RASSEGNA STAMPA

29 LUGLIO 1999
ANTONIO GNOLI
"La sua utopia era nata sulla spiaggia"
Da "Un uomo a una dimensione" a "Eros e civiltà".
La lettura di Colletti
"Che le devo dire, la prima volta che mi imbattei in Marcuse fu quando in Italia nel 1966 uscì Ragione e rivoluzione, un libro che stroncai per le tesi semplicistiche che venivano sostenute su Hegel. Ma una vera ricezione di questo filosofo da spiaggia si ebbe dopo il Sessantotto, in particolare grazie a due testi che cominciarono a circolare fra gli studenti delle università: L'uomo a una dimensione e Eros e civiltà.
"Ne L'uomo a una dimensione Marcuse sostiene due tesi elementari. La prima è che c'è un pensiero positivo che si adegua ai fatti e che rappresenta una resa al capitalismo. L'altra riguarda invece il pensiero negativo, che Marcuse sposa in pieno, e grazie al quale la realtà è negata per attuare la ragione. "Ancora oggi mi stupisco della fortuna che la Scuola di Francoforte, di cui Marcuse fu per un certo periodo un esponente di rilievo, ebbe qui da noi. Quell'orrido libro che è Dialettica dell'Illuminismo, della coppia Horkheimer-Adorno, deprimente perfino nella struttura aforistica, giacché sembra una goffa imitazione di Nietzsche, fu letto come una rivolta contro la civiltà occidentale. Rivolta che in Marcuse prende la forma del gran rifiuto di adeguarsi alla realtà capitalistica in nome di un progetto.
"Cosa sia questo progetto lo si intuisce dalla lettura di Eros e civiltà, un libro in cui Freud è rovesciato come un calzino. Nel Disagio della civiltà Freud sostiene che la società si costruisce mettendo alle corde il principio del piacere. Solo se prevale il principio di realtà, ragione e civiltà hanno un senso. E' chiaro che quella freudiana è una visione illuministica, anche se sfrondata dall'ottimismo e dall'illusione che esista un progresso della storia.
"In Eros e civiltà Marcuse, senza darlo troppo a vedere, ribalta la posizione di Freud. L'importante per lui è dare spazio al principio di piacere e cita, se non ricordo male, un celebre verso di Baudelaire: "Luxe, calme et volupté". E' alla luce di questo slogan festoso e gioioso che egli oppone il gran rifiuto alla civiltà identificata con il capitalismo.
"Ecco, il Sessantotto, e in particolare quello italiano, si impadronirà di questa visione determinando la fortuna di un professore che insegnava all'università di San Diego, dove come è risaputo ci sono spiagge bellissime. Eros e civiltà, in fondo parla il linguaggio di uno che è sdraiato sulla spiaggia californiana e immagina una società dopolavoristica, senza asprezze né contraddizioni.
"Francamente, a tanti anni di distanza, non so cosa resta di questa esperienza intellettuale che ai miei occhi non vale nulla. In ogni caso, mi ispirerei al principio della pietà: tutto ciò che esiste, deve pur avere una ragione. Lascio agli altri l'onere di cercarla. L'insegnamento di Marcuse, le sue tesi, sono state un'infarinatura filosofica che non ha lasciato tracce profonde. Gli stessi protagonisti dei gruppuscoli che alimentarono la contestazione in Italia, non credo che siano usciti gratificati dalla lettura di questo intellettuale.
"C'è tuttavia un libro che salverei ed è Il marxismo sovietico, un'analisi che mise in primo piano la natura ferocemente burocratica del mondo comunista dell'Est. Ma anche qui, fu il solo colpo che il professore riuscì a sparare. Non mi risulta, infatti, che Marcuse abbia mai storto il naso di fronte alle aberrazioni della rivoluzione culturale cinese".
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vedi anche
I cent'anni di Marcuse