettere, solo 76 sono di Wittgenstein. Le altre sono a lui indirizzate. Molte sono dovute a Hermine, la sorella maggiore; un numero consistente è costituito da quelle scritte a Ludwig dalla sorella Margarete, che viveva negli Stati Uniti, e risalgono in gran parte agli anni 1936-1945, ossia a quegli anni dell'anteguerra e della guerra durante i quali la corrispondenza tra Gran Bretagna e Austria era difficile e controllata dalla censura. Di particolare rilievo sono le lettere di Hermine del primo dopoguerra, dalle quali appare evidente la consapevolezza dei cambiamenti che la guerra aveva determinato nel fratello. In una lettera del 23 gennaio 1921 (la n. 56), per esempio, Hermine osserva che il suo Ludwig è ormai diventato "un altro Ludwig"; dello stesso tenore è la conclusione di una lettera del 1 marzo del medesimo anno: 'Sono molto contenta di rivederti! Forse sei anche tu ancora un po' di questo mondo, in modo che possa avere qualcosa da te" (lettera 59). Chiarissima traspare da queste lettere anche la tensione etica che, come è ormai da tempo riconosciuto, ha caratterizzato dall'inizio alla fine la vita di Wittgenstein. Basti leggere la lettera a Hermine del 25 giugno 1919 dal campo di prigionia di Cassino: "penso sempre se diventerò mai una persona perbene e a come dovrei fare per diventarlo" (lettera 37). Ma significative sono al riguardo anche alcune lettere degli anni trenta che fanno riferimento a una sorta di "confessione" stilata da Wittgenstein e rivolta ad alcuni amici e familiari (vedi, per esempio, la lettera 101 dell'ottobre 1930 a Hermine; o la lettera 123 del 3 dicembre 1936 di Margarete). Leggendo queste lettere, l'attenzione dello studioso di Wittgenstein sarà anche attirata dai riferimenti ad alcuni personaggi che hanno segnato la formazione di Wittgenstein. Queste lettere confermano, per esempio, l'importanza che Otto Weininger ha avuto per Ludwig, al punto che Hermine può scrivere in una lettera del 18 novembre 1916: "Ho portato con me il tuo Weininger (secondo i curatori il riferimento è a Intorno alle cose ultime, del 1904) e sono molto contenta di questo libro che mi sostituisce un poco te" (lettera 9).
Di certo più significativo è, da un punto di vista filosofico, il secondo volume. Si tratta di un diario redatto a Cambridge agli inizi degli anni trenta e a Skjolden (Norvegia) durante gli anni 1936-37, e che una delle sorelle di Ludwig, Margarete, aveva donato, con altri testi, a Rudolf Koder, amico di Ludwig e suo collega quando era maestro elementare a Puchberg. Come osserva Ranchetti nell'introduzione all'edizione italiana, questo è "l'unico diario tradizionale di Wittgenstein che si sia conservato". Ha poco senso elencare qui i molti e differenti motivi che raccomandano la lettura di queste pagine in cui ci si mostra - come suggerisce giustamente il titolo, peraltro riprendendo un'espressione che compare nel diario - il movimento più profondo del pensiero di Wittgenstein; quel movimento di cui lo stesso Wittgenstein confessa a un certo punto di essere "un po' innamorato" (annotazione del 12 ottobre 1931). Occorre però almeno sottolineare la ricchezza dei riferimenti (tra gli altri: Spengler, Kierkegaard, Nietzsche, Freud, Hamann, San Paolo, Ramsey, Moore) e dei temi che queste pagine diaristiche contengono: dal significato del filosofare e, soprattutto del proprio filosofare ("Se il mio nome sopravviverà sarà solo il terminus ad quem della grande filosofia occidentale. Un po' come il nome di colui che ha bruciato la biblioteca di Alessandria"), alla discussione sulla fede, il cristianesimo, la figura del Cristo e la "soluzione cristiana del problema della vita" (4 febbraio 1931) dal tema della morte, riguardo al quale Wittgenstein si misura con quanto aveva stabilito nel Tractatus logico-pbilosophicus, al rapporto tra pensiero, scrittura e stile. Ma soprattutto questo diario conferma quella straordinaria capacità di inventare immagini e similitudini che costituisce un aspetto non secondario del lavoro filosofico di Wittgenstein del suo fascino.
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