RASSEGNA STAMPA

23 LUGLIO 1999
PAOLO DE CASTRO
BIOTECNOLOGIE ANDIAMO A VEDERE MEGLIO
L'intervento del ministro dell'Ambiente Edo Ronchi sui rischi delle biotecnologie, pubblicato su l'Unità il 21 luglio, mi stimola ad intervenire in un dibattito che vede l 'Agricoltura in prima linea. E forse superfluo ricordare che si tratta di un argomento molto complesso, nelle cui pieghe si scoprono molteplici dimensioni che vanno da quelle delle molecole allo scenario del nostro futuro comune, come recita il Rapporto Brundtland della fine degli anni 90.
L'appello lanciato da Ronchi va considerato in tutte le sue sfaccettature, senza lasciare spazio a chi pensa che i problemi oggi sollevati sulle biotecnologie si risolveranno nel tempo, senza disporre di regole e dì strumenti appropriati di controllo. Anche le considerazioni realistiche sul ruolo delle biotecnologie, sul loro impatto sull'economia mi stimolano ulteriori considerazioni.
Non si tratta di fare gli equilibristi tra chi è a favore e chi è contro la rivoluzione biotecnologica. Al contrario è necessario applicare dei principi che mi consentiranno di saldare sviluppo ed ambiente, economia e sicurezza; punti di se raggiunti, competitivi nel rispetto dei valori ambientali e della salute, senza sacrificare l'etica a mero oggetto di discussione.
Per quanto concerne le scelte del governo forse è bene chiarire che la posizione italiana, è stata assunta in un processo già ampiamente avanzato nell'Ue, dove ci si augura che resteranno ampi (anzi aumenteranno) gli spazi di discussione e di elaborazione di regole per modelli di "biotecnologie responsabili".
L'Europa cerca di rispondere in materia di biotecnologie, assumendo capacità di controllo, su un percorso che Usa e Giappone hanno già fatto in un mercato che non ha confini, in un mondo dove le distanze sono annullate. Il turn-over delle biotecnologie nel 1997, a livello mondiale, raggiungeva già 250.000 miliardi. Fino ad ora l'Europa, ed ancor più l'Italia, ha sostanzialmente subito le biotecnologie. Dunque non stiamo delineando il possibile futuro. In realtà altri hanno già scelto.
La nostra posizione è soltanto quella di decidere se subire per intero, rischi compresi, o attrezzarci per avere un ruolo valutando vantaggi e svantaggi e usando gli strumenti della concertazione e della società dell'informazione. Posizione presa sia affinché tutti siano consapevoli e parte attiva nell'uso e nello sviluppo delle biotecnologie, sia affinché processi e prodotti non siano scatole nere né per in consumatori né per la politica cui spetta il compito di governare crescita economica intesa come difesa dei beni comuni e come difesa della salute umana.
In sintesi le biotecnologie vanno governate, sbaglierebbe chi pensasse che si tratta di un problema tecnologico e di innovazione.
L'agricoltura sarà sempre più condizionata dallo sviluppo delle biotecnologie. Le implicazioni economiche, ecologiche, giuridiche e sociali tenderanno a caratterizzare sempre più il sistema di cui ora rappresentano una componente emergente.
Come sostiene Ronchi, dovremo fronteggiare cambiamenti ed anche rischi che non possono essere lasciati a dinamiche non regolate. Comunque per regolare bisogna conoscere ed essere presenti nel contesto delle economie che usano le biotecnologie. Significa avere un sistema di ricerca di base ed applicata capace di produrre e controllare biotecnologie. Come creare un sistema di sicurezza, prima di brevettare, senza conoscenza e capacità di controllo? Dal mio punto di vista, lo sforzo per lo sviluppo deve essere bilanciato con la crescita della capacità di controllo. I benefici attesi dalle biotecnologie, cui non possiamo rinunciare, non debbono trovarci impreparati ai rischi collegati ad innovazioni che vanno ad interferire con i complessi ed integrati meccanismi della vita.
I consumatori dovranno essere correttamente informati sull'origine dei prodotti che direttamente o indirettamente consumiamo. L'etichettatura con informazioni relative alla presenza di organismi geneticamente modificati, come parte essenziale o componente del prodotto stesso, deve stimolare la libera scelta dei consumatori in modo tale che mercato e società svolgano il loro ruolo in regime di completa trasparenza. L'impegno per la nostra agricoltura è quello di garantire nuove opportunità competitive ad un mercato maturo, agendo sulla qualità da promuovere e da far conoscere. Se le biotecnologie andranno nella direzione di migliorare la qualità totale, in presenza di valide precauzioni, allora potranno assumere un ruolo positivo, accelerando il processo di sviluppo. Nello scenario della qualità e della specificità, le biotecnologie saranno il nuovo attore destinato a crescere. E' evidente per contro che tutte le utilizzazioni rivolte a rievocare logiche inquietanti ricche di rischi, vanno rifiutate e bocciate.
A queste considerazioni va aggiunto che nel caso dell'agricoltura, le Regioni hanno il delicato compito ai sensi del d.lgs 143/97 di regolare l'immissione di organismi vegetali e animali geneticamente modificati. Pertanto bisogna accelerare la messa a punto di strumenti che consentano alle Regioni la capacità di controllo, evitando duplicazioni e disponendo di una capacità operativa, ad altissimo livello, che non si abbia però a trasformare in un ulteriore peso a compressione delle imprese.
Vedo le biotecnologie insomma come una sfida. di nuova generazione da cui non possiamo "chiamarci fuori", ma che, non dobbiamo accettare senza spirito critico e con decisioni prese da pochi (che comunque peseranno su tutti), come appunto è stato già fatto a livello globale.
Pertanto ritengo che proprio la domanda di governo che le biotecnologie richiedono deve trovare risposta agli interrogativi che Ronchi pone, coinvolgendo produttori e consumatori in questo sforzo imponente.
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