| BIOTECNOLOGIE, ATTENTI AI RISCHI | Vorrei. raccogliere l'invito di Roberto Barzanti che, in un intervento su "l'unità" del 19 luglio, in modo argomentato e serio, richiama la necessità di un "corpus di regole e orientamenti comuni su scala europea" in materia biotecnologica. Con una precisazione preliminare: nella proposta elaborata dal governo non c'è affatto, come scrive Barzanti, "il no, ovviamente, alla brevettabilità di elementi del corpo umano". Su questo punto invece c'è un sostanziale sì. Ma non è su un singolo aspetto di questa complessa vicenda che vorrei raccogliere l'invito di Barzanti al confronto; il corpus di regole e orientamenti europei che siamo chiamati a definire richiede una riflessione adeguata e di fondo.
Non fra un secolo, ma già a partire dai prossimi decenni noi e i nostri figli potremmo trovarci a vivere in un mondo profondamente diverso.
Migliaia di nuovi microrganismi, batteri e virus, di piante e di animali creati o modificati artificialmente in laboratorio, con le tecniche combinate dell'ingegneria genetica e dell'informatica, potrebbero essere immessi nella biosfera, per i vantaggi economici e commerciali che assicurano.
Queste innovazioni potrebbero sconvolgere gli equilibri ecologici della natura, come nessuna delle precedenti rivoluzioni economiche e industriali, alimentando un inquinamento genetico incontrollato e incontrollabile.
La creazione artificiale di animali transgenici potrebbe segnare la comparsa di nuovi competitori in grado di sconvolgere le catene alimentari, la possibilità dì sopravvivenza di specie naturali, con una drastica riduzione della biodiversità. L'agricoltura, e quindi la nostra alimentazione potrebbero essere radicalmente cambiati. Una grande quantità di alimenti potrebbe derivare dall'impiego industriale di tecniche di manipolazione genetica, da colture iperproduttive, animali con più carne. Ciò potrebbe comportare rischi non previsti e non controllati per la salute, sconvolgimento sociali ed economici di quello che non so se continuerà a chiamarsi mondo agricolo.
Questa rivoluzione biotecnologica è in grado di modificare la natura stessa della specie umana non solo perché consente di superare le barriere naturali fra le specie (vegetali, animali e umane), ma di progettare e manipolare la stessa specie umana, modificandone le possibilità e modalità di riproduzione: si possono realizzare cloni umani, progettare nell'embrione le caratteristiche dell'ìndividuo. La rivoluzione biotecnologica non comporta solo questi rischi e pericoli, ma anche grandissime potenzialità produttive e sanitarie: può consentire di produrre grandi quantità di cibo e di curare in maniera più efficace numerose malattie. Comporta quindi anche vantaggi con un ingente valore economico e commerciale. La leva, economica e commerciale, è, e sarà sempre di più, un formidabile elemento di diffusione di queste tecnologie.
Riconoscere realisticamente questo dato di fatto non può tuttavia portare ad abbassare le braccia, ma, al contrario, dovrebbe portare in tutte le sedi, internazionali e nazionali, ad una politica rigorosa di prevenzione e controllo, di precauzione, di prudenza e di corretta e completa informazione. Stiamo affrontando la questione più rilevante del prossimo secolo: di questo occorre essere consapevoli. Una questione che va governata in modo democratico consapevole e responsabile.
Innanzitutto i cittadini devono essere adeguatamente informati: è inaccettabile che vi siano resistenze alla etichettatura dei prodotti transgenici o che i cittadini siano esposti a rischi al buio. 0 ancora peggio che non vi sia un adeguato dibattito ed una corretta e diffusa informazione su scelte così cruciali. Le autorità pubbliche devono garantire che vi siano limiti che non possono essere superati, e che non saranno superati, anche se il loro superamento fosse economicamente vantaggioso. Vi devono essere controlli veri, pubblici, affidabili, di livello tecnico adeguato e pienamente autonomi dai rilevantissimi interessi economici in gioco. Per questi fini la brevettabilità delle invenzioni transgeniche è di importanza cruciale. Il brevetto attribuisce la possibilità di sfruttamento commerciale a chi ne è titolare, traduce la ricerca in vantaggio economico e quindi incentiva, paga e orienta la ricerca stessa. Concesso il brevetto. è difficile impedire e, qualche volta perfino controllare la commercializzazione. Non sì tratta di bloccare la brevettabilità di ogni prodotto transgenico: sarebbe impraticabile. Ma non si tratta nemmeno di consentire di brevettare ogni prodotto transgenico rinviando i controlli al dopo, alla sola commercializzazione. Si tratta invece di stabilire quali invenzioni biotecnologiche non possono e non devono essere brevettate, quali controlli vanno fatti prima della brevettazione e chi li deve fare, sapendo che decisioni simili non possono essere prese contemporaneamente in tutto il mondo e che quindi ogni singolo paese e l'Unione europea devono assumersi le loro responsabilità in tutte le sedi, internazionali e nazionali.
Non deve essere consentito di brevettare invenzioni biotecnologiche di manipolazione della specie umana, che comportano rischi sanitari e ambientali, nel caso in cui tali brevettazioni possano costituire un ostacolo all'affermazione del diritto alla salute o elemento di sfruttamento esclusivo dì patrimoni genetici e naturali che appartengono all'umanità e che sono quindi scoperte e appropriazioni e non invenzioni.
Queste non devono restare affermazioni di principio, aggirabili e private di concreta e incisiva efficacia, ma dovrebbero essere prescrizioni precise e operanti. Richiedono quindi controlli, affidati ad un'Autorità pubblica, tecnicamente attrezzata, fatti prima del rilascio dei brevetti su invenzioni biotecnologiche. |